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Brevetti universitari: chi è titolare e come si valorizzano

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 11 min

Un risultato di ricerca universitario può restare confinato in una pubblicazione scientifica, oppure diventare un asset capace di generare licenze, spin-off, partnership industriali e nuove linee di prodotto. La differenza spesso si gioca nei primi giorni: chi riceve la comunicazione dell’invenzione, chi decide il deposito, chi firma gli accordi con l’impresa e come viene gestita la pubblicazione.

Nel caso dei brevetti universitari, la domanda centrale non è solo se l’invenzione sia brevettabile. È anche, e soprattutto, chi ne è titolare e quali strumenti servono per trasformarla in valore economico senza perdere diritti per strada.

In Italia il quadro è cambiato in modo significativo con la riforma del Codice della proprietà industriale del 2023. Per ricercatori, atenei, enti pubblici di ricerca, IRCCS, imprese sponsor e spin-off accademici, capire la catena della titolarità è oggi una priorità strategica.


Cosa si intende per brevetto universitario

Un brevetto universitario è, in termini pratici, una domanda di brevetto o un brevetto concesso che nasce da attività di ricerca svolta in ambito universitario o presso enti di ricerca collegati. Può riguardare un dispositivo, un procedimento, un composto chimico, una soluzione biotecnologica, un sistema elettronico, un’applicazione industriale di intelligenza artificiale o una tecnologia sviluppata in laboratorio.

Non ogni risultato scientifico è però brevettabile. In linea generale, un’invenzione deve essere nuova, implicare un’attività inventiva ed essere suscettibile di applicazione industriale. La Convenzione sul Brevetto Europeo, ad esempio, esclude dalla brevettabilità le scoperte scientifiche in quanto tali, le teorie matematiche e i metodi puramente astratti, salvo che siano inseriti in una soluzione tecnica concreta.

Questo punto è essenziale per le università: un paper descrive una conoscenza, mentre un brevetto protegge una soluzione tecnica. La stessa ricerca può produrre entrambi, ma l’ordine delle attività è decisivo. Se l’invenzione viene divulgata prima del deposito, la novità può essere compromessa.


Chi è titolare dei brevetti universitari in Italia

Il riferimento principale è il Codice della proprietà industriale, in particolare gli articoli 64 e 65. La riforma introdotta dalla Legge 24 luglio 2023, n. 102 ha superato il vecchio modello del cosiddetto professor privilege, nel quale il ricercatore universitario era, in molti casi, titolare dei diritti patrimoniali sull’invenzione.

Nel sistema attuale, quando l’invenzione è realizzata nell’esecuzione o nell’adempimento di un contratto, di un rapporto di lavoro o di impiego con un’università, un ente pubblico di ricerca o un IRCCS, i diritti nascenti dall’invenzione spettano di regola alla struttura di appartenenza dell’inventore. Questo vale anche per università non statali legalmente riconosciute e per rapporti a tempo determinato, salvo verifiche sul caso concreto.

In altre parole, nel 2026 il punto di partenza operativo è questo: se l’invenzione nasce dentro l’attività istituzionale di ricerca, l’ateneo o l’ente tende a essere il soggetto titolare dei diritti patrimoniali sul brevetto.


Titolarità patrimoniale e paternità dell’invenzione non sono la stessa cosa

La titolarità patrimoniale riguarda il potere di depositare la domanda, sostenere i costi, decidere i Paesi di protezione, negoziare licenze, cedere il brevetto e agire contro eventuali contraffattori.

La paternità dell’invenzione, invece, è il diritto dell’inventore a essere riconosciuto come autore della soluzione tecnica. Questo diritto resta in capo al ricercatore o al team inventivo e non coincide automaticamente con la proprietà economica del brevetto.

La distinzione è importante anche nei rapporti interni. Un docente, un ricercatore, un assegnista o un dottorando può essere indicato come inventore, ma la titolarità della domanda può spettare all’università o a più soggetti in contitolarità.


