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Contratto royalty holding: guida fiscale per imprese italiane

  • 16 ore fa
  • Tempo di lettura: 16 min

Mani che esaminano attentamente i documenti di un contratto sui diritti d’autore

In breve:  
  • Un contratto di royalty su un marchio di holding è difendibile solo se il marchio è registrato, l’atto è datato e supportato da perizia OCSE, e la holding dimostra attività reale. La documentazione e una perizia preventiva sono fondamentali per evitare contestazioni fiscali e mantenere la deducibilità dei canoni. La sostanza operativa della holding e la corretta organizzazione dei flussi documentali rafforzano la posizione in sede di controllo.

 

Un contratto di royalty sul marchio di una holding è difendibile davanti all’Agenzia delle Entrate quando soddisfa quattro condizioni simultanee: il marchio è registrato presso UIBM o EUIPO a nome del concedente, l’atto è redatto per iscritto con data certa ai sensi dell’art. 2704 c.c., il canone è giustificato da una perizia che applica le linee guida OCSE sui prezzi di trasferimento, e la holding dimostra sostanza operativa concreta. Senza anche uno solo di questi elementi, il rischio di contestazione fiscale è reale e la deducibilità dei canoni può essere disconosciuta.

 

Azioni immediate da intraprendere:

 

  • Verificare che il marchio sia regolarmente registrato a nome della holding e che la registrazione sia in corso di validità.

  • Ottenere la data certa sull’atto di licenza tramite registrazione presso l’Agenzia delle Entrate o apposizione di marca temporale qualificata.

  • Incaricare un perito con esperienza in transfer pricing e IP valuation per la perizia preventiva di stima del marchio.

  • Raccogliere e organizzare la documentazione di utilizzo: contratti commerciali, ordini, dati di marketing, report di fatturato attribuibili al marchio.

  • Predisporre un sistema di fatturazione e rendicontazione periodica tra licenziataria e holding, con conto corrente dedicato ai flussi di royalty.

 

La Corte di Cassazione ha confermato in più occasioni che l’onere della prova sulla congruità del canone grava sul contribuente. Studiolegalecoviello assiste imprese e gruppi nella strutturazione di questi contratti, dalla registrazione del marchio alla redazione delle clausole e alla difesa in sede contenziosa.

 

Indice

 

 

1. Quali requisiti formali e sostanziali verifica per primo il Fisco

 

Il primo controllo dell’Amministrazione finanziaria riguarda l’esistenza e la validità dell’atto. Un contratto di licenza infragruppo su marchio deve rispettare requisiti sia formali sia sostanziali per reggere a un accertamento.

 

Requisiti formali:

 

  • Forma scritta dell’atto, con indicazione precisa delle parti, del marchio oggetto di licenza (numero di registrazione UIBM o EUIPO, classi merceologiche) e della data di stipula.

  • Data certa ai sensi dell’art. 2704 c.c.: la registrazione dell’atto presso l’Agenzia delle Entrate o la marca temporale qualificata offrono la prova cronologica opponibile ai terzi; lo scambio via PEC da solo non è sempre sufficiente.

  • Specificità dell’oggetto: descrizione del marchio, prodotti e servizi coperti, classi di registrazione.

  • Durata determinata o determinabile, con clausole di rinnovo esplicite.

  • Territorialità: indicazione precisa dei mercati in cui la licenza è valida.

  • Natura della licenza: esclusiva, semi-esclusiva o non esclusiva, con conseguenze diverse sulla giustificazione del canone.

 

Requisiti sostanziali:

 

  • Descrizione dettagliata dell’asset: il marchio deve essere registrato e valido, non un segno di fatto privo di tutela consolidata.

  • Limiti d’uso: standard qualitativi che la licenziataria deve rispettare, divieto di sublicenza senza consenso scritto, obbligo di uso conforme all’identità del marchio.

  • Obblighi di tutela: la holding concedente deve impegnarsi a difendere il marchio da violazioni di terzi e a mantenerne la validità.

