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AI vs copyright: la battaglia legale che ridefinisce il concetto di autore

18 ore fa
Tempo di lettura: 9 min

Confronto tra opera realizzata da IA e intervento umano

Solo le opere con un apporto creativo umano rilevante sono oggi protette dal diritto d’autore: l’intelligenza artificiale rimane uno strumento, non un autore. La Legge del 23 settembre 2025, n.132 ha consolidato questo principio nell’ordinamento italiano, mentre il Parlamento europeo chiede trasparenza sull’addestramento dei modelli generativi e la SIAE ha già esercitato un diritto di opt-out sul proprio repertorio.

 

In breve:  
  • La tutela del diritto d’autore resta valida solo per opere con apporto creativo umano, poiché l’intelligenza artificiale è considerata solo uno strumento.

  • Le normative italiane ed europee richiedono trasparenza sulle fonti dei dati usati per l’addestramento dei sistemi generativi, con obblighi di documentare e negoziare licenze.

  • La responsabilità e i costi legali aumentano in assenza di prove di origine umana dell’opera o di violazioni delle fonti tutelate.

  • È fondamentale conservare tutte le versioni intermedie di prompt e bozze, e formalizzare chiaramente il ruolo dell’apporto umano nei contratti di licensing.

  • La giurisprudenza futura sarà chiamata a definire meglio cosa costituisce un apporto umano sufficiente, favorendo registri centralizzati e standard di trasparenza condivisi.

 



Indice

 

 

Che cosa è cambiato: le novità normative tra Unione europea e Italia

 

Il 2025 e il 2026 hanno segnato un punto di svolta nella disciplina del diritto d’autore applicata ai sistemi di intelligenza artificiale generativa. In Italia, la Legge del 23 settembre 2025, n.132 ha modificato la legge sul diritto d’autore introducendo il requisito dell’ingegno umano nell’articolo 1 e disciplinando, con il nuovo articolo 70-septies, l’estrazione di testi e dati per l’addestramento dei modelli. La norma è entrata in vigore il 10 ottobre 2025 e riafferma un impianto giuridico antropocentrico: la tutela resta ancorata alla persona fisica che compie una scelta creativa, non al sistema che genera il contenuto.


Che cosa è cambiato: le novità normative tra Unione europea e Italia — overview diagram

A livello europeo, il Parlamento ha adottato il 10 marzo 2026 una risoluzione con 460 voti a favore, 71 contrari e 88 astenuti, che chiede trasparenza sull’uso di opere protette per l’addestramento dei modelli generativi. Il testo raccomanda che fornitori e utilizzatori di GenAI rendano disponibile un elenco dettagliato delle opere impiegate e punta alla creazione di un mercato delle licenze accompagnato da un registro di esclusioni gestito a livello centrale.

 

Le conseguenze pratiche per chi sviluppa o distribuisce modelli generativi si concentrano su alcuni punti:

 

  • Obbligo di documentare le fonti dei dati utilizzati per l’addestramento, con crescente richiesta di trasparenza verso autori e titolari dei diritti.

  • Necessità di negoziare licenze specifiche quando le opere protette non sono liberamente disponibili o sono soggette a opt-out.

  • Esposizione a responsabilità e costi legali in caso di mancata trasparenza o di utilizzo non autorizzato di repertori tutelati.

 

Chi opera nel settore editoriale, culturale o tecnologico deve considerare questo quadro normativo come un punto di riferimento stabile per i prossimi anni. Non come una fase transitoria.

 

Chi è l’autore: ingegno umano, opere co-generate e criteri pratici

 

Il requisito dell’ingegno umano, riaffermato dalla Legge del 23 settembre 2025, n.132, non è quantificato in modo preciso dal legislatore. Le analisi dottrinali, come quella pubblicata sulla Rivista Cammino Diritto, sottolineano che la norma conferma l’antropocentrismo giuridico ma lascia aperte questioni interpretative su quale livello di intervento umano renda tutelabile un’opera co-generata con strumenti di intelligenza artificiale. Il praticante deve quindi costruire argomentazioni qualitative che mostrino scelta creativa, finalità espressiva e determinazione stilistica riconducibile alla persona fisica, poiché non esiste una soglia numerica di riferimento.