Comunicazione dell’invenzione e decisione dell’ateneo

La disciplina italiana prevede un passaggio formale: l’inventore deve comunicare l’invenzione alla struttura di appartenenza secondo le modalità stabilite dai regolamenti interni. Spesso ciò avviene tramite un modulo di invention disclosure, accompagnato da descrizione tecnica, nomi degli inventori, fonti di finanziamento, eventuali collaborazioni esterne e informazioni sulle pubblicazioni previste.

L’università o l’ente ha poi un termine per valutare l’interesse al deposito. La regola generale prevede sei mesi dalla comunicazione per depositare la domanda di brevetto o comunicare l’assenza di interesse. Il termine può essere prorogato una sola volta, fino a tre mesi, se occorrono ulteriori valutazioni tecniche.

Se la struttura non procede nei termini o dichiara di non essere interessata, l’inventore può in determinati casi procedere autonomamente. È comunque fondamentale verificare regolamenti universitari, contratti di ricerca, accordi di finanziamento e clausole di riservatezza.


Scenari tipici di titolarità

La regola generale va applicata con attenzione, perché molte invenzioni universitarie nascono in contesti complessi: progetti finanziati da imprese, consorzi, borse di dottorato industriale, laboratori congiunti, fondi europei, spin-off o collaborazioni internazionali.

Situazione

Probabile titolarità

Cosa verificare

Invenzione realizzata da ricercatore nell’attività universitaria

Università o ente di appartenenza

Regolamento interno, rapporto di lavoro, comunicazione dell’invenzione

Invenzione realizzata da inventori di più atenei o enti pubblici

Contitolarità tra strutture, salvo accordi diversi

Convenzioni, quote, gestione costi, licenze e decisioni sul deposito

Ricerca commissionata o finanziata da impresa

Dipende dal contratto

Clausole su foreground IP, opzioni di licenza, cessione, riservatezza

Studente non dipendente che inventa autonomamente

Possibile titolarità dello studente

Uso di risorse universitarie, accordi firmati, progetto di tesi, contributo di docenti

Dottorando, assegnista o borsista coinvolto in progetto di ricerca

Da valutare caso per caso

Bando, contratto, regolamenti, finanziatore, obblighi di disclosure

Invenzione nata prima della costituzione di uno spin-off

Spesso università o inventori originari, secondo il caso

Cessione o licenza allo spin-off, chain of title, autorizzazioni interne

Invenzione sviluppata fuori dall’attività universitaria

Possibile titolarità dell’inventore

Connessione con mansioni, settore dell’ente, risorse usate, obblighi contrattuali

La tabella non sostituisce un’analisi legale. Serve però a evidenziare un principio pratico: prima di negoziare con un investitore o con un partner industriale, bisogna ricostruire la catena dei diritti.


Brevetti universitari e ricerca con imprese: il contratto è decisivo

Quando un’impresa finanzia o partecipa a un progetto universitario, la titolarità del brevetto non dovrebbe mai essere lasciata all’interpretazione successiva. Il contratto di ricerca deve chiarire fin dall’inizio quali risultati appartengono a chi e quali diritti spettano alle parti.

Le clausole più delicate riguardano la distinzione tra background IP e foreground IP. Il background comprende brevetti, know-how, software, dati e tecnologie già posseduti prima del progetto. Il foreground comprende invece i risultati generati durante la collaborazione.

Un buon contratto dovrebbe disciplinare almeno questi aspetti:

  • titolarità dei risultati brevettabili e criteri per attribuire le quote di contitolarità;

  • chi decide il deposito, in quali Paesi e con quale budget;

  • chi sostiene costi di deposito, estensione, traduzione, prosecution e mantenimento;

  • eventuale diritto di opzione dell’impresa per una licenza esclusiva o non esclusiva;

  • tempi di revisione delle pubblicazioni scientifiche prima della divulgazione;

  • gestione del know-how non brevettato e degli obblighi di riservatezza;

  • royalties, milestone, sublicenze, campi di applicazione e territori.

Senza queste previsioni, il rischio è duplice: l’università può trovarsi con un brevetto difficile da valorizzare, mentre l’impresa può investire nello sviluppo senza avere diritti chiari per il mercato.


