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Marchio e royalties: quali vantaggi fiscali per la S.r.l.?

  • 19 ore fa
  • Tempo di lettura: 12 min

Registrare un marchio non è solo una questione di tutela legale. Per chi gestisce una S.r.l., il binomio marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali rappresenta una domanda concreta, con risposte che possono incidere in modo significativo sulla pianificazione tributaria dell'impresa. Eppure, molti imprenditori sottovalutano, o ignorano del tutto, le opportunità che derivano da una gestione strategica della proprietà intellettuale.


Il meccanismo è relativamente lineare: il titolare persona fisica registra il marchio a proprio nome, lo concede in licenza alla società tramite un contratto di royalties, e da questa operazione nascono effetti fiscali rilevanti per entrambe le parti. La S.r.l. deduce il canone come costo, il titolare beneficia di una tassazione agevolata sui proventi da sfruttamento economico del marchio. Se strutturato correttamente, il risultato è un'ottimizzazione fiscale lecita e documentabile, che trasforma un asset immateriale in un vantaggio economico misurabile.


Nello Studio Legale Coviello ci occupiamo esattamente di questo: accompagniamo imprenditori e società nella registrazione, protezione e valorizzazione economica dei marchi, dalla fase di deposito presso UIBM, EUIPO e WIPO fino alla strutturazione contrattuale delle licenze. Grazie a strumenti digitali proprietari come l'app Brandregistrato, i nostri clienti monitorano lo stato dei propri asset IP in tempo reale, con pieno controllo su scadenze, rinnovi e documentazione.


In questo articolo analizziamo nel dettaglio come funziona il sistema di royalties su marchio, quali vantaggi fiscali offre concretamente a una S.r.l. e al suo titolare, e quali sono le condizioni per operare in piena conformità con la normativa italiana.


Che cosa sono marchio e royalties


Prima di entrare nel merito dei vantaggi fiscali, è utile chiarire i concetti di base. Un marchio è un segno distintivo che identifica i prodotti o servizi di un'impresa e la distingue dalla concorrenza. Può essere verbale, figurativo o misto, e una volta registrato diventa un diritto di proprietà industriale esclusivo, trasferibile e sfruttabile economicamente.


Il marchio come asset economico


Il marchio non è solo uno strumento di comunicazione. Dal punto di vista giuridico ed economico, è un bene immateriale con un valore patrimoniale che puoi iscrivere in bilancio, cedere, dare in garanzia o concedere in licenza a terzi. La sua registrazione formale, presso l'UIBM a livello nazionale o l'EUIPO a livello europeo, attribuisce al titolare diritti esclusivi di utilizzo per un periodo rinnovabile di dieci anni.



Molte imprese non sfruttano questa dimensione patrimoniale del marchio, trattandolo come un semplice logo. In realtà, la titolarità consapevole e la gestione strategica del segno possono generare flussi economici concreti nel tempo, attraverso lo strumento della licenza d'uso.


Un marchio registrato e correttamente valorizzato è, a tutti gli effetti, un asset produttivo in grado di generare reddito stabile e documentabile.

Le royalties: definizione e funzionamento


Le royalties sono i canoni periodici che il licenziatario paga al titolare del marchio in cambio del diritto di utilizzarlo. Si tratta di compensi che il titolare percepisce per aver concesso a un soggetto terzo la facoltà di sfruttare economicamente il proprio diritto di proprietà intellettuale. Nel contesto di questa analisi su marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali, il licenziatario è tipicamente la S.r.l., mentre il titolare è la persona fisica che la controlla o ne è socio.


Le royalties possono essere strutturate in tre modi principali:


  • Percentuale sul fatturato generato con i prodotti o servizi contrassegnati dal marchio

  • Importo fisso annuo o periodico, indipendente dai ricavi effettivi della società

  • Formula mista, con una componente fissa e una variabile legata ai risultati


La scelta della struttura dipende dall'attività concreta della società, dai margini di redditività e dalla necessità di rendere il contratto difendibile di fronte all'Agenzia delle Entrate in caso di verifica.