  • Clausole di reporting e audit: obbligo della licenziataria di trasmettere rendiconti periodici delle vendite e diritto della concedente di accedere alla documentazione contabile per verificare la correttezza del calcolo delle royalties.

 

Un consiglio: per ottenere data certa opponibile con il massimo grado di certezza probatoria, registrare l’atto di licenza presso l’Agenzia delle Entrate prima dell’inizio del pagamento delle royalties. La marca temporale qualificata è una valida alternativa per la conservazione digitale, ma la registrazione fiscale dell’atto rimane lo strumento più solido in sede contenziosa.

 

2. Come determinare e documentare la congruità del canone royalty

 

Il canone deve essere giustificato con metodo e prove secondo il principio di libera concorrenza (arm’s length), in linea con le linee guida OCSE sui prezzi di trasferimento. Un tasso scelto arbitrariamente espone la holding a rideterminazioni retroattive da parte del Fisco, che può contestare la percentuale applicata se l’analisi comparativa è insufficiente.

 

I metodi accettati dalla prassi e dalle linee OCSE sono:

 

  1. Comparable Uncontrolled Price (CUP): confronto diretto con transazioni comparabili tra parti indipendenti. È il metodo preferito quando esistono contratti di licenza comparabili sul mercato per lo stesso settore e tipo di marchio.

  2. Income approach (royalty rate su valore attuale): stima il valore del marchio attualizzando i flussi di reddito attesi attribuibili all’uso del segno. Adatto quando il marchio ha una storia di redditività documentata.

  3. Profit split: ripartisce il profitto consolidato del gruppo tra le entità in base al contributo di ciascuna. Indicato per intangibili unici per i quali il confronto diretto non è praticabile.

  4. TNMM (Transactional Net Margin Method): analizza il margine netto della licenziataria rispetto a operatori comparabili indipendenti. Utile quando i dati comparabili riguardano i margini piuttosto che le royalties.

 

La scelta del metodo deve essere documentata e motivata. Per beni immateriali unici, le linee OCSE suggeriscono di integrare più metodi e di documentare ipotesi, marginalità e rischi in modo esplicito.

 

Settore

Intervallo royalty indicativo

Metodo prevalente

Note

Abbigliamento e moda

3%–8% del fatturato

CUP / Income approach

Dati da contratti di licenza pubblici

Alimentare e bevande

2%–5% del fatturato

CUP

Forte variabilità per marchi DOP/IGP

Farmaceutico / salute

4%–10% del fatturato

Income approach

Dipende da brevetti associati

Tecnologia / software

5% del fatturato

Profit split / TNMM

Intangibili spesso unici

Distribuzione / retail

1%–4% del fatturato

CUP / TNMM

Margini ridotti del settore


Documentazione e strumenti di calcolo per il transfer pricing

Fonte: prassi di transfer pricing e letteratura specializzata; gli intervalli sono indicativi e devono essere verificati con analisi comparabili aggiornate per il caso specifico.

 

Un consiglio: preferire una royalty percentuale sul fatturato netto quando il marchio ha un impatto diretto e misurabile sulle vendite della licenziataria. Un canone fisso o misto (fisso + percentuale) è più adatto nei casi in cui il fatturato è volatile o il marchio copre solo una parte dell’offerta commerciale. La scelta deve essere esplicitata nella perizia e nel contratto.

 

Per approfondire il collegamento tra registrazione e ottimizzazione fiscale del marchio, Studiolegalecoviello ha pubblicato un’analisi dedicata alla pianificazione fiscale degli asset immateriali.

 

3. Perizia di valutazione del marchio: quando è indispensabile e cosa deve contenere

 

La perizia di stima non è un documento accessorio: è la prova principale che giustifica la congruità del canone davanti all’Agenzia delle Entrate e, in sede contenziosa, davanti alla Corte di Cassazione. La sua assenza o superficialità è uno dei motivi più frequenti di contestazione nei controlli su royalties infragruppo.

