Conferimento del marchio per aumentare il capitale
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TL;DR:
Il conferimento del marchio come asset immateriale permette di aumentare il capitale sociale senza versamenti di denaro, rafforzando patrimonialmente l’impresa. Richiede una perizia giurata, un iter notarile e il rispetto delle normative, offrendo benefici strategici e maggiore credibilità sul mercato. La corretta valutazione e documentazione sono fondamentali per garantire efficacia e tutela contro eventuali contestazioni.
Il conferimento del marchio come strumento per aumentare il capitale sociale senza contanti è una delle operazioni più sottovalutate nella pianificazione finanziaria d’impresa. Molti imprenditori credono che rafforzare il patrimonio societario richieda necessariamente liquidità fresca o nuovi soci disposti a versare denaro. Non è così. Un marchio registrato, adeguatamente valutato, può essere conferito nel capitale sociale trasformando un asset immateriale in una voce concreta del patrimonio aziendale, con effetti giuridici, fiscali e strategici di rilievo.
Indice
Punti chiave
Punto | Dettagli |
Due modalità senza denaro | L’aumento gratuito usa riserve esistenti; il conferimento in natura usa asset come il marchio. |
Perizia obbligatoria | La relazione giurata di un revisore legale certifica il valore del marchio conferito. |
Procedura notarile richiesta | L’aumento di capitale con conferimento del marchio richiede atto pubblico notarile e iscrizione al Registro imprese. |
Rischio sopravvalutazione | Una perizia non oggettiva può invalidare l’operazione e generare responsabilità per soci e amministratori. |
Vantaggio strategico concreto | Il conferimento del marchio migliora la struttura patrimoniale e rafforza la credibilità verso banche e investitori. |
Fondamenti giuridici del conferimento del marchio
Per comprendere come aumentare il capitale sociale senza contanti, è necessario distinguere due modalità operative ben distinte sul piano giuridico e contabile.
Aumento gratuito e aumento con conferimento in natura
L’aumento gratuito è un’operazione puramente contabile: la società imputa riserve già disponibili a capitale sociale, senza che i soci versino alcunché. Non entra liquidità, non escono risorse. Si tratta, come precisa ANP Legal, di una riallocazione di poste del passivo patrimoniale già esistenti. La conseguenza è un aumento nominale del capitale, utile per rafforzare la forma del bilancio ma privo di nuove risorse.
Il conferimento in natura segue una logica completamente diversa. Il socio o un terzo apporta alla società un bene non monetario, che può essere un immobile, un macchinario, un credito, oppure un bene immateriale come un marchio o un brevetto. Il valore di questo bene viene iscritto nel capitale sociale e nell’eventuale sovrapprezzo, previa verifica documentata del suo valore reale.
La normativa di riferimento è l’articolo 2465 del Codice Civile per le SRL e l’articolo 2343 per le S.p.A. Entrambe le disposizioni prevedono l’obbligo di relazione giurata da revisore che descriva il bene, ne giustifichi il valore e attesti che esso è almeno pari alla quota di capitale sottoscritta. La differenza tra le due procedure risiede anche nei controlli successivi: nelle S.p.A. gli amministratori devono verificare la stima entro centottanta giorni dall’iscrizione.
Caratteristica | Aumento gratuito | Conferimento in natura |
Fonte dell’aumento | Riserve di bilancio esistenti | Bene non monetario apportato |
Versamento da parte del socio | Nessuno | No denaro, ma bene conferito |
Perizia richiesta | No | Sì, relazione giurata obbligatoria |
Effetto sul patrimonio reale | Invariato | Aumento effettivo del patrimonio |
Applicabilità | SRL e S.p.A. | SRL e S.p.A. con procedure diverse |
La scelta tra le due modalità dipende dalla situazione specifica dell’impresa. L’aumento gratuito è adatto quando esistono riserve importanti da capitalizzare. Il conferimento in natura, e in particolare il conferimento del marchio, è preferibile quando si vogliono valorizzare asset immateriali già posseduti, rafforzando il patrimonio netto senza indebitarsi né ricorrere a finanziamento senza contanti di origine esterna.