Il contratto di licenza: lo strumento giuridico centrale


Perché il meccanismo produca effetti validi, sia sul piano legale che fiscale, è necessario un contratto di licenza scritto e registrato. Questo documento regola i termini dell'accordo tra il titolare del marchio e la S.r.l.: durata della licenza, territorio di utilizzo, esclusività o non esclusività, importo delle royalties e modalità di pagamento.


La registrazione del contratto ha un duplice valore pratico: da un lato, certifica la data dell'accordo e lo rende opponibile a terzi; dall'altro, fornisce la prova documentale che l'Amministrazione finanziaria richiede per riconoscere la deducibilità del costo in capo alla società. Senza un contratto formale e registrato, l'intera struttura perde solidità e diventa vulnerabile in caso di controllo fiscale.


Perché possono convenire alla S.r.l.


Capire perché questo meccanismo sia vantaggioso richiede un ragionamento su due livelli distinti: quello della società e quello del titolare persona fisica. La convenienza non dipende da un singolo effetto, ma dalla combinazione di effetti fiscali che si producono contemporaneamente su entrambi i fronti. Prima di valutare le cifre, è utile costruire una visione d'insieme del perché questo strumento sia così diffuso tra le strutture societarie ben organizzate.


La deducibilità del canone come vantaggio diretto


Quando la tua S.r.l. paga le royalties al titolare del marchio, quel pagamento è un costo deducibile ai fini del reddito d'impresa, a condizione che rispetti i requisiti previsti dall'articolo 108 del TUIR. In termini pratici, significa che ogni euro corrisposto come canone di licenza riduce la base imponibile IRES, abbassando l'imposta che la società deve versare al fisco. Il risparmio concreto dipende dall'aliquota applicabile e dall'importo delle royalties, ma l'effetto è diretto e misurabile già nel primo esercizio in cui il contratto di licenza produce pagamenti.


La deducibilità del canone non è un'agevolazione straordinaria: è l'applicazione ordinaria delle regole sui costi d'impresa, purché la spesa sia inerente, certa e documentata.

Questo punto è centrale quando si analizza marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali per la società. Non si tratta di un'area grigia normativa, ma di una disposizione esplicita che riconosce il valore economico dei diritti di proprietà intellettuale e la legittimità dei costi sostenuti per utilizzarli.


La riduzione del carico fiscale complessivo del gruppo


Il secondo motivo per cui il meccanismo conviene è più strutturale. Spostare parte del reddito dalla S.r.l. alla persona fisica tramite royalties consente di distribuire il carico fiscale in modo più efficiente rispetto a un semplice prelievo di utili tramite dividendi. I dividendi scontano una ritenuta a titolo d'imposta del 26%, mentre le royalties percepite dalla persona fisica godono di un regime di tassazione parziale che, in molti casi, risulta complessivamente più favorevole.



Considera anche che la S.r.l. paga le royalties prima di calcolare l'utile netto, il che significa che IRES e IRAP si applicano su una base ridotta. Combinato con la tassazione agevolata delle royalties in capo alla persona fisica, il risparmio complessivo può essere sostanziale su base annua, e cresce proporzionalmente all'importo dei canoni concordati contrattualmente.


Come impostare titolarità e licenza del marchio


Per sfruttare concretamente i vantaggi legati a marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali, il primo elemento su cui lavorare è la struttura proprietaria del segno. La logica di base è semplice: il marchio deve essere intestato alla persona fisica, non alla società. Se il segno è già registrato a nome della S.r.l., il meccanismo delle royalties non funziona, perché la società non può pagare canoni a se stessa per l'utilizzo di qualcosa che già possiede.


Chi deve essere titolare del marchio


La titolarità del marchio in capo alla persona fisica, tipicamente il socio o l'amministratore della S.r.l., è la condizione tecnica che rende possibile il contratto di licenza. Registrare il marchio a nome tuo, e non dell'impresa, non è un escamotage: è la scelta che attiva il flusso economico tra titolare e società, con tutti gli effetti fiscali che ne derivano.


Se stai costituendo una nuova attività, la soluzione più pulita è depositare il marchio direttamente a nome tuo fin dall'inizio, prima che la S.r.l. inizi a utilizzarlo commercialmente. Se invece il marchio è già in uso ma non ancora registrato, puoi procedere al deposito come persona fisica anche in una fase successiva, a condizione che la società non abbia maturato diritti pregretti sul segno attraverso un utilizzo prolungato e documentato.