 

Quando è necessaria:

 

  • Operazioni tra parti correlate (holding e società operative del gruppo).

  • Trasferimenti patrimoniali significativi o conferimenti del marchio alla holding.

  • Situazioni in cui il CUP non è applicabile per mancanza di comparabili diretti.

  • Qualsiasi caso in cui la percentuale di royalty si discosta dai valori di mercato del settore.

 

Contenuti minimi della perizia:

 

  • Metodologia adottata (income approach, CUP, profit split o combinazione) con motivazione della scelta.

  • Dataset comparabili utilizzati: contratti di licenza pubblici, database specializzati, analisi di mercato.

  • Ipotesi di proiezione: periodo di stima, tasso di crescita atteso, margine attribuibile al marchio.

  • Tasso di sconto applicato e giustificazione del profilo di rischio.

  • Analisi della notorietà, della forza distintiva e della storia commerciale del marchio.

  • Firma e qualifica del perito, con indicazione dell’esperienza in transfer pricing e IP valuation.

 

Un perito con specifica esperienza in valutazione di intangibili e prezzi di trasferimento aumenta la credibilità della perizia, in particolare se applica le linee OCSE e fornisce dataset comparabili verificabili.

 

Un consiglio: commissionare la perizia prima della stipula del contratto, non dopo l’avvio dei pagamenti. Una perizia preventiva ha forza probatoria nettamente superiore rispetto a una perizia redatta ex post in risposta a un avviso di accertamento. Conservarla in formato digitale con marca temporale e allegarne copia all’atto di licenza registrato.


Sala riunioni allestita con materiali per la valutazione del brand

4. La sostanza economica della holding: come dimostrare che non è un mero contenitore

 

L’Agenzia delle Entrate contesta la struttura quando la holding è un veicolo passivo che detiene il marchio senza svolgere attività effettive. La sostanza operativa deve essere dimostrabile con documenti concreti, non con dichiarazioni generiche.

 

Funzioni chiave che la holding deve svolgere:

 

  • Gestione attiva del portafoglio IP: rinnovi, estensioni territoriali, sorveglianza del marchio contro contraffazioni.

  • Budget dedicato alla protezione legale: spese per azioni di enforcement, opposizioni, procedure UIBM/EUIPO.

  • Attività di licensing verso terzi indipendenti, non solo verso le società del gruppo.

  • Controllo qualità sui prodotti e servizi della licenziataria che recano il marchio.

  • Attività di marketing centrale: campagne, brand guidelines, gestione dell’identità visiva.

  • Struttura organizzativa: personale dedicato o contratti di servizio con professionisti esterni documentati.

 

Documenti e prove da conservare:

 

  • Verbali del consiglio di amministrazione con delibere su budget IP, strategie di licensing e azioni di tutela.

  • Contratti di servizio interni (service agreement) tra holding e operative, con descrizione delle prestazioni e corrispettivi.

  • Conto economico della holding con evidenza delle spese IP (legali, di registrazione, di marketing).

  • Organigramma aggiornato con indicazione delle responsabilità in materia di proprietà intellettuale.

  • Report di sorveglianza del marchio, corrispondenza con uffici brevetti, atti di opposizione o diffide.

 

Un consiglio: formalizzare ogni funzione con evidenza contabile e operativa. Un verbale che delibera il budget annuale per la protezione del marchio, abbinato a fatture di studi legali o agenzie di monitoraggio, vale più di qualsiasi dichiarazione generica sulla gestione IP della holding.

 

5. Come organizzare la documentazione e i flussi finanziari infragruppo

 

La documentazione continuativa è determinante per l’onere della prova, che in materia di transfer pricing grava sul contribuente. Un sistema di registrazione lacunoso o discontinuo è, di per sé, un segnale di allerta per il Fisco.