Contitolarità: utile, ma da governare

Molte invenzioni accademiche sono frutto di team interdisciplinari. Un laboratorio universitario sviluppa la parte scientifica, un’impresa fornisce dati e prototipi, un altro ente contribuisce con test clinici o validazioni. Il risultato può essere una contitolarità brevettuale.

La contitolarità non è di per sé un problema. Può anzi riflettere correttamente i contributi inventivi. Diventa però critica se non esiste un accordo che regoli decisioni, costi e sfruttamento commerciale.

In particolare, bisogna stabilire chi può concedere licenze, se serve il consenso di tutti i contitolari, come si ripartiscono i proventi, chi guida le trattative con potenziali licenziatari e cosa accade se una parte non vuole più sostenere i costi. Le regole possono variare a seconda della legge applicabile e del Paese in cui il brevetto produce effetti.

Per questo, nei progetti universitari internazionali è consigliabile predisporre accordi di contitolarità già prima del deposito o, al più tardi, prima dell’estensione all’estero.


Come si valorizza un brevetto universitario

Valorizzare un brevetto universitario significa portarlo fuori dal fascicolo amministrativo e trasformarlo in uno strumento di mercato. Il brevetto da solo raramente genera ricavi. Serve una strategia che combini protezione giuridica, sviluppo tecnico, contratti e ricerca di partner.


Valutazione di brevettabilità e libertà di attuazione

Il primo passaggio è capire se l’invenzione sia realmente brevettabile e quanto sia forte rispetto allo stato dell’arte. Una ricerca di anteriorità aiuta a verificare novità e attività inventiva. Una ricerca di freedom to operate, invece, serve a capire se l’uso commerciale della tecnologia possa interferire con brevetti di terzi.

Questa distinzione è spesso sottovalutata. Un brevetto può essere concesso e, allo stesso tempo, l’impresa che lo sfrutta potrebbe aver bisogno di licenze su tecnologie altrui. Per approfondire il tema preventivo delle interferenze, può essere utile consultare la guida dello Studio sulle ricerche di interferenza.


Strategia di deposito: Italia, Europa, PCT e brevetto unitario

Dopo il primo deposito, la strategia territoriale deve essere calibrata sul mercato reale. La priorità brevettuale consente di estendere la protezione entro 12 mesi in altri Paesi o tramite procedure internazionali.

Il Patent Cooperation Treaty è uno strumento utile per guadagnare tempo e coordinare una futura protezione in molti Stati, ma non crea un brevetto mondiale. La domanda PCT apre una fase internazionale, seguita poi da fasi nazionali o regionali.

Per il mercato europeo, possono essere rilevanti il brevetto europeo classico e, in determinati casi, il brevetto unitario europeo. La scelta dipende da budget, Paesi target, rischio di contenzioso, potenziale licenziatario e strategia di enforcement.


Licenza, cessione o spin-off

Il brevetto universitario può essere valorizzato in modi diversi. Non esiste una soluzione unica. Una tecnologia ancora lontana dal mercato può richiedere un accordo di sviluppo con un’impresa. Una piattaforma tecnologica con applicazioni in più settori può prestarsi a licenze non esclusive per campi d’uso differenti. Un’invenzione molto focalizzata può essere conferita o concessa in licenza a uno spin-off.

Strumento

Quando può convenire

Attenzione principale

Licenza esclusiva

Quando un’impresa deve investire molto nello sviluppo

Definire milestone, territori, durata e obblighi di sfruttamento

Licenza non esclusiva

Quando la tecnologia ha più mercati o applicazioni

Evitare sovrapposizioni tra licenziatari e campi d’uso

Cessione del brevetto

Quando l’università non intende gestire lo sfruttamento

Valutare prezzo, garanzie, diritti residui e uso scientifico

Spin-off universitario

Quando il team vuole sviluppare direttamente il mercato

Chiarire licenza, equity, conflitti di interesse e governance

Accordo di sviluppo

Quando la tecnologia necessita proof of concept o validazione

Regolare i nuovi risultati e il contributo di ciascuna parte

Pacchetto brevetto più know-how

Quando il brevetto da solo non basta per replicare la tecnologia

Proteggere segreti, procedure, dati e competenze operative

Il know-how è spesso decisivo. Molte invenzioni universitarie non sono immediatamente industrializzabili solo leggendo il brevetto. Servono protocolli, dati sperimentali, competenze del team e informazioni riservate. Per questo brevetto e tutela del know-how devono essere pensati insieme.