Il marchio come bene immateriale conferibile
Il marchio come asset aziendale è molto più di un logo o di un nome commerciale. Sul piano giuridico, il marchio registrato è un diritto di proprietà industriale esclusivo, trasferibile, cedibile in licenza e, appunto, conferibile nel capitale sociale. La sua natura immateriale non ne riduce il valore economico: in molti settori il marchio vale più degli impianti fisici.

Secondo la guida operativa di Fiscomania sui conferimenti in natura, il marchio rientra tra i beni ammessi al conferimento a condizione che venga sottoposto a perizia certificata. La finalità è prevenire il cosiddetto “annacquamento del capitale”, ossia l’iscrizione di valori gonfiati che danneggerebbero soci di minoranza e creditori sociali.
Come si valuta il marchio per il conferimento
La valutazione di un marchio ai fini del conferimento segue criteri tecnici consolidati nella prassi professionale. I principali metodi utilizzati sono tre.
Il primo è il metodo del reddito, che stima il valore del marchio in base ai flussi di cassa futuri attribuibili al suo utilizzo esclusivo, ad esempio attraverso royalty attese o margini differenziali rispetto a prodotti privi di marchio. Il secondo è il metodo del costo, che considera quanto costerebbe ricreare il marchio da zero, tenendo conto delle spese di registrazione, sviluppo, promozione e consolidamento nel tempo. Il terzo è il metodo di mercato, basato su transazioni comparabili di marchi simili.
Un dato che molti imprenditori ignorano: i marchi non registrati presentano valore inferiore ai fini del conferimento perché privi di esclusiva formale e della pubblicità garantita dall’iscrizione nei registri pubblici. Questo significa che la registrazione preventiva del marchio non è solo una misura di tutela, ma un prerequisito per massimizzare il valore conferibile.
Consiglio Pro: Prima di avviare qualsiasi procedura di conferimento del marchio, fate registrare o rivalutare formalmente il vostro marchio. Un marchio registrato con una storia documentata di utilizzo commerciale può valere significativamente di più rispetto a un marchio non registrato di pari notorietà.
I vantaggi strategici di questa operazione vanno oltre il semplice rafforzamento del capitale. Il marchio iscritto nell’attivo di bilancio migliora gli indicatori patrimoniali, può essere utilizzato come garanzia in operazioni di finanziamento, e segnala agli investitori e alle banche la solidità e la maturità del brand aziendale.

Procedura per aumentare il capitale con il marchio
L’aumento del capitale sociale tramite conferimento del marchio non è un’operazione improvvisabile. Richiede una sequenza precisa di atti giuridici e adempimenti amministrativi, ciascuno con tempi tecnici da rispettare.
Fasi operative dell’operazione:
Commissione della perizia giurata. Il conferente incarica un revisore legale iscritto all’albo di redigere la relazione di stima del marchio. Il perito deve indicare il metodo utilizzato, i dati di riferimento e le motivazioni della valutazione. Una perizia debole può compromettere la validità dell’intero aumento di capitale.
Convocazione e delibera assembleare. L’assemblea dei soci delibera l’aumento di capitale con indicazione del bene conferito, del valore attribuito e delle quote o azioni di nuova emissione. Il verbale deve essere redatto in forma di atto pubblico da un notaio.
Atto notarile di conferimento. Il conferente procede formalmente al trasferimento del marchio alla società mediante atto pubblico o scrittura autenticata, con allegazione della perizia giurata.
Deposito presso la Camera di Commercio. L’aumento di capitale deve essere iscritto nel Registro delle imprese entro trenta giorni dall’atto notarile. Solo con l’iscrizione l’operazione acquista efficacia verso i terzi.