 

Elementi pratici di documentazione:

 

  • Fatture dettagliate emesse dalla holding verso la licenziataria, con indicazione del periodo di riferimento, della base di calcolo (fatturato netto del periodo) e dell’aliquota applicata.

  • Rendiconti periodici (trimestrali o semestrali) delle vendite della licenziataria, firmati dal responsabile amministrativo.

  • Registri delle vendite attribuibili al marchio, distinti per linea di prodotto o canale commerciale.

  • Report di utilizzo del marchio: materiali pubblicitari, packaging, campagne digitali, con date e budget.

  • KPI commerciali condivisi tra holding e licenziataria: quota di mercato, tasso di riconoscimento del marchio, volumi di vendita per categoria.

 

Procedure di fatturazione:

 

  • Emissione della fattura entro i termini previsti dal contratto, con riferimento esplicito al periodo di competenza.

  • Pagamento su conto corrente dedicato ai flussi di royalty, separato dall’operatività corrente.

  • Valuta e modalità di pagamento specificate nel contratto e rispettate nei bonifici effettivi.

  • Canone minimo garantito, se previsto, fatturato e pagato indipendentemente dal fatturato realizzato.

 

La conservazione digitale degli atti deve garantire l’immodificabilità e la leggibilità nel tempo. La marca temporale qualificata applicata ai documenti elettronici, abbinata alla conservazione su sistemi conformi al Codice del Consumo digitale, offre la prova cronologica necessaria in caso di controllo. La registrazione dell’atto di licenza presso l’Agenzia delle Entrate rimane lo strumento più solido per la data certa sull’atto principale.

 

Un consiglio: istituire un fascicolo digitale annuale per ogni esercizio, contenente contratto aggiornato, fatture, rendiconti, report di utilizzo e verbali di governance. Assegnare a un responsabile interno la tenuta e l’aggiornamento del fascicolo, con procedura scritta di controllo interno.

 


Schema illustrativo delle fasi del contratto di royalties

6. Clausole contrattuali essenziali per un contratto di royalty difendibile

 

Un contratto di licenza di marchio infragruppo deve contenere clausole specifiche per resistere a un accertamento fiscale. Le formulazioni vaghe o generiche sono il principale punto di attacco del Fisco.

 

Clausole che non possono mancare:

 

  • Definizione dell’asset: identificazione precisa del marchio (denominazione, numero di registrazione UIBM o EUIPO, classi merceologiche, territorio di registrazione).

  • Licenza concessa: natura (esclusiva/non esclusiva), ambito di utilizzo autorizzato, divieto di sublicenza senza consenso scritto.

  • Ambito territoriale: mercati in cui la licenza è valida, con riferimento alle registrazioni in vigore.

  • Durata: data di inizio, scadenza, condizioni di rinnovo e di recesso anticipato.

  • Calcolo e pagamento: formula di calcolo della royalty (es. «X% del fatturato netto realizzato dalla licenziataria dalla vendita dei prodotti contraddistinti dal marchio nel periodo di riferimento»), scadenze di pagamento, valuta, modalità (bonifico bancario su conto dedicato).

  • Canone minimo garantito: importo minimo dovuto indipendentemente dal fatturato, con clausola di adeguamento periodico.

  • Rendicontazione e audit: obbligo della licenziataria di trasmettere rendiconti periodici delle vendite; diritto della concedente di accedere alla documentazione contabile per verificare i calcoli.

  • Standard qualitativi: obblighi della licenziataria di mantenere la qualità dei prodotti/servizi associati al marchio.

  • Clausola di adeguamento: meccanismo oggettivo di revisione periodica del canone legato a indicatori di mercato (es. indici di settore, aggiornamento della perizia ogni tre anni).

  • Risoluzione e indennizzi: conseguenze dell’inadempimento, modalità di restituzione dei diritti, indennizzi per uso non autorizzato.

