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Risarcimento danni per contraffazione del marchio: guida per aziende

  • pochi secondi fa
  • Tempo di lettura: 13 min

Mani che esaminano un documento relativo a una richiesta di risarcimento danni

In breve:  
  • Per ottenere un risarcimento per contraffazione del marchio è fondamentale agire rapidamente, raccogliendo prove economiche e adottando misure cautelari. La strategia più efficace combina diffide formali, sequestri e la quantificazione del danno secondo l’articolo 125 del Codice della Proprietà Industriale. La tempestività è essenziale per preservare le prove e rafforzare la posizione negoziale.

 

Per ottenere un risarcimento per contraffazione del marchio occorre agire subito, combinando misure cautelari urgenti con una raccolta sistematica di prove economiche. La strategia più efficace integra diffida formale, sequestro probatorio e quantificazione del danno fondata sull’art. 125 del Codice della Proprietà Industriale (CPI), che consente di richiedere il lucro cessante, il danno emergente o, in alternativa, la retroversione degli utili realizzati dal contraffattore. Attendere significa disperdere le prove e indebolire la posizione negoziale.

 

Le azioni urgenti da compiere nei primi giorni:

 

  • Raccogliere le prove immediatamente: screenshot, campioni del prodotto contraffatto, fatture storiche, report di vendita e dati di marketing dell’impresa lesa.

  • Inviare una diffida formale: atto scritto che intima la cessazione dell’uso illecito e fissa un termine per la risposta, con valore probatorio in giudizio.

  • Richiedere misure cautelari: sequestro probatorio o conservativo presso il Tribunale competente, anche in via d’urgenza.

  • Segnalare ai marketplace: Amazon, eBay, Alibaba e le principali piattaforme dispongono di procedure dedicate (Brand Registry, VeRO) per la rimozione rapida dei prodotti contraffatti.

  • Valutare la segnalazione al SIAC (Sportello Italiano Anti-Contraffazione) e alle autorità doganali per bloccare le importazioni illecite.

 

Un consiglio: Contattare Studiolegalecoviello nella prima settimana dalla scoperta della contraffazione consente di attivare le misure cautelari prima che il contraffattore disperda le prove o trasferisca gli utili. Una valutazione rapida del caso permette di scegliere subito il criterio di quantificazione del danno più vantaggioso.

 

Indice

 

 

Cos’è la contraffazione del marchio secondo il diritto italiano?

 

La contraffazione del marchio si verifica quando un soggetto usa, senza autorizzazione, un segno identico o simile a un marchio registrato per prodotti o servizi identici o affini, creando un rischio di confusione nel pubblico. Non si tratta di una semplice imitazione estetica: l’illecito scatta per l’uso non autorizzato del segno sul mercato, indipendentemente dalla qualità del prodotto contraffatto. Un caso analizzato dalla giurisprudenza italiana ha confermato che neppure la conformità qualitativa del prodotto esonera il contraffattore dal risarcimento.

 

Chi è legittimato ad agire:

 

  • Il titolare del marchio registrato, che vanta il diritto esclusivo sull’uso del segno.

  • Il licenziatario esclusivo, purché il contratto di licenza non escluda espressamente la legittimazione attiva.

  • Il depositante della domanda di registrazione, che può agire in via cautelare anche prima della concessione del titolo.

 

Sul piano normativo, il riferimento principale è l’art. 125 CPI per il risarcimento del danno, integrato dagli artt. 2043 e 2056 del Codice Civile per i criteri generali di responsabilità aquiliana. La distinzione rispetto alla concorrenza sleale (art. 2598 c.c.) è rilevante sul piano processuale: la contraffazione tutela il diritto sul segno registrato, mentre la concorrenza sleale può operare anche in assenza di registrazione, ma con oneri probatori diversi. Per approfondire i profili penali connessi, è utile consultare la guida sui reati collegati al marchio.

 

Esempi pratici:

 

  • Uso di un marchio identico su prodotti della stessa classe merceologica: contraffazione diretta.

  • Uso di un segno simile su prodotti affini, con rischio di confusione: contraffazione per somiglianza.

  • Uso di un marchio rinomato su prodotti non affini, con indebito vantaggio dalla notorietà altrui: contraffazione per agganciamento.

 

Quali procedure attivare per difendere il marchio contraffatto?