Aggiornamento dei libri societari. Libro soci, registro delle delibere e, nel caso delle S.p.A., il libro delle azioni devono essere aggiornati per riflettere la nuova struttura del capitale.
Adempimenti fiscali. L’imposta di registro per gli aumenti di capitale è generalmente fissa a 200 euro, ma occorre verificare l’eventuale assoggettamento a IVA del trasferimento del marchio, che dipende dalla natura del soggetto conferente e dalla struttura dell’operazione.
Fase | Documento richiesto | Tempo stimato |
Perizia del marchio | Relazione giurata del revisore | 2-4 settimane |
Delibera assembleare | Verbale in atto pubblico notarile | 1-2 settimane |
Atto di conferimento | Atto pubblico o scrittura autenticata | Contestuale alla delibera |
Iscrizione al Registro imprese | Modulo con allegati | Entro 30 giorni |
Consiglio Pro: La pianificazione tecnica e giuridica è determinante per evitare ritardi. Coordinate in anticipo i tempi del perito con quelli del notaio per non trovarvi con una perizia scaduta al momento della delibera.
Sul tema del diritto di opzione, occorre precisare che in un conferimento in natura non si applica la prelazione classica degli altri soci come avviene in un aumento a pagamento in denaro. Tuttavia, il diritto di opzione dei soci esistenti rimane rilevante se l’aumento è aperto anche a sottoscrizioni in denaro, e la sua esclusione deve essere motivata e deliberata esplicitamente.
Vantaggi e criticità del conferimento del marchio
Il conferimento del marchio offre benefici concreti, ma presenta anche rischi che un imprenditore deve conoscere prima di procedere.
Sul lato dei vantaggi, il rafforzamento patrimoniale è immediato e misurabile. Un capitale sociale più elevato migliora il profilo creditizio dell’azienda, facilita l’accesso a linee di credito e rende la società più attraente per potenziali investitori o partner. La rivalutazione del marchio attraverso il conferimento attribuisce visibilità contabile a un asset che spesso resta invisibile nel bilancio, pur essendo il motore del fatturato.
Sul lato delle criticità, il rischio principale è la sopravvalutazione. La relazione giurata di perizia non è un adempimento formale da affidare al consulente più compiacente: è lo strumento che protegge soci di minoranza e creditori dall’inflazione artificiosa del capitale. Un perito che non documenta adeguatamente i propri criteri espone l’operazione a contestazioni e, nei casi più gravi, ad azioni di responsabilità.
“L’idea di aumentare il capitale senza contanti implica comunque operazioni documentate e tracciabili per evitare capitali sopravvalutati o irregolarità.” Societaria.it
I costi accessori non sono trascurabili: onorari del perito, parcella notarile, diritti camerali e consulenza legale possono sommarsi in modo significativo per operazioni di piccolo importo. L’operazione diventa economicamente conveniente quando il valore del marchio da conferire è sostanziale rispetto ai costi fissi dell’operazione stessa. Un errore comune è avviare il conferimento su un marchio di valore modesto, vanificando i benefici patrimoniali con i costi di procedura.
Aumento tradizionale vs. conferimento del marchio
La scelta tra un aumento di capitale classico e un aumento tramite conferimento del marchio dipende da variabili operative, fiscali e strategiche che ogni impresa deve valutare singolarmente.
Parametro | Aumento tradizionale in denaro | Conferimento del marchio |
Liquidità richiesta | Sì, versamento immediato | No, finanziamento senza contanti |
Perizia obbligatoria | No | Sì, relazione giurata |
Impatto sul patrimonio | Aumento liquidità e capitale | Aumento asset immateriale e capitale |
Diritto di opzione soci | Applicabile per legge | Non automaticamente applicabile |
Costi procedurali | Notaio e registrazione | Notaio, perito e registrazione |
Tempi medi | 2-4 settimane | 4-8 settimane |
Impatto fiscale | Generalmente neutro per i soci | Da verificare caso per caso |
Trasparenza verso terzi | Immediata | Dipende dalla qualità della perizia |
La registrazione del marchio in anticipo rispetto al conferimento consente di documentarne l’anteriorità e l’utilizzo, due fattori che il perito utilizzerà per rafforzare la propria valutazione. Un marchio con storia è sempre più facilmente valorizzabile di uno appena depositato. Dal punto di vista della governance, il conferimento richiede maggiore trasparenza e documentazione rispetto all’aumento in denaro, perché introduce un asset la cui valutazione è soggettiva e contestabile.