 

Esempi pratici di formulazione:

 

  1. Royalty percentuale: «La Licenziataria corrisponde alla Licenziante, a titolo di corrispettivo per la concessione d’uso del Marchio, una royalty pari al [X]% del fatturato netto realizzato nel periodo di riferimento dalla vendita dei Prodotti e dalla fornitura dei Servizi contraddistinti dal Marchio, calcolata su base [trimestrale/semestrale/annuale].»

  2. Canone minimo garantito: «Indipendentemente dal fatturato effettivamente realizzato, la Licenziataria si impegna a corrispondere alla Licenziante un canone minimo annuo non inferiore a [importo in euro], pagabile entro il [giorno] del mese di [mese] di ciascun anno contrattuale.»

  3. Clausola di adeguamento periodico: «Le parti concordano di procedere alla revisione della percentuale di royalty ogni tre anni, sulla base di una perizia aggiornata redatta da un perito indipendente con esperienza in IP valuation, e comunque in caso di variazioni significative del fatturato attribuibile al Marchio superiori al [X]%.»

  4. Clausola di audit: «La Licenziante ha il diritto, previo preavviso scritto di [X] giorni, di accedere alla documentazione contabile e commerciale della Licenziataria al fine di verificare la correttezza del calcolo delle royalties, impegnandosi a mantenere riservate le informazioni acquisite.»

 

Il modello di contratto tipo della Camera di Commercio di Bologna contiene clausole operative per corrispettivo, rendicontazione e verifica che possono essere adattate al contesto infragruppo.

 

Un consiglio: evitare formulazioni che rimandano a «usi del settore» o a «valori di mercato» senza specificare il metodo di determinazione. Il Fisco interpreta queste clausole come indeterminate e può contestare l’intero impianto contrattuale.

 

7. Obblighi fiscali e dichiarativi: come contabilizzare le royalties in Italia

 

Il trattamento fiscale delle royalties infragruppo coinvolge sia la licenziataria (deducibilità del costo) sia la holding concedente (tassazione del provento).

 

Per la licenziataria:

 

  • Le royalties sono deducibili ai sensi dell’art. 109 TUIR se soddisfano il principio di inerenza (connessione con l’attività d’impresa), competenza (imputazione al periodo di riferimento) e certezza/determinabilità del costo.

  • La deducibilità è condizionata all’esistenza di un contratto scritto con data certa, alla congruità del canone rispetto al valore di mercato e alla documentazione dell’effettivo utilizzo del marchio.

  • In contabilità, le royalties vanno registrate come costo per diritti di utilizzazione di opere dell’ingegno (voce B.8 del conto economico civilistico), con riferimento alle fatture ricevute dalla holding.

 

Per la holding concedente:

 

  • I proventi da royalties concorrono alla formazione del reddito d’impresa IRES della holding.

  • Nel caso di concessione da persona fisica (socio) a società, i proventi possono essere qualificati come redditi diversi e sono soggetti a ritenuta d’acconto del 20% ai sensi dell’art. 25 DPR 600/1973.

  • Le royalties percepite da soggetti non residenti possono essere soggette a ritenuta alla fonte, con possibile riduzione in presenza di convenzioni contro la doppia imposizione.

 

Aspetti IVA:

 

  • Le prestazioni di licenza di marchio sono soggette a IVA se rese tra soggetti passivi italiani. Per operazioni con soggetti esteri, si applicano le regole di territorialità IVA (art. 7-ter DPR 633/1972).

  • Le fatture devono riportare il riferimento contrattuale, il periodo di competenza e la base imponibile calcolata secondo il contratto.

 

Un consiglio: predisporre un prospetto di riconciliazione annuale tra i rendiconti delle vendite trasmessi dalla licenziataria, le fatture emesse dalla holding e i pagamenti effettivi. Questo documento, allegato alla dichiarazione dei redditi, riduce significativamente il rischio di contestazioni in sede di controllo formale.

 

8. Come prepararsi e difendersi in caso di contestazione fiscale

 

La difesa in sede di accertamento si costruisce prima del controllo, non dopo. Una documentazione lacunosa al momento della verifica è difficilmente recuperabile in tempi brevi.