 

Nella prassi, valutiamo il peso dell’apporto umano considerando alcuni criteri ricorrenti:

 

  1. Formulazione del prompt: un’istruzione generica pesa meno di una sequenza di prompt articolata e rielaborata più volte.

  2. Interventi di editing: correzioni, tagli e riscritture successive all’output generato rafforzano la tesi dell’apporto creativo umano.

  3. Post-produzione: montaggio, adattamento stilistico e integrazione con altri contenuti originali aumentano la tutelabilità complessiva dell’opera.

  4. Selezione e curatela: la scelta consapevole tra più output generati, motivata da criteri estetici o narrativi, costituisce un elemento di paternità.

 

Un consiglio: conservate ogni bozza intermedia e ogni versione del prompt: in caso di contestazione, la cronologia del processo creativo vale più della dichiarazione finale di paternità.

 

Per preparare una documentazione probatoria solida, conviene adottare pratiche di prompt versioning, conservare i metadata di creazione e archiviare i file intermedi prodotti durante l’editing. Questi elementi, discussi anche in approfondimenti di settore, diventano centrali quando occorre dimostrare, davanti a un giudice o a un ente di deposito, che l’opera finale riflette una scelta espressiva riconducibile a una persona fisica e non alla sola elaborazione automatica. Per chi gestisce contenuti creati con assistenza di IA, trattiamo questi aspetti anche nel nostro approfondimento su IA e diritti d’autore.


Catena di prove per attribuire un’opera

Addestramento dei modelli, licenze e l’opt-out esercitato dalla SIAE

 

Il regime di utilizzo dei contenuti protetti per l’addestramento dei modelli generativi si fonda su due pilastri: la trasparenza richiesta a livello europeo e la gestione diretta dei repertori da parte degli enti di gestione collettiva. La SIAE ha esercitato dal 2024 un diritto di opt-out sull’intero repertorio che tutela, opponendosi all’uso delle opere dei propri autori per l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa. I fornitori che intendono utilizzare queste opere devono negoziare licenze specifiche con la SIAE, che ha pubblicato linee guida e comunicazioni aggiornate il 29 luglio 2026 su come condurre tale negoziazione.

 

A livello europeo, la risoluzione del Parlamento spinge nella stessa direzione. La richiesta di un registro centralizzato delle opere escluse dall’addestramento, collegato a un futuro mercato delle licenze, rappresenta uno dei pochi meccanismi concreti proposti finora per conciliare trasparenza e sviluppo dei modelli. La mancata trasparenza, secondo la stessa risoluzione, può comportare responsabilità e costi legali per fornitori e deployer di sistemi GenAI.

 

I rischi concreti per chi non rispetta questo quadro includono:

 

  • Contenziosi avviati da enti di gestione collettiva o da singoli autori per uso non autorizzato del repertorio.

  • Richieste di risarcimento legate alla violazione degli obblighi di trasparenza sulle fonti di addestramento.

  • Possibile qualificazione come sistemi ad alto rischio per alcuni impieghi, con obblighi aggiuntivi previsti dai documenti preparatori dell’AI Act in materia di qualità dei dataset e responsabilità degli operatori.

 

Per i fornitori di modelli e per i deployer, la due diligence sui dataset non è più un adempimento facoltativo ma una condizione per operare senza esposizione legale significativa.

 

Contenziosi internazionali: cosa insegnano le cause contro le grandi piattaforme

 

Le controversie avviate contro i principali fornitori di modelli generativi offrono indicazioni concrete su come i tribunali valutano l’uso di opere protette nei dataset di addestramento. Le analisi giornalistiche su una delle cause più seguite, relativa all’IA generativa di Meta, descrivono come l’argomento del fair use venga messo alla prova del copyright in presenza di dataset costruiti su larga scala senza licenze esplicite.

 

Da questi procedimenti emergono alcuni elementi ricorrenti:

 

  • Le cause collettive promosse da autori e associazioni di categoria contro grandi fornitori di modelli hanno portato, in diversi casi tra il 2024 e il 2026, ad accordi di risarcimento con impatti economici rilevanti sul mercato editoriale.