Monitoraggio e gestione delle scadenze

La valorizzazione richiede continuità. Depositi, estensioni, annuità, risposte agli uffici brevetti, contratti di licenza e obblighi di rendicontazione generano scadenze. Una scadenza mancata può ridurre o compromettere la protezione.

Per università, spin-off e imprese licenziatarie è utile adottare un sistema di gestione documentale e monitoraggio del portafoglio. Strumenti digitali, promemoria automatici e procedure interne aiutano a evitare errori amministrativi, ma devono essere integrati con una strategia legale chiara.


Pubblicazione scientifica e brevetto: come evitare la perdita di novità

Nel mondo accademico la pubblicazione è un obiettivo naturale. Nel diritto brevettuale, però, la divulgazione anticipata può diventare un problema serio. Una tesi pubblicata, una conferenza, un poster, un abstract online, una presentazione a un partner non vincolato da NDA o una demo pubblica possono costituire anteriorità contro la stessa invenzione.

In Europa non esiste una grace period generale paragonabile a quella prevista in altri ordinamenti, come gli Stati Uniti in alcune ipotesi. Affidarsi a eccezioni è rischioso. La regola prudente è depositare prima di divulgare.

Questo non significa bloccare la ricerca. Significa coordinare tempi e contenuti. L’università può depositare una prima domanda, concordare un periodo di revisione delle pubblicazioni con eventuali sponsor e usare accordi di riservatezza prima di condividere dettagli tecnici con partner esterni.


Quanto vale un brevetto universitario

Il valore di un brevetto universitario non dipende solo dal numero di domande depositate. Dipende dalla qualità delle rivendicazioni, dalla distanza rispetto allo stato dell’arte, dal mercato potenziale, dal livello di maturità tecnologica, dalla presenza di dati sperimentali, dalla libertà di attuazione e dalla capacità di impedire alternative tecniche equivalenti.

In fase iniziale, molti brevetti accademici hanno un valore potenziale, non ancora realizzato. Per attrarre licenziatari o investitori, spesso occorre costruire un pacchetto più ampio: brevetto, risultati di validazione, business case, know-how, team scientifico, contratti puliti e assenza di conflitti sulla titolarità.

I metodi di valutazione possono essere basati sui costi sostenuti, sui flussi di reddito attesi o sul confronto con transazioni simili. Nessun metodo è perfetto. Nei brevetti universitari, la valutazione deve sempre considerare il rischio tecnico e regolatorio, specialmente in settori come biotech, medtech, food tech, energia, IA e materiali avanzati.


Errori da evitare nei brevetti nati in università

Gli errori più frequenti non sono solo tecnici, ma organizzativi e contrattuali. Una buona invenzione può perdere valore se la documentazione è incompleta o se le parti non hanno chiarito i rispettivi diritti.

  • Pubblicare l’invenzione prima del deposito senza una valutazione brevettuale.

  • Omettere uno o più inventori effettivi nella domanda di brevetto.

  • Confondere paternità scientifica, autorship del paper e qualità di inventore brevettuale.

  • Firmare contratti di ricerca senza disciplinare background IP e foreground IP.

  • Creare contitolarità senza un accordo su costi, licenze e enforcement.

  • Non rispettare il termine di priorità di 12 mesi per le estensioni estere.

  • Proteggere solo il brevetto e trascurare know-how, dati, software, design e marchi.

  • Presentarsi a investitori o imprese senza una chain of title verificabile.