 

Checklist di documenti da produrre in audit:

 

  • Contratto di licenza con data certa (registrazione o marca temporale).

  • Perizia di stima del marchio aggiornata.

  • Rendiconti periodici delle vendite e fatture di royalty.

  • Report di utilizzo del marchio (materiali di marketing, ordini, dati di fatturato per prodotto).

  • Verbali di governance della holding con delibere su budget IP e attività di enforcement.

  • Organigramma e contratti di servizio interni.

  • Documentazione di transfer pricing (Master File e Local File, se applicabili per dimensione del gruppo).

 

Timeline pratica per rispondere a un avviso di accertamento:

 

  1. Entro i primi 30 giorni: raccogliere tutta la documentazione contrattuale e contabile; incaricare un consulente specializzato in contenzioso tributario; valutare se richiedere l’accesso agli atti dell’Ufficio.

  2. Tra 30 e 60 giorni: predisporre la memoria difensiva con analisi giuridica e documentale; valutare la possibilità di integrare la perizia esistente o commissionarne una ex post se ammessa.

  3. Tra 60 e 90 giorni: valutare le opzioni di definizione agevolata (accertamento con adesione, mediazione tributaria per controversie fino a 50.000 euro) prima di procedere al ricorso.

 

Strategie difensive:

 

  • Integrare la documentazione probatoria con analisi comparative aggiornate che dimostrino la congruità del canone al momento della stipula.

  • Utilizzare la giurisprudenza della Corte di Cassazione che ha riconosciuto l’applicazione dei criteri di transfer pricing anche alle operazioni interne, per argomentare la correttezza metodologica adottata.

  • In sede di mediazione tributaria, presentare una proposta motivata con la perizia e i dati comparabili come base negoziale.

 

Un consiglio: non attendere l’avviso di accertamento per aggiornare la perizia. Una perizia aggiornata ogni tre anni, anche in assenza di contestazioni, mantiene la documentazione allineata alle variazioni di mercato e riduce l’esposizione in caso di controllo.

 

9. Checklist operativa: documenti, scadenze e responsabilità interne

 

Questa checklist è strutturata per essere assegnata a ruoli specifici all’interno del gruppo, con scadenze definite.

 

Documenti minimi da conservare:

 

  1. Atto di licenza con data certa (registrazione Agenzia delle Entrate o marca temporale).

  2. Certificato di registrazione del marchio UIBM o EUIPO in corso di validità.

  3. Perizia di stima del marchio (aggiornamento ogni tre anni o in caso di variazioni significative).

  4. Fatture di royalty emesse dalla holding per ogni periodo contrattuale.

  5. Rendiconti delle vendite trasmessi dalla licenziataria (trimestrali o semestrali).

  6. Report di utilizzo del marchio (materiali di marketing, campagne, packaging).

  7. Verbali del CdA della holding con delibere su budget IP e attività di licensing.

  8. Organigramma aggiornato con responsabilità IP.

  9. Contratti di servizio interni tra holding e operative.

  10. Documentazione di transfer pricing (Master File / Local File se applicabile).

 

Documento

Periodo di conservazione

Responsabile

Formato

Atto di licenza

Durata contratto + 10 anni

Legale / Holding

Digitale con marca temporale

Certificato UIBM/EUIPO

Durata registrazione + 5 anni

IP Manager / Holding

Digitale + cartaceo

Perizia di stima

10 anni dall’emissione

CFO / Holding

Digitale con marca temporale

Fatture royalty

10 anni

Amministrazione

Conservazione sostitutiva

Rendiconti vendite

10 anni

Amministrazione licenziataria

Digitale firmato

Verbali CdA

Illimitato

Segreteria societaria

Digitale + cartaceo

Report marketing

5 anni

Marketing / Holding

Digitale

Indicazioni pratiche per la conservazione:

 

  • Adottare un sistema di conservazione digitale a norma (D.Lgs. 82/2005, Codice del Consumo digitale) con marca temporale qualificata per tutti i documenti fiscalmente rilevanti.