 

La sequenza operativa non è arbitraria: ogni fase prepara quella successiva e la sua omissione può compromettere l’esito del procedimento.

 

  1. Verifica e documentazione preliminare. Prima di qualsiasi azione formale, raccogliere prove dell’uso illecito: acquisti simulati, screenshot con data e URL, campioni fisici del prodotto contraffatto. Questa fase richiede metodo e rapidità.

  2. Diffida formale. Atto scritto inviato al contraffattore tramite raccomandata o posta elettronica certificata, con richiesta di cessazione immediata, ritiro dei prodotti dal mercato e risarcimento. La diffida ha valore probatorio e può aprire la strada a una composizione stragiudiziale.

  3. Misure cautelari urgenti. Il sequestro probatorio consente di acquisire i documenti contabili del contraffattore; il sequestro conservativo blocca i beni a garanzia del credito risarcitorio. Entrambi si richiedono al Tribunale delle Imprese competente, anche inaudita altera parte, allegando la documentazione del marchio registrato e le prove dell’uso illecito.

  4. Azione civile. Causa di merito per l’accertamento della contraffazione, la cessazione dell’uso e il risarcimento del danno. Può essere preceduta o accompagnata da misure cautelari.

  5. Valutazione dell’azione penale. La contraffazione del marchio integra reati previsti dagli artt. 473 e 474 c.p. La querela o la denuncia può rafforzare la posizione del titolare e accelerare l’acquisizione delle prove.

  6. Segnalazione ai marketplace e al SIAC. Le piattaforme di vendita online dispongono di procedure interne per la rimozione dei prodotti contraffatti. Il SIAC coordina le segnalazioni tra le autorità competenti. Le autorità doganali possono bloccare le importazioni di merce contraffatta su richiesta del titolare, come illustrato nella guida sulla tutela doganale del marchio.

 

Un consiglio: Una diffida efficace non si limita a intimare la cessazione: indica con precisione il marchio leso (numero di registrazione, classi merceologiche), descrive gli atti illeciti accertati, quantifica in via provvisoria il danno e fissa un termine perentorio di risposta. Un tono formale ma non aggressivo favorisce la composizione stragiudiziale, che spesso è più rapida e meno costosa del contenzioso.

 


Schema illustrativo dei principali criteri per il calcolo del risarcimento danni in caso di violazione del marchio.

Come si calcola il risarcimento danni per contraffazione del marchio?

 

L’art. 125 CPI offre al titolare del marchio tre criteri alternativi di quantificazione del danno, da scegliere in funzione della documentazione disponibile e della strategia processuale.


Scrivania con documenti per la stima dei danni e una calcolatrice

I tre criteri principali dell’art. 125 CPI

 

Lucro cessante (mancato profitto). Il titolare dimostra i ricavi che avrebbe conseguito in assenza della contraffazione. Il metodo più usato è il Panduit/DAMP test, che verifica quattro condizioni: domanda di mercato per il prodotto, assenza di alternative accettabili, capacità produttiva del titolare e prova del mancato profitto. In alternativa, si utilizza il margine operativo lordo (MOL) applicato alle vendite perdute.

 

Royalty virtuale (giusta royalty). Criterio minimo di liquidazione: si calcola il canone che il contraffattore avrebbe dovuto pagare se avesse ottenuto una licenza regolare. La giurisprudenza italiana ammette questo metodo come parametro forfettario, ma la sua applicazione resta condizionata all’allegazione di indizi che dimostrino l’esistenza del pregiudizio, come chiarito dalla Cassazione n. 24635/2021.

 

Retroversione degli utili. Ai sensi dell’art. 125 CPI, il titolare può chiedere la restituzione dei profitti realizzati dal contraffattore, come alternativa al lucro cessante. Questo rimedio è particolarmente efficace quando il contraffattore ha conseguito utili elevati e facilmente documentabili, perché non richiede la prova del dolo e può superare i limiti del criterio risarcitorio tradizionale. La dottrina specialistica lo qualifica come rimedio restitutorio, distinto dal risarcimento in senso stretto.