La mia visione sul valore strategico di questa operazione
Ho seguito negli anni numerose operazioni di conferimento di asset immateriali, e l’impressione che ho maturato è che molte imprese italiane ancora non percepiscano il marchio come la leva patrimoniale che effettivamente è. Spesso lo trattano come un simbolo identitario, non come una risorsa economica misurabile e trasferibile.
Quello che trovo più significativo, nella mia esperienza, è il momento in cui un imprenditore vede per la prima volta il proprio marchio iscritto nell’attivo di bilancio con un valore oggettivo certificato. Cambia il modo in cui guarda l’azienda. Capisce che la reputazione costruita negli anni ha un equivalente economico, e che quell’equivalente può essere utilizzato per accedere a credito, attrarre soci, rafforzare la struttura societaria.
Il mio consiglio agli imprenditori che valutano questa operazione è di non affidarsi a periti compiacenti. Una valutazione seria e indipendente è l’unica garanzia che l’operazione regga nel tempo, sia di fronte ai soci sia di fronte a eventuali verifiche fiscali o contenziosi. Un capitale gonfiato non rafforza l’impresa, la espone.
— Studiolegalecoviello
Supporto legale specializzato per il conferimento del marchio

Studiolegalecoviello offre consulenza specializzata in tutte le fasi del conferimento del marchio ai fini dell’aumento del capitale sociale. Dall’analisi preliminare del valore del marchio alla gestione della documentazione notarile, dalla redazione della delibera assembleare al deposito presso il Registro delle imprese, il team dello studio accompagna l’imprenditore in ogni passaggio con precisione tecnica e visione strategica. Per chi possiede un marchio storico o un brand consolidato, la valorizzazione attraverso il conferimento può rappresentare una delle operazioni più efficaci per rafforzare la struttura patrimoniale dell’impresa senza ricorrere al finanziamento esterno. Contattate Studiolegalecoviello per una valutazione preliminare del vostro asset e per verificare la fattibilità dell’operazione nel vostro caso specifico.
FAQ
Che cos’è il conferimento del marchio nel capitale sociale?
Il conferimento del marchio è l’operazione con cui un socio apporta il proprio marchio come bene immateriale a una società, in cambio di quote o azioni, aumentando il capitale sociale senza versamento di denaro.
È obbligatoria la perizia per conferire un marchio?
Sì. Sia nelle SRL che nelle S.p.A., la legge richiede una relazione giurata redatta da un revisore legale che attesti il valore del marchio e certifichi che esso sia almeno pari alla quota di capitale sottoscritta.
Quali sono i costi principali di questa operazione?
I costi comprendono l’onorario del perito per la relazione giurata, la parcella notarile per l’atto pubblico, i diritti di iscrizione alla Camera di Commercio e l’imposta di registro, generalmente fissa a 200 euro per gli aumenti di capitale.
Un marchio non registrato può essere conferito?
Tecnicamente sì, ma il suo valore conferibile sarà inferiore rispetto a un marchio registrato, perché privo di esclusiva formale e della certezza giuridica garantita dall’iscrizione nei registri pubblici di proprietà industriale.
Quali vantaggi concreti produce il conferimento del marchio?
Il conferimento migliora il patrimonio netto dell’impresa, rafforza il profilo creditizio, rende visibile in bilancio il valore del brand e può facilitare l’accesso a finanziamenti o l’ingresso di nuovi soci senza necessità di liquidità immediata.
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