  • Istituire un backup su server separato o servizio cloud certificato, con accesso controllato e log degli accessi.

  • Inviare copia dei documenti principali via PEC alla holding e alla licenziataria come ulteriore prova cronologica, in aggiunta alla marca temporale.

 

Per una guida operativa sulla documentazione fiscale dei marchi di holding, Studiolegalecoviello ha pubblicato un approfondimento dedicato.

 

Punti chiave

 

Un contratto di royalty sul marchio di una holding regge a un accertamento fiscale solo quando titolarità registrata, data certa, perizia OCSE-compliant e sostanza operativa della holding sono documentate in modo continuativo e coerente.

 

Punto

Dettagli

Registrazione del marchio

Il marchio deve essere registrato presso UIBM o EUIPO a nome della holding prima della stipula del contratto.

Data certa sull’atto

La registrazione presso l’Agenzia delle Entrate o la marca temporale qualificata sono gli strumenti più solidi per la prova cronologica.

Perizia preventiva

La perizia di stima, commissionata prima dell’avvio dei pagamenti, è la prova principale della congruità del canone.

Sostanza della holding

La holding deve svolgere funzioni attive (gestione IP, enforcement, controllo qualità) documentate con verbali, budget e contratti.

Documentazione continuativa

Rendiconti periodici, fatture dettagliate e report di utilizzo costruiscono l’onere della prova a favore del contribuente.

Studiolegalecoviello

Assiste imprese e gruppi nella redazione dei contratti di licenza, nella perizia di stima e nella difesa in sede contenziosa tributaria.

Perché la struttura conta più della percentuale

 

La questione che più spesso divide i professionisti fiscali è la percentuale di royalty: quanto applicare, come giustificarla, quale metodo scegliere. È una preoccupazione legittima, ma rischia di distogliere l’attenzione dal problema più frequente e più costoso: la debolezza strutturale del contratto e della documentazione.

 

L’esperienza maturata da Studiolegalecoviello nella consulenza su proprietà intellettuale e diritto commerciale internazionale mostra che la maggior parte delle contestazioni fiscali sui contratti di royalty infragruppo non nasce da una percentuale sbagliata, ma da un atto privo di data certa, da una holding che non sa dimostrare di aver svolto alcuna funzione attiva, o da rendiconti delle vendite mai prodotti. Il Fisco non contesta solo i numeri: contesta l’intera architettura.

 

La pianificazione fiscale del marchio, affrontata con rigore già in fase di strutturazione del gruppo, è un investimento che si ripaga nella prima verifica. Un contratto ben costruito, con perizia preventiva e documentazione continuativa, non elimina il rischio di controllo, ma trasforma la posizione del contribuente da difensiva a solida. La differenza, in sede contenziosa, è sostanziale.

 

Studiolegalecoviello: consulenza specializzata per contratti di licenza e royalty

 

Chi deve strutturare o rivedere un contratto di royalty su marchio di holding trova in Studiolegalecoviello un interlocutore con competenza diretta in proprietà industriale, transfer pricing e contenzioso tributario. Lo studio affianca imprese e gruppi nella redazione di contratti di concessione in licenza conformi ai requisiti dell’Agenzia delle Entrate, nella commissione e supervisione della perizia di stima del marchio, nell’audit documentale della sostanza della holding e nell’assistenza in caso di contestazione fiscale.

 

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Studiolegalecoviello

 

Il primo passo consigliato è un check documentale: verifica dello stato della registrazione del marchio, analisi dell’atto di licenza esistente (o impostazione di uno nuovo), e valutazione della necessità di una perizia preventiva. Per le imprese che devono impostare la strategia del marchio fin dalla denominazione, la pagina dedicata a marchio e naming offre un punto di partenza operativo. Per avviare una consulenza o richiedere un primo confronto, è possibile contattare direttamente lo studio tramite il sito.