 

Tabella dei metodi di quantificazione

 

Metodo

Quando è preferibile

Documentazione necessaria

Lucro cessante (MOL)

Vendite perdute dimostrabili

Fatturato storico, listini, contratti di distribuzione

Royalty virtuale

Difficoltà a provare le vendite perdute

Contratti di licenza comparabili, tariffe di mercato

Retroversione degli utili

Utili del contraffattore elevati e documentabili

Bilanci e contabilità del contraffattore (da sequestro)

Danno reputazionale

Pregiudizio all’immagine dimostrabile

Perizie di mercato, indagini demoscopiche, calo clienti

Esempio numerico passo per passo

 

Si ipotizzi un’impresa con un fatturato annuo significativo nel segmento di prodotto contraffatto, un margine operativo lordo rilevante e una durata della contraffazione estesa. Le vendite perdute stimate possono essere calcolate come prodotto del fatturato, margine e quota di mercato sottratta nel periodo interessato. In alternativa, se il contraffattore ha realizzato utili netti nel medesimo periodo, la retroversione degli utili potrebbe risultare più conveniente. La scelta tra i due criteri dipende dalla documentazione disponibile e dalla strategia processuale concordata con il legale.

 

La Fondazione Nazionale Commercialisti ha analizzato in dettaglio le metodologie applicabili, rilevando la necessità di adeguare il metodo al caso concreto. Un caso relativo a una denominazione protetta ha mostrato come i contributi obbligatori al consorzio possano essere usati come parametro minimo della royalty virtuale, con effetti pratici significativi sulla quantificazione finale.

 

Attenzione: il risarcimento non è automatico. La Cassazione (sent. n. 24635/2021) ha chiarito che l’art. 125 CPI semplifica la prova dell’ammontare del danno, ma non esonera il titolare dall’allegazione di indizi e presunzioni per dimostrare l’esistenza stessa del pregiudizio.

 

Quali prove servono realmente per ottenere un risarcimento?

 

La prova del danno è il punto critico di ogni azione per contraffazione del marchio. L’errore più frequente è iniziare a documentare il pregiudizio solo dopo l’avvio del procedimento, quando parte dei dati storici è già andata perduta o è difficilmente recuperabile.

 

Checklist delle prove documentali essenziali:

 

  • Fatture di vendita storiche (almeno tre anni precedenti la contraffazione) e report mensili di fatturato per segmento di prodotto.

  • Prove delle campagne di marketing: budget investiti, report di performance, materiali pubblicitari.

  • Ordini cancellati o contratti non rinnovati riconducibili alla presenza del prodotto contraffatto sul mercato.

  • Listini prezzi e contratti di distribuzione, utili per calcolare il margine perduto.

  • Reclami e comunicazioni di clienti che segnalano confusione con il prodotto contraffatto.

  • Campioni fisici del prodotto contraffatto, acquistati in modo documentato (acquisto simulato con ricevuta).

  • Screenshot con data e URL delle pagine di vendita online, compresi i dati di traffico e le recensioni.

  • Perizie tecniche e contabili redatte da esperti nominati dal tribunale o di parte.

 

La checklist operativa elaborata da Studiolegalecoviello include anche log di vendita, prove di pubblicità digitale e catture forensi delle piattaforme online, elementi che rafforzano significativamente la domanda di risarcimento.

 

Per i casi in cui la contraffazione coinvolge canali digitali, le prove di advertising (Google Ads, Meta Ads) e i dati di traffico organico possono dimostrare la deviazione di clientela in modo più preciso rispetto alle sole fatture. Quando la contraffazione è connessa a fenomeni di furto di informazioni riservate o spionaggio industriale, può essere utile integrare le indagini forensi con un’analisi di sicurezza aziendale dedicata.


Dispositivi digitali sul tavolo utilizzati come prove per una richiesta di tutela del marchio.

Un consiglio: Predisporre fin dall’inizio un fascicolo probatorio digitale con copie forensi certificate (hash crittografico) di ogni documento e screenshot. Questa precauzione, che richiede pochi minuti per ogni acquisizione, può fare la differenza tra una prova ammissibile e una contestata in giudizio.

 

Quanto durano le procedure e quali costi bisogna prevedere?

 

Fasi e tempistiche tipiche

 

  1. Fase investigativa e diffida (da pochi giorni a 2–3 settimane): raccolta prove, redazione e invio della diffida, prima valutazione della risposta del contraffattore.