La titolarità personale del marchio non confligge con il suo uso esclusivo da parte della S.r.l.: è precisamente questa separazione a rendere il contratto di licenza valido e fiscalmente rilevante.

Come strutturare il contratto di licenza


Una volta definita la titolarità, devi formalizzare l'accordo tra te e la S.r.l. con un contratto di licenza scritto. Il documento deve indicare il marchio oggetto della licenza, il territorio di utilizzo e la durata, l'eventuale esclusività del diritto concesso, e l'importo dei canoni con le relative scadenze di pagamento.


Il contratto va registrato presso l'Agenzia delle Entrate entro i termini previsti dalla normativa. Questa formalità non è facoltativa: senza registrazione, il costo sostenuto dalla S.r.l. rischia di non essere riconosciuto come deducibile in caso di verifica fiscale. Puoi inoltre annotare la licenza nel registro dei marchi dell'UIBM, operazione che rafforza la trasparenza dell'operazione e la sua opponibilità ai terzi, rendendo la struttura più solida davanti a qualsiasi contestazione.


Come definire l'importo delle royalties in modo difendibile


Determinare l'importo delle royalties è il passaggio più delicato dell'intera struttura, nonché quello su cui l'Agenzia delle Entrate concentra più attenzione in fase di verifica. Stabilire un canone troppo elevato rispetto al valore reale del marchio espone la società a contestazioni di indeducibilità e potrebbe configurare una distribuzione occulta di utili. Al contrario, un importo troppo basso riduce i vantaggi fiscali senza una ragione economica valida. Il principio che devi applicare è quello della congruità rispetto al valore di mercato del segno e del beneficio economico che la S.r.l. ne ricava.


La regola che vale in qualsiasi verifica fiscale è questa: il canone deve essere quello che due soggetti indipendenti avrebbero concordato nelle stesse condizioni di mercato.

I metodi di valutazione del marchio


Per fissare un importo difendibile, devi appoggiarti a criteri oggettivi e documentabili. I principali metodi riconosciuti a livello internazionale per la valutazione dei marchi ai fini del canone di licenza sono tre:



  • Metodo del reddito: calcola la royalty come percentuale del fatturato attribuibile all'uso del marchio, tipicamente tra il 2% e il 5% per marchi di media notorietà, con variazioni significative nei settori a forte identità di brand.

  • Metodo del costo: stima il valore del marchio in base alle spese storiche sostenute per crearlo, registrarlo e mantenerlo, trasformandole in un canone annuo equivalente.

  • Metodo comparativo: analizza i canoni praticati in operazioni analoghe sul mercato, usando transazioni comparabili come punto di riferimento esterno.


Il metodo del reddito è il più utilizzato nella pratica professionale, perché lega direttamente il canone alla capacità della società di generare valore grazie al marchio, rendendo il ragionamento trasparente e verificabile.


Come documentare la congruità del canone


Scegliere il metodo corretto non basta: devi formalizzare l'analisi in un documento scritto che accompagni il contratto di licenza. Questo documento, spesso denominato "perizia di valutazione del marchio" o "analisi di congruità del canone", descrive la metodologia adottata, i dati utilizzati e le conclusioni raggiunte. In un'ottica di marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali, questa documentazione è la tua difesa principale in caso di contestazione.


Affidare questa analisi a un professionista esperto in valutazione di asset intangibili ti consente di costruire una posizione fiscale solida, che regge sia in sede di verifica che in un eventuale contenzioso con l'Amministrazione finanziaria.


Tassazione delle royalties per la persona fisica


Quando la S.r.l. ti paga il canone di licenza per l'uso del marchio, quel provento entra nel tuo reddito personale e viene tassato secondo regole specifiche che differiscono da quelle applicabili ai dividendi o agli stipendi. Capire come funziona questa tassazione in capo alla persona fisica è una parte essenziale di qualsiasi ragionamento su marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali, perché è qui che si concretizza gran parte del beneficio per il titolare del segno.


