Brevetti & Blockchain: Dubai Lancia le Transazioni Etiche e Smart Contracts – Avvocato Carmine Coviello
- Carmine Coviello
- 3 ore fa
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DUBAI – Dubai si sta posizionando come il laboratorio globale per il futuro della Finanza Islamica (Sharia-compliant), sposando i principi etici con le tecnologie più avanzate. L’obiettivo non è solo modernizzare il settore, ma brevettare sistemi che garantiscano la conformità etica e religiosa delle transazioni digitali, in particolare con la Blockchain.
L’Innovazione dei “Sukuk Tokenizzati”
Il cuore della FinTech Islamica risiede nel superare la complessità di assicurare che ogni operazione finanziaria rispetti il divieto di interesse (Riba) e sia basata su asset reali. La risposta è l’innovazione brevettata nei Contratti Intelligenti (Smart Contracts). Nei brevetti per la Conformità Automatica, i ricercatori e le FinTech locali stanno sviluppando e brevettando protocolli algoritmici che incorporano i principi della Sharia. Questi smart contracts sono in grado di auto-eseguirsi solo dopo aver verificato l’esistenza di un asset sottostante e l’assenza di elementi speculativi, garantendo l’etica della transazione in modo trasparente e immutabile. La Tokenizzazione di Asset Reali rappresenta un filone cruciale è la tokenizzazione dei Sukuk (l’equivalente islamico delle obbligazioni). Brevettando piattaforme che dividono la proprietà di grandi beni (come proprietà immobiliari o progetti infrastrutturali) in token digitali, Dubai sta creando mercati di capitale islamico più liquidi e accessibili a investitori globali e retail, tutto in piena conformità.
Il DIFC: Sandbox Globale della Nuova Finanza
Il Dubai International Financial Centre (DIFC) funge da motore di questa rivoluzione, offrendo un ambiente normativo permissivo (regulatory sandbox) e incentivi per la proprietà intellettuale. Le start-up FinTech ricevono un supporto particolare per brevettare applicazioni di Zakat (la beneficenza obbligatoria) e Takaful (l’assicurazione mutualistica), rendendo questi pilastri dell’economia islamica più efficienti e tracciabili attraverso la tecnologia. Un altro focus brevettuale riguarda i sistemi di Identità Digitale (e-KYC) basati sulla biometria. Questi sistemi sono fondamentali per le banche e le istituzioni finanziarie islamiche, che devono aderire a rigide norme di trasparenza e anti-riciclaggio, un aspetto gestito più velocemente e in modo sicuro grazie a questi strumenti brevettati. L’uso strategico dei brevetti in questo settore evidenzia l’ambizione degli EAU: non solo adottare la tecnologia, ma modellarla per i propri principi, posizionandosi come il punto di riferimento internazionale in cui la Finanza etica incontra il futuro digitale.
La Brevettazione Algoritmica per la Sharia-Compliance
La vera innovazione a Dubai non risiede semplicemente nell’uso della blockchain, ma nella sua integrazione legale e algoritmica con i principi della legge islamica (Sharia), che vietano l’incertezza eccessiva (Gharar) e l’interesse (Riba). Un contratto intelligente Sharia-Compliant deve incorporare controlli automatici e verificabili: I brevetti si concentrano su algoritmi di validazione che agiscono come un “Mufti” (studioso di legge islamica). Prima che un contratto esegua una transazione, l’algoritmo verifica che l’operazione rientri in schemi finanziari approvati (come Murabaha, Ijara o Mudaraba). Ad esempio: Verifica Riba, dove il codice è brevettato per impedire qualsiasi calcolo che generi un interesse predeterminato sul capitale prestato. Esegue solo modelli basati sulla condivisione del profitto e del rischio. Verifica Gharar dove l’algoritmo deve assicurare che l’oggetto della transazione (l’asset tokenizzato) sia chiaramente definito, esistente e verificabile sulla blockchain, riducendo l’incertezza. Molti brevetti FinTech emiratini riguardano sistemi ibridi. Utilizzano registri blockchain privati (per velocità e conformità normativa) ma con punti di accesso verificabili (oracoli) che collegano il contratto alla giurisdizione del Dubai International Financial Centre (DIFC) o della Dubai Financial Services Authority (DFSA) per la risoluzione delle controversie.
Tokenizzazione ed Esempi Pratici
I Sukuk (certificati finanziari islamici) sono titoli che rappresentano la proprietà frazionata di un bene reale e generatore di reddito. La brevettazione della loro tokenizzazione è un caso d’uso fondamentale. Il token (digitalizzato) è indissolubilmente legato alla proprietà legale dell’asset fisico (es. un immobile o un parco solare). Il brevetto garantisce questa mappatura, rimuove l’opacità, rafforzando la fiducia degli investitori. I token possono essere scambiati 24/7 su piattaforme digitali. La tokenizzazione fraziona l’investimento, rendendolo accessibile anche a piccoli investitori. Il contratto intelligente distribuisce automaticamente i flussi di cassa (affitti o profitti) tra i detentori dei token, in proporzione alla loro quota di proprietà, aderendo al modello Sharia-Compliant, assicurando che la distribuzione degli utili sia etica e conforme alla legge.
Il Contesto Normativo: La “Regulatory Sandbox” del DIFC
Il successo di queste invenzioni brevettate è garantito dal quadro di supporto del DIFC: Il DIFC offre licenze temporanee (spesso per 6-12 mesi) alle aziende FinTech per testare i loro sistemi brevettati in un ambiente controllato (sandbox). Questo riduce il rischio normativo per gli inventori e accelera il time-to-market. La rapida concessione di brevetti in questo settore, unita agli incentivi fiscali della Free Zone del DIFC, attira aziende internazionali che vogliono lanciare i loro prodotti FinTech Islamici a Dubai prima di espandersi nel resto della regione MENA e Asia. In sintesi, la strategia di Dubai è duplice: innovare il codice e innovare la legge. Brevettando algoritmi che incarnano la legge islamica, stanno creando una nuova classe di asset digitali globali.
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