Imprese: come proteggere algoritmi IA e non perdere vantaggi fiscali
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Brevettare algoritmi e intelligenza artificiale è possibile solo in parte: il metodo matematico puro resta escluso dalla tutela brevettuale, mentre il sistema tecnico che lo implementa può ottenere un brevetto valido. Per il codice e i dati di addestramento, il segreto commerciale tutelato dall’art. 98 del Codice della proprietà industriale offre spesso una protezione più solida e immediata. Sul fronte fiscale, il regime impatriati, l’iperammortamento 2026 e la detassazione dei redditi da software ampliano concretamente le opportunità per chi investe in ricerca applicata.
In breve:
La protezione brevettuale di sistemi AI riguarda soprattutto le soluzioni tecniche concrete che producono effetti misurabili, non gli algoritmi astratti o i metodi matematici puri.
Solo gli inventori umani con contributi documentabili possono essere riconosciuti come tali nelle domande di brevetto, soprattutto nei casi di soluzioni autonome generate dall’IA.
Il segreto commerciale è preferibile quando si vuole evitare la pubblicazione tecnica e si punta a difendere algoritmi o dati sensibili per un lungo periodo, anche oltre i vent’anni di un brevetto.
Le opportunità fiscali del 2026, come incentivi impatriati, detassazione dei redditi da software e iperammortamento, richiedono una progettazione congiunta tra tutela IP e pianificazione fiscale.
La scelta tra brevetto, segreto o copyright dipende dalla valutazione del valore commerciale, della facilità di reverse engineering e della durata del vantaggio competitivo.
Indice
Brevettare algoritmi e intelligenza artificiale: quali criteri servono?
Un algoritmo, in sé, non si brevetta. Gli uffici brevetti applicano tre criteri consolidati: novità, attività inventiva e applicazione industriale. Il problema nasce prima, con l’esclusione esplicita dei metodi matematici e dei programmi per elaboratore «in quanto tali» dalla categoria delle invenzioni brevettabili.
La prassi degli uffici europei e nazionali segue però una logica più sottile di quanto sembri: l’esclusione riguarda l’algoritmo astratto, non la soluzione tecnica che lo incorpora. Una rivendicazione che descrive un sistema capace di produrre un effetto tecnico misurabile, integrato in un’architettura hardware o software concreta, può superare l’obiezione e ottenere la protezione.
La differenza pratica si vede nella redazione delle rivendicazioni. Un claim debole si limita a descrivere una formula o un procedimento di calcolo. Un claim solido descrive il problema tecnico risolto, definisce con precisione input, elaborazione e output, e quantifica il miglioramento ottenuto.
Alcuni esempi di effetto tecnico che gli esaminatori tendono a riconoscere come sufficienti:
Riduzione misurabile della latenza di elaborazione in un sistema embedded.
Diminuzione del margine di errore in un processo di classificazione applicato a un impianto industriale.
Risparmio energetico quantificato in un sistema di allocazione delle risorse di calcolo.
Miglioramento della precisione di un sensore IoT integrato con un modello predittivo.
In tutti questi casi non si brevetta l’algoritmo, ma il sistema che lo applica a un problema tecnico concreto, con un risultato verificabile.
Chi è l’inventore quando l’IA genera la soluzione?
La regola di fondo non cambia: solo una persona fisica può essere indicata come inventore in una domanda di brevetto. Il caso più citato in materia, quello del sistema DABUS presentato come autore autonomo di un’invenzione, ha trovato porte chiuse davanti alla maggior parte degli uffici brevetti mondiali, compreso quello europeo: senza un contributo umano identificabile, la domanda non è accoglibile.
Per un team che sviluppa un sistema IA, questo significa lavorare fin da subito sulla documentazione del contributo umano. In pratica servono tre passaggi:
Tracciare le decisioni progettuali chiave prese dai ricercatori (scelta dell’architettura, definizione degli obiettivi di ottimizzazione, selezione dei dati di addestramento).
Conservare log e versioni intermedie che dimostrino l’intervento umano nell’individuare il problema tecnico e nel valutare i risultati del modello.
Redigere la domanda attribuendo l’invenzione ai membri del team che hanno effettivamente orientato lo sviluppo, non al sistema che ha eseguito i calcoli.
Chi si affida solo all’output del modello, senza questa tracciabilità, rischia di trovarsi senza un inventore riconoscibile e senza una domanda difendibile.