  • Gli accordi raggiunti fuori dal processo tendono a includere clausole di licenza futura, aprendo la strada a un mercato strutturato per l’uso di repertori protetti nell’addestramento.

  • Gli elementi che pesano maggiormente in giudizio riguardano la provenienza documentata dei dati, la presenza di meccanismi di opt-out ignorati dal fornitore e la trasparenza (o la sua assenza) sulle fonti utilizzate.

 

Per autori ed editori, questi precedenti confermano che la tracciabilità dei dataset e la gestione contrattuale delle licenze sono oggi variabili decisive, non dettagli accessori. Approfondiamo questi aspetti di responsabilità e governance anche nel nostro articolo sull’intelligenza artificiale nel diritto.

 

Guida pratica: come proteggere e valorizzare opere create con assistenza di IA

 

Chi produce contenuti con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale generativa può ridurre sensibilmente il rischio legale seguendo una procedura ordinata, pensata per dimostrare l’apporto creativo umano in ogni fase del processo.

 

  1. Documentare il processo creativo conservando prompt, bozze intermedie e versioni successive dell’opera, con data e autore di ogni modifica.

  2. Depositare l’opera indicando chiaramente il ruolo dello strumento di IA utilizzato e descrivendo gli interventi umani di selezione, editing e post-produzione.

  3. Verificare la provenienza dei dati impiegati dallo strumento generativo, accertandosi che non violino opt-out esercitati da enti come la SIAE.

  4. Formalizzare clausole contrattuali specifiche nei contratti di licensing e cessione, specificando se e come l’output generato da IA è stato impiegato e chi ne detiene la titolarità.

  5. Condurre un audit periodico sui dataset utilizzati da fornitori terzi, richiedendo garanzie contrattuali sulla conformità alle normative su trasparenza e licenze.

 

Un consiglio: inserite sempre nei contratti di licensing una clausola che distingua l’apporto umano da quello generato automaticamente: in assenza di questa distinzione, la titolarità dei diritti diventa difficile da provare in sede contenziosa.

 

Le clausole contrattuali più efficaci che raccomandiamo includono la dichiarazione esplicita degli strumenti di IA utilizzati, l’attribuzione di responsabilità in caso di contestazione di terzi e la definizione di meccanismi di indennizzo reciproco. La due diligence sui dataset, infine, dovrebbe includere la verifica documentale delle licenze ottenute dal fornitore del modello e la conferma che il repertorio utilizzato non sia soggetto a opt-out non negoziato. Trattiamo questi strumenti operativi anche nella nostra guida all’utilizzo dell’intelligenza artificiale legale.

 

Come affrontiamo in studio il conflitto tra intelligenza artificiale e copyright

 

Affianchiamo autori, editori e aziende tecnologiche nella gestione dei rischi legati all’uso di opere protette nell’addestramento di modelli generativi e nella tutela di contenuti creati con assistenza di intelligenza artificiale. Il nostro approccio combina consulenza in proprietà industriale e intellettuale con un’attenzione specifica alle implicazioni dei sistemi di IA generativa sulla titolarità dei diritti.

 

I servizi che mettiamo a disposizione in questo ambito comprendono:

 

  • Consulenza sulla documentazione dell’apporto creativo umano, utile per depositi e contestazioni relative a opere co-generate con strumenti di IA.

  • Negoziazione di contratti di licensing che regolano l’uso di repertori protetti per finalità di addestramento o distribuzione.

  • Audit sui dataset impiegati da fornitori terzi, volto a verificare la conformità agli obblighi di trasparenza e agli opt-out esercitati da enti di gestione collettiva.

  • Assistenza in fase contenziosa quando la titolarità di un’opera generata con assistenza di IA viene contestata da terzi.

 

Per rendere più efficiente la gestione di questi processi, integriamo nei servizi strumenti dedicati per supportare la tracciabilità dei diritti di proprietà intellettuale in un contesto normativo in rapida evoluzione.