  2. Misure cautelari urgenti (2–6 settimane dall’istanza): il Tribunale delle Imprese può emettere il sequestro anche inaudita altera parte; i tempi dipendono dal carico del ruolo e dalla completezza della documentazione allegata.

  3. Fase civile di merito (da 12 mesi a 3–4 anni): accertamento della contraffazione, quantificazione del danno, eventuale perizia tecnica disposta dal giudice.

  4. Eventuale procedimento penale (variabile, spesso parallelo al civile): può accelerare l’acquisizione delle prove tramite la polizia giudiziaria.

 

Tabella riepilogativa dei costi indicativi

 

Fase

Durata indicativa

Voci di costo principali

Investigazione e diffida

1–3 settimane

Parcella legale, costi di acquisto simulato

Misure cautelari

2–6 settimane

Parcella legale, contributo unificato, eventuali perizie urgenti

Causa civile di merito

12 mesi

Parcella legale, onorari peritali, spese di cancelleria

Enforcement doganale/marketplace

Variabile

Costi di monitoraggio, parcella per segnalazioni

Accordo stragiudiziale

Variabile (spesso più rapido)

Parcella per negoziazione, eventuale accordo transattivo

Le strategie per contenere i costi includono: richiedere misure cautelari mirate (evitando procedimenti sovrabbondanti), privilegiare la composizione stragiudiziale quando il contraffattore è disposto a trattare, e richiedere al giudice la condanna del contraffattore al rimborso delle spese legali. In caso di accordo, è possibile negoziare anche il rimborso dei costi di monitoraggio e delle perizie già sostenute.

 

Come ridurre il rischio di contraffazione con misure preventive

 

La prevenzione della contraffazione del marchio non è un costo accessorio: è una condizione che semplifica il recupero del danno quando l’illecito si verifica comunque.

 

Misure strutturali e operative:

 

  • Registrazione strategica del marchio in tutte le classi merceologiche rilevanti e nei mercati esteri dove l’impresa opera o prevede di espandersi. Un marchio non registrato in un determinato paese non è tutelabile in quel territorio. Per i marchi con storia e valore consolidato, la tutela dei marchi storici richiede attenzione specifica.

  • Monitoraggio continuo dei registri marchi (UIBM, EUIPO, WIPO), dei marketplace online e dei motori di ricerca, per rilevare tempestivamente usi non autorizzati o depositi di marchi confondibili.

  • Contratti di licensing con clausole di controllo qualità e tracciabilità della supply chain, per evitare che i licenziatari diventino involontariamente vettori di confusione sul mercato.

  • Formazione interna del personale sulle procedure di segnalazione: dipendenti informati sono la prima linea di difesa e riducono i tempi di intervento in modo significativo.

  • Procedure interne di escalation che definiscano chi riceve la segnalazione, chi la valuta e chi autorizza l’azione legale, evitando ritardi decisionali che favoriscono il contraffattore.

 

Un consiglio: Impostare report mensili automatici di sorveglianza sui principali marketplace e sui registri marchi, e conservare copie forensi certificate di ogni anomalia rilevata. Questa documentazione preventiva, accumulata nel tempo, costituisce un archivio probatorio pronto all’uso nel momento in cui si decide di agire.

 

Il valore strategico della tutela del marchio oltre la difesa giudiziaria

 

La protezione attiva del marchio produce effetti che vanno ben oltre la singola causa di contraffazione.

 

  • Valorizzazione dell’asset immateriale: un marchio tutelato con continuità ha un valore commerciale superiore in sede di licensing, cessione o operazioni straordinarie come fusioni e acquisizioni. Gli investitori e i potenziali acquirenti valutano la solidità del portafoglio di proprietà intellettuale come indicatore di affidabilità aziendale.

  • Effetto deterrente: la reputazione di un’impresa che reagisce sistematicamente alle contraffazioni riduce l’attrattività del marchio come bersaglio per i contraffattori. La deterrenza non si costruisce con una sola azione, ma con una politica di enforcement coerente nel tempo.

  • Leva negoziale: nelle trattative commerciali e nelle operazioni straordinarie, la documentazione di una tutela attiva del marchio rafforza la posizione dell’impresa e può tradursi in condizioni contrattuali più favorevoli.

 

Come Studiolegalecoviello assiste le aziende nella tutela del marchio

 

Studiolegalecoviello offre un’assistenza integrata che copre l’intero ciclo della tutela del marchio, dalla prevenzione al contenzioso, con un approccio che combina competenza giuridica, strumenti digitali e esperienza internazionale.