Quando conviene il segreto commerciale invece del brevetto?
Il brevetto richiede la pubblicazione integrale della descrizione tecnica. Per un algoritmo che rappresenta il cuore del vantaggio competitivo di un’azienda, questo può essere un prezzo alto da pagare, soprattutto quando il rischio di reverse engineering è basso.
L’art. 98 del Codice della proprietà industriale offre un’alternativa concreta: dati, algoritmi e parametri di addestramento possono essere protetti come segreti commerciali, a condizione che siano effettivamente segreti, abbiano valore economico e siano protetti da misure adeguate. Non basta dichiararli riservati: serve un sistema di governance documentabile.
I vantaggi pratici sono tre:
Nessuna pubblicazione, quindi nessuna divulgazione della logica interna del sistema.
Costi iniziali più bassi rispetto alla procedura brevettuale, che richiede ricerche di anteriorità e assistenza tecnica specializzata.
Durata potenzialmente illimitata, a differenza dei vent’anni massimi del brevetto.
Il limite sta nell’enforcement: se un concorrente ottiene lo stesso risultato in autonomia, non si può bloccare nulla. Il diritto d’autore, per contro, protegge automaticamente il codice sorgente come opera dell’ingegno, ma non impedisce a terzi di scrivere un software funzionalmente equivalente con logica diversa. Per questo, nella pratica, i contratti di sviluppo e gli accordi di riservatezza restano lo strumento più concreto per blindare la collaborazione con fornitori esterni e dipendenti.
Un consiglio: prima di firmare qualsiasi accordo di sviluppo IA con un fornitore esterno, verifica che l’NDA copra esplicitamente dataset, pesi del modello e log di addestramento, non solo il codice sorgente: è lì che si concentra il vero valore da proteggere.
Quali vantaggi fiscali offre l’investimento in IA nel 2026?
Il quadro fiscale italiano sugli asset IA si è mosso più velocemente di quanto molte aziende abbiano notato. La Legge 23 settembre 2025, n. 132 recepisce e interpreta il Regolamento (UE) 2024/1689 introducendo principi specifici su ricerca, sperimentazione e tutela dei diritti legati ai sistemi di intelligenza artificiale. Per le aziende, il primo effetto pratico è la necessità di allineare i propri progetti di R&S a categorie di rischio e requisiti di trasparenza definiti a livello europeo, prima ancora di pensare agli incentivi.
Sul fronte del regime impatriati, la novità è concreta: chi svolge attività di ricerca applicata in ambito IA può ora accedere alla riduzione IRPEF prevista per i rientri dall’estero, a patto di rispettare i requisiti di residenza e la durata minima del periodo all’estero richiesta dalla norma. Non è un’agevolazione automatica: la documentazione sull’attività di ricerca svolta deve essere solida e verificabile.
La detassazione dei redditi da software, spesso indicata come patent box applicato al software, richiede un passaggio che molte aziende sottovalutano: la costruzione di un fascicolo tecnico completo che ricostruisca le attività di sviluppo, insieme alla registrazione presso la SIAE quando applicabile.
Sull’iperammortamento, la Legge di Bilancio 2026 reintroduce la maggiorazione deducibile per:
Infrastrutture di calcolo dedicate all’addestramento e all’esecuzione di modelli IA.
Beni immateriali e software funzionali alla trasformazione digitale dei processi aziendali.
Sistemi che soddisfano il requisito di interconnessione con il sistema gestionale dell’impresa.
Un dato da tenere presente: la maggiorazione richiede la verifica del requisito di interconnessione e il rispetto dei limiti di cumulabilità con altri incentivi, condizioni che vanno documentate prima di presentare la richiesta, non dopo un controllo.
Come decidere se brevettare, tenere segreto o registrare il copyright?
La scelta si fa con una checklist, non con un’intuizione. Tre domande orientano la decisione in modo affidabile.
Qual è il valore commerciale della soluzione? Se genera un vantaggio competitivo diretto e duraturo, vale la pena valutare la protezione formale, brevetto o segreto che sia.
Quanto è facile il reverse engineering? Se un concorrente può ricostruire la logica osservando l’output del prodotto, il segreto commerciale perde efficacia e il brevetto diventa più interessante, perché blocca anche chi arriva alla stessa soluzione in autonomia.
Quanto durerà il vantaggio competitivo? Un algoritmo che sarà superato in due anni non giustifica i costi e i tempi di una procedura brevettuale internazionale.