 

Domande frequenti

 

Come vengono tassate le royalties sul marchio in Italia?

 

Le royalties concorrono alla formazione del reddito d’impresa IRES della holding concedente. Nel caso di concessione da persona fisica a società, i proventi sono soggetti a ritenuta d’acconto del 20% ai sensi dell’art. 25 DPR 600/1973.

 

Come si dichiarano le royalties percepite dalla holding?

 

I proventi da royalties vanno indicati nel reddito d’impresa della holding nella dichiarazione dei redditi (modello Redditi SC); le fatture emesse costituiscono la documentazione di supporto, abbinate ai rendiconti periodici delle vendite ricevuti dalla licenziataria.

 

Le royalties infragruppo sono soggette a ritenuta alla fonte?

 

Dipende dalla natura del concedente: se persona fisica, si applica la ritenuta del 20% ex art. 25 DPR 600/1973; se soggetto societario residente, i flussi sono tassati come reddito d’impresa senza ritenuta alla fonte; per soggetti non residenti, si applicano le convenzioni contro la doppia imposizione.

 

Quali sono gli aspetti fiscali più critici per la deducibilità delle royalties?

 

La licenziataria può dedurre le royalties se il contratto è scritto con data certa, il canone è congruo rispetto al valore di mercato (documentato da perizia), il marchio è effettivamente utilizzato nell’attività d’impresa e la holding dimostra sostanza operativa reale.

 

Quando è obbligatoria la perizia di stima del marchio?

 

La perizia non è formalmente obbligatoria per legge, ma è indispensabile in pratica per operazioni tra parti correlate: senza di essa, il contribuente non ha strumenti adeguati per dimostrare la congruità del canone in caso di accertamento fiscale.

 

Fonti utili e riferimenti normativi

 

Riferimenti normativi principali:

 

  • Art. 2704 c.c.: data certa degli atti privati.

  • Art. 109 TUIR: principi di deducibilità dei costi d’impresa (inerenza, competenza, certezza).

  • Art. 25 DPR 600/1973: ritenuta d’acconto sui compensi per diritti d’autore e utilizzo di opere dell’ingegno.

  • Art. 7-ter DPR 633/1972: territorialità IVA per prestazioni di servizi tra soggetti passivi.

  • Linee guida OCSE sui prezzi di trasferimento (Transfer Pricing Guidelines for Multinational Enterprises and Tax Administrations): metodologie per la determinazione del valore normale degli intangibili.

 

Fonti istituzionali:

 

  • UIBM, banca dati marchi: verifica dello stato delle registrazioni nazionali.

  • EUIPO: registrazioni e banca dati marchi dell’Unione europea.

  • Agenzia delle Entrate: prassi e circolari su transfer pricing e deducibilità royalties infragruppo.

  • Corte di Cassazione: giurisprudenza rilevante sull’applicazione dei criteri di transfer pricing alle operazioni interne e sulla rideterminazione retroattiva delle aliquote royalty.

 

Fonte

Tipo

Utilità principale

UIBM (uibm.gov.it)

Istituzionale

Verifica registrazione marchio, stato e scadenze

EUIPO

Istituzionale UE

Registrazioni marchio UE, opposizioni, banca dati

Agenzia delle Entrate

Amministrativa

Prassi su transfer pricing, deducibilità, ritenute

Corte di Cassazione

Giurisprudenziale

Pronunce su royalties infragruppo e transfer pricing interno

Linee guida OCSE TP

Internazionale

Metodologie CUP, income approach, profit split, TNMM

Camera di Commercio Bologna

Modello contrattuale

Clausole tipo per licenza di marchio

Il presente articolo ha finalità informative generali e non costituisce consulenza legale o fiscale. Per la strutturazione di contratti di royalty specifici e per la valutazione della propria situazione, è necessario rivolgersi a un professionista qualificato.

 

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