 

Verso dove si muove il concetto di autore nell’era dell’intelligenza artificiale

 

Crediamo che la giurisprudenza, nei prossimi anni, sarà chiamata a precisare con maggiore granularità cosa intendiamo per apporto umano rilevante, probabilmente distinguendo per settore creativo e per grado di automazione dello strumento utilizzato. Un criterio uniforme applicato a musica, letteratura e arti visive rischia di produrre decisioni incoerenti.

 

Riteniamo che registri centralizzati delle opere escluse dall’addestramento, insieme a standard di trasparenza condivisi tra fornitori e titolari dei diritti, possano ridurre l’incertezza attuale più di qualsiasi intervento puramente sanzionatorio. Serve però un dialogo stabile tra autori, piattaforme tecnologiche e istituzioni, perché nessuna delle parti può definire da sola i confini di un diritto che riguarda tutte.

 

— STUDIO

 

Consulenza legale per chi gestisce opere e contenuti generati con l’IA

 

Chi produce, pubblica o distribuisce contenuti realizzati con assistenza di intelligenza artificiale affronta oggi scelte che incidono direttamente sulla titolarità e sul valore commerciale dell’opera. Accompagniamo aziende, autori e professionisti nella gestione di marchi, brevetti, design e copyright legati a questi nuovi processi creativi, con un’attenzione specifica alle implicazioni introdotte dalla normativa su IA e proprietà intellettuale.

 


Studiolegalecoviello

 

Il nostro supporto comprende:

 

  • Consulenza in proprietà industriale ed intellettuale, per valutare la tutelabilità di opere co-generate con strumenti di IA.

  • Registrazione marchi, utile quando il contenuto creativo è collegato a un segno distintivo da proteggere.

  • Redazione e revisione dei contratti, per formalizzare clausole di licensing e cessione relative a output generati con assistenza di IA.

 

Un primo incontro con il nostro studio consente di valutare la situazione specifica, identificare i rischi concreti legati ai dataset o ai contratti in essere e definire i passi necessari per una tutela efficace. Visitate la pagina dei nostri servizi per conoscere come possiamo affiancarvi.

 

Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un avvocato qualificato. Consulta un professionista legale qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.

 

Domande frequenti

 

L’intelligenza artificiale influisce sui diritti d’autore?

 

Sì: la normativa recente, in particolare la Legge del 23 settembre 2025, n.132 in Italia e la risoluzione del Parlamento europeo, ridefinisce i confini della tutela quando l’opera nasce con assistenza di sistemi generativi. L’elemento decisivo resta la presenza di un apporto creativo umano rilevante, mentre l’uso di opere protette per l’addestramento dei modelli è sempre più soggetto a obblighi di trasparenza e licenza.

 

È legale scrivere un libro con l’intelligenza artificiale?

 

Scrivere un libro con assistenza di strumenti di IA è una pratica consentita, ma la protezione del testo come opera d’autore dipende dal livello di apporto creativo umano documentabile, secondo il principio ribadito dalla Legge del 23 settembre 2025, n.132. Un testo generato senza interventi di editing, selezione o rielaborazione stilistica rischia di non ottenere piena tutela come opera dell’ingegno.

 

I risultati dell’elaborazione dell’IA sono protetti dal diritto d’autore?

 

L’output generato automaticamente da un sistema di IA, senza un intervento creativo umano successivo, non è protetto come opera dell’ingegno secondo l’impianto antropocentrico confermato dalla normativa italiana. La tutela si attiva quando l’autore interviene con scelte espressive proprie, documentabili attraverso bozze, prompt e fasi di editing.

 

Gli avvocati possono utilizzare l’intelligenza artificiale?

 

Sì, l’uso di strumenti di IA nella pratica legale è ammesso e sempre più diffuso per attività come ricerca, analisi documentale e gestione di diritti di proprietà intellettuale, come descritto in dettaglio in AI w kancelarii prawnej: wdrożenie i zgodność — SzopaLabs. Resta però necessaria la supervisione professionale, poiché la responsabilità finale su pareri, contratti e strategie legali rimane in capo al professionista.

 

Fonti

 

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