Prima di depositare qualsiasi domanda, servono passaggi preliminari concreti: raccolta delle evidenze tecniche, redazione delle rivendicazioni con l’aiuto di un tecnico qualificato, ed eventualmente un deposito provvisorio per fissare la data di priorità. In parallelo, misure come controllo degli accessi, versioning rigoroso e timestamping dei file proteggono il know-how anche mentre la strategia brevettuale è ancora in valutazione.
Cosa insegna l’esperienza diretta sui progetti di brevettazione IA
Studiolegalecoviello ha seguito progetti di tutela in settori dove l’intelligenza artificiale non è un’aggiunta ma il cuore del prodotto: dal food tech al gaming, fino ai sistemi di monitoraggio IoT sviluppati per il mercato degli Emirati Arabi Uniti. In questi contesti la domanda non è mai «brevetto o segreto», ma quale combinazione delle due tutele regge meglio nel tempo specifico di quel mercato.
L’esperienza pratica insegna che le aziende che arrivano tardi, dopo aver già divulgato dettagli tecnici in una demo o in un white paper, perdono opzioni difensive che con una pianificazione anticipata restavano aperte. Una valutazione preliminare, prima di qualsiasi pubblicazione o pitch a investitori, costa molto meno di una causa persa per anteriorità compromessa.

Come proteggere e valorizzare fiscalmente i tuoi progetti IA
Trasformare un progetto di intelligenza artificiale in un asset difendibile e fiscalmente efficiente richiede competenze che raramente convivono in un solo team interno: diritto industriale, fiscalità degli intangibili e conoscenza tecnica del funzionamento dei modelli.
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Studiolegalecoviello lavora su entrambi i fronti insieme, non in sequenza: la consulenza brevettuale per redigere rivendicazioni tecniche solide procede in parallelo alla pianificazione fiscale per accedere a regime impatriati, patent box e iperammortamento, evitando che le due strategie vadano in conflitto, come accade quando un fascicolo tecnico costruito per il fisco non regge davanti a un esaminatore brevettuale. Lo studio segue anche la parte operativa più trascurata: costruzione del fascicolo tecnico, redazione di NDA su misura per dataset e modelli, e gestione delle controversie quando la tutela viene messa alla prova. Chi sta valutando se brevettare un sistema di intelligenza artificiale o proteggerlo come segreto può richiedere una valutazione preliminare per capire quale strada, o quale combinazione di strade, si adatta al proprio progetto prima di rendere pubblico qualsiasi dettaglio tecnico.
Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un avvocato qualificato. Consulta un professionista legale qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.
Fonti
Domande frequenti
Un algoritmo di intelligenza artificiale si può brevettare?
L’algoritmo puro no, perché i metodi matematici sono esclusi dalla tutela brevettuale. Il sistema tecnico che lo implementa e produce un effetto tecnico misurabile, invece, può ottenere un brevetto valido.
Cosa succede se l’IA genera l’invenzione senza intervento umano diretto?
Gli uffici brevetti, compreso quello europeo, richiedono che l’inventore sia una persona fisica identificabile: senza contributo umano documentato la domanda non viene accolta, come dimostrato dai casi legati al sistema DABUS.
È meglio il segreto commerciale o il brevetto per un algoritmo IA?
Dipende dalla facilità di reverse engineering e dalla durata del vantaggio competitivo: se la soluzione è difficile da ricostruire osservando l’output, il segreto commerciale tutelato dall’art. 98 del Codice della proprietà industriale è spesso più rapido ed economico.
Chi può accedere al regime impatriati per la ricerca in IA?
Chi svolge attività di ricerca applicata in ambito intelligenza artificiale e rispetta i requisiti di residenza e la durata minima del periodo trascorso all’estero previsti dalla normativa può ottenere la riduzione IRPEF.
Quali beni rientrano nell’iperammortamento 2026 per l’IA?
Rientrano le infrastrutture di calcolo dedicate all’addestramento dei modelli e i software funzionali alla trasformazione digitale, a condizione che soddisfino il requisito di interconnessione con il sistema gestionale aziendale.
Le imprese che trattano la tutela IP e la pianificazione fiscale come due processi separati finiscono quasi sempre per pagare due volte: una in mancata protezione, una in incentivi persi. La vera competenza, oggi, sta nel far dialogare queste due materie fin dal primo giorno di sviluppo del progetto, non dopo il lancio sul mercato.
— STUDIO
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