Come vengono classificate le royalties nel TUIR


Le royalties derivanti dalla concessione in licenza di un marchio rientrano, per la persona fisica, nella categoria dei redditi diversi, disciplinata dall'articolo 67 del TUIR, lettera g). Questa classificazione si applica quando il titolare non svolge tale attività in modo professionale e continuativo: si tratta, in sostanza, del caso tipico del socio o dell'amministratore che ha registrato il marchio a proprio nome e lo concede in uso alla propria S.r.l.


La classificazione come redditi diversi attiva automaticamente una deduzione forfettaria che riduce la base imponibile IRPEF, rendendo le royalties fiscalmente più efficienti rispetto ad altre forme di prelievo societario.

La deduzione forfettaria e la base imponibile effettiva


Il vantaggio concreto sta nella deduzione forfettaria del 25% prevista dal TUIR per i proventi da sfruttamento economico di diritti di proprietà intellettuale. In termini pratici, solo il 75% delle royalties percepite concorre alla formazione del reddito imponibile su cui calcoli l'IRPEF. Se hai meno di 35 anni, la deduzione sale al 40%, riducendo la base imponibile al 60% del totale ricevuto.


Prendiamo un esempio diretto: se percepisci 20.000 euro annui di royalties, la base imponibile IRPEF non è 20.000 euro, ma 15.000 euro (applicando la deduzione del 25%). Su questa cifra si applicano le aliquote progressive IRPEF ordinarie. Il risparmio rispetto a una distribuzione di dividendi, che sconta una ritenuta secca del 26% sull'intero importo, dipende dalla tua aliquota marginale IRPEF, ma in molti casi il regime delle royalties risulta più favorevole, specialmente per i titolari con redditi complessivi non elevati.


Adempimenti dichiarativi e modalità di tassazione


I redditi da royalties classificati come redditi diversi si dichiarano nel Quadro RL del Modello Redditi Persone Fisiche. Non sono soggetti a ritenuta d'acconto obbligatoria da parte della S.r.l. che paga i canoni, a meno che tu non rientri in categorie specifiche. Questo significa che la gestione del carico fiscale rimane in capo a te come contribuente, con la necessità di versare eventuali acconti IRPEF nei termini previsti. Tenere una contabilità ordinata dei pagamenti ricevuti e dei contratti di licenza è quindi una condizione pratica indispensabile per gestire correttamente questa voce di reddito.


Deducibilità e imposte per la S.r.l. che paga le royalties


Quando analizzi marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali dal lato della società, il punto centrale è la deducibilità del canone di licenza ai fini del reddito d'impresa. La S.r.l. che paga royalties al titolare del marchio può portare quel costo in deduzione, riducendo la base imponibile su cui calcola IRES e IRAP. Non si tratta di un'agevolazione eccezionale, ma dell'applicazione delle regole ordinarie sui costi d'impresa, a condizione che siano rispettati requisiti precisi.


Quando il canone è deducibile: i requisiti del TUIR


L'articolo 108 del TUIR disciplina la deducibilità dei costi relativi a beni immateriali, inclusi i canoni per l'utilizzo di marchi altrui. Per essere deducibile, il costo deve rispettare tre condizioni fondamentali:


  • Inerenza: il marchio deve essere effettivamente utilizzato nell'attività d'impresa della S.r.l., con un legame diretto tra il segno e i ricavi prodotti.

  • Certezza e oggettiva determinabilità: il canone deve essere stabilito contrattualmente in modo chiaro, con importi e scadenze definiti.

  • Documentazione: il contratto di licenza registrato, insieme alle fatture o agli altri documenti di pagamento, costituisce la prova formale che l'Agenzia delle Entrate richiede in caso di verifica.


Se il contratto di licenza non è registrato o l'importo del canone non è congruo rispetto al valore del marchio, la S.r.l. rischia che l'intero costo venga disconosciuto in sede di accertamento.

Rispettare questi requisiti non è solo una formalità: è la condizione che rende la struttura fiscalmente solida e difendibile nel tempo.