Per le tecnologie basate su algoritmi, machine learning o sistemi autonomi, la valutazione richiede un’attenzione ulteriore. Il confine tra invenzione tecnica, software, dati, segreti commerciali e diritto d’autore può essere complesso. Sul tema è disponibile anche l’approfondimento su intelligenza artificiale e brevetti.


Checklist operativa per atenei, ricercatori e imprese

Prima di valorizzare un brevetto universitario, è utile seguire una sequenza ordinata. Il primo passo è raccogliere una disclosure completa dell’invenzione, con date, contributi inventivi, finanziamenti e divulgazioni previste. Il secondo è verificare contratti, regolamenti universitari e accordi con sponsor o partner.

Poi occorre eseguire ricerche brevettuali, decidere il primo deposito e pianificare le estensioni entro il termine di priorità. In parallelo, bisogna preparare accordi di riservatezza per le trattative e definire una strategia di valorizzazione: licenza, cessione, spin-off, co-sviluppo o pacchetto brevetto più know-how.

Infine, la gestione non termina con il deposito. Serve monitorare scadenze, stato delle domande, pagamenti, obblighi dei licenziatari e possibili violazioni sul mercato. Un portafoglio brevettuale universitario è efficace solo se viene amministrato come un asset dinamico.


Domande frequenti sui brevetti universitari

Chi è titolare di un brevetto universitario in Italia? Dopo la riforma del 2023, se l’invenzione è realizzata nell’ambito di un rapporto di lavoro, contratto o impiego con università, ente pubblico di ricerca o IRCCS, i diritti patrimoniali spettano di regola alla struttura di appartenenza dell’inventore. L’inventore conserva il diritto a essere riconosciuto come autore.

Un ricercatore può depositare il brevetto a proprio nome? Può accadere se la struttura non procede nei termini, comunica di non avere interesse o se l’invenzione è estranea al rapporto con l’università. È però necessario verificare regolamenti interni, contratti, obblighi di comunicazione e fonti di finanziamento.

Cosa succede se l’invenzione nasce da un progetto con un’impresa? La risposta dipende dal contratto di ricerca. Le parti dovrebbero regolare in anticipo titolarità dei risultati, diritti di licenza, opzioni di acquisto, pubblicazioni, riservatezza, costi brevettuali e sfruttamento commerciale.

Gli studenti sono titolari delle invenzioni create durante la tesi? Non esiste una risposta automatica valida per tutti i casi. Se lo studente non ha un rapporto di lavoro o collaborazione con l’università, la titolarità può restare allo studente, ma occorre verificare uso di risorse, contributo dei docenti, accordi firmati, progetti finanziati e regolamenti di ateneo.

È meglio brevettare prima di pubblicare un articolo scientifico? Sì, nella maggior parte dei casi. Una divulgazione pubblica prima del deposito può compromettere la novità, specialmente in Europa. La strategia corretta è coordinare deposito brevettuale e pubblicazione scientifica.

Come si guadagna da un brevetto universitario? Le vie principali sono licenze esclusive o non esclusive, cessioni, accordi di sviluppo, spin-off, royalties, milestone e pacchetti che includono know-how. La valorizzazione richiede contratti solidi, analisi di mercato e gestione attiva del portafoglio.


Proteggere e valorizzare la ricerca con una strategia integrata

I brevetti universitari sono un ponte tra laboratorio e mercato. Per funzionare, però, hanno bisogno di titolarità chiara, deposito tempestivo, contratti ben costruiti e una visione di valorizzazione.

Lo Studio Legale Coviello assiste ricercatori, università, spin-off e imprese nella protezione e gestione di brevetti, marchi, design, know-how e contratti di trasferimento tecnologico. L’attività integra consulenza legale in proprietà intellettuale, supporto al deposito, contrattualistica, strategie internazionali e strumenti digitali come l’app Brandregistrato per monitoraggio, promemoria scadenze e gestione documentale.

Per impostare una strategia su Marchi, Brevetti e Design collegata alla ricerca universitaria, puoi richiedere una consulenza tramite il sito dello Studio Legale Coviello.

 
 
 

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