L'impatto su IRES e IRAP


Le royalties pagate alla persona fisica riducono il reddito imponibile IRES della S.r.l., che attualmente si applica con un'aliquota del 24%. Ogni 10.000 euro di canoni deducibili si traduce quindi in un risparmio diretto di 2.400 euro di imposta sul reddito societario.


Sul fronte IRAP, l'effetto dipende dalla base imponibile adottata dalla tua società. Nel regime ordinario, i canoni per l'utilizzo di beni immateriali di terzi sono deducibili dalla base IRAP, con un ulteriore beneficio fiscale che si aggiunge a quello IRES. L'aliquota ordinaria IRAP è del 3,9%, ma alcune Regioni applicano maggiorazioni o riduzioni che puoi verificare con un consulente fiscale prima di strutturare i pagamenti.


Errori e rischi fiscali: cosa evitare


Gestire correttamente il meccanismo di marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali richiede attenzione ai dettagli operativi. Gli errori più comuni non derivano da cattiva fede, ma da una documentazione approssimativa o da scelte sbagliate sulla titolarità del segno. In alcuni casi, questi errori annullano completamente la deducibilità del costo per la società e generano contestazioni che possono trasformarsi in contenziosi costosi.


Fissare un canone sproporzionato rispetto al valore del marchio


Il rischio più frequente è stabilire royalties troppo elevate rispetto al reale valore economico del segno. Quando l'Agenzia delle Entrate verifica la congruità del canone e lo trova privo di giustificazione oggettiva, può riqualificare l'operazione come distribuzione occulta di utili: la società perde la deducibilità del costo, e il titolare si vede applicare una tassazione più onerosa sull'importo contestato.


Per evitare questa situazione, devi disporre di una perizia di valutazione scritta e aggiornata, che dimostri con dati concreti la correlazione tra il canone e il beneficio economico che la S.r.l. ricava dall'uso del marchio.


Un canone privo di documentazione a supporto è, di fatto, indifendibile in qualsiasi sede di verifica fiscale.

Intestare il marchio alla S.r.l. invece che alla persona fisica


Registrare il marchio direttamente a nome della società rende impossibile costruire qualsiasi struttura di licenza valida, perché la S.r.l. non può pagare royalties a se stessa per l'uso di un proprio asset. Questo errore è particolarmente critico quando la registrazione avviene senza una pianificazione preventiva, seguendo la via più immediata durante la costituzione della società.


Se ti trovi già in questa situazione, puoi valutare un trasferimento del marchio dalla società alla persona fisica, ma questa operazione ha un costo fiscale che devi calcolare prima di procedere, e richiede una valutazione formale dell'asset per evitare contestazioni sul prezzo di cessione.


Non registrare il contratto di licenza


Firmare il contratto senza procedere alla registrazione presso l'Agenzia delle Entrate compromette l'intera struttura. Senza questo adempimento, la S.r.l. non dispone della prova formale necessaria per dedurre il costo, e il titolare espone l'operazione a contestazioni per mancata dichiarazione di redditi.


Prima di considerare operativo il contratto di licenza, verifica che siano completati questi passaggi formali:


  • Firma del contratto da parte di entrambe le parti

  • Registrazione presso l'Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla firma

  • Eventuale annotazione della licenza nel registro UIBM per rafforzarne l'opponibilità a terzi



Prossimi passi


Hai ora una visione completa su marchio e royalties: quali sono i vantaggi fiscali per la tua S.r.l. e per te come titolare del segno. Il meccanismo funziona, ma funziona solo se ogni passaggio è costruito correttamente: titolarità personale del marchio, contratto di licenza registrato, canone congruo e documentato, dichiarazione dei redditi da royalties nel quadro giusto. Saltare uno solo di questi elementi significa esporre l'intera struttura a contestazioni che potrebbero annullare tutti i benefici ottenuti.


Il punto di partenza concreto è la registrazione del marchio a nome tuo. Da lì, con il supporto giusto, puoi strutturare il contratto di licenza e definire un canone difendibile in base al valore reale del segno. Se vuoi affrontare questo percorso con una guida esperta, il team di Studio Legale Coviello è a tua disposizione per accompagnarti in ogni fase, dalla registrazione alla valorizzazione economica del tuo asset.

 
 
 
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