 

Servizi dedicati alla difesa del marchio contraffatto:

 

  • Audit del portafoglio marchi e analisi del rischio di contraffazione.

  • Indagini forensi digitali per la raccolta e certificazione delle prove online.

  • Redazione di diffide e istanze cautelari, con gestione dei procedimenti d’urgenza.

  • Supporto per le segnalazioni ai marketplace (Amazon Brand Registry, eBay VeRO, Alibaba IPP) e al SIAC.

  • Assistenza nelle cause civili e penali per contraffazione del marchio, con quantificazione del danno secondo i criteri dell’art. 125 CPI.

  • Negoziazione di accordi risarcitori stragiudiziali e contratti di licenza.

  • Monitoraggio continuo del mercato e dei registri marchi tramite strumenti digitali e assistente virtuale basato su intelligenza artificiale.

 

La piattaforma digitale dello studio, inclusa l’app Brandregistrato, consente ai clienti di gestire il proprio portafoglio di diritti di proprietà intellettuale in modo centralizzato, con notifiche in tempo reale sulle scadenze e sulle anomalie rilevate. Per i casi con dimensione internazionale, lo studio dispone di una rete di corrispondenti esteri e di esperienza diretta in mercati come gli Emirati Arabi Uniti, dove ha seguito progetti in settori come il food tech e il monitoraggio IoT.

 

Per avviare un incarico, è sufficiente trasmettere allo studio la documentazione del marchio registrato, le prove dell’uso illecito disponibili e un’indicazione del fatturato del segmento coinvolto. La prima valutazione del caso consente di definire la strategia e le misure urgenti da attivare.

 

Punti chiave

 

Il risarcimento per contraffazione del marchio richiede azione immediata, prove economiche documentate e la scelta del criterio di quantificazione più adatto al caso concreto secondo l’art. 125 CPI.

 

Punto

Dettagli

Agire nei primi giorni

Raccogliere prove, inviare la diffida e valutare il sequestro probatorio prima che le prove si disperdano.

Prova del danno non automatica

La Cassazione (sent. n. 24635/2021) richiede indizi specifici del pregiudizio: fatture, report vendite e perizie sono indispensabili.

Tre criteri di quantificazione

L’art. 125 CPI prevede lucro cessante, royalty virtuale e retroversione degli utili: la scelta dipende dalla documentazione disponibile.

Prevenzione come investimento

Registrazione strategica, monitoraggio continuo e formazione interna riducono il rischio e semplificano il recupero del danno.

Studiolegalecoviello

Offre assistenza integrata dalla diffida al contenzioso, con strumenti digitali e esperienza internazionale per massimizzare il risarcimento.

Il parere dello studio: perché ogni giorno conta

 

Chi scopre una contraffazione del proprio marchio tende a sottovalutare l’urgenza, convinto che il danno sia già fatto e che ci sia tempo per valutare con calma. È un errore che vediamo ripetersi con frequenza, e che spesso compromette l’esito del procedimento. Le prove digitali scompaiono in poche ore: una pagina di vendita rimossa, un account cancellato, un trasferimento di fondi. Il sequestro probatorio, richiesto tempestivamente, può cristallizzare quella documentazione e trasformarla in un elemento decisivo per il giudice.

 

L’esperienza maturata da Studiolegalecoviello in casi di contraffazione nazionali e internazionali mostra che le imprese che ottengono i risarcimenti più significativi sono quelle che hanno agito nella prima settimana, con una strategia già definita al momento dell’azione cautelare. Non perché abbiano avuto più fortuna, ma perché hanno preservato le prove e hanno scelto il criterio di quantificazione del danno più adatto alla propria situazione prima che il contraffattore potesse reagire.

 

Studiolegalecoviello: come richiedere assistenza per la contraffazione del marchio

 

Studiolegalecoviello è il riferimento per le imprese italiane che affrontano casi di contraffazione del marchio e cercano un’assistenza concreta, dalla prima diffida fino alla quantificazione e al recupero del danno. La differenza rispetto a un approccio generalista sta nella capacità di combinare l’analisi giuridica con strumenti digitali di monitoraggio e indagine forense, riducendo i tempi di reazione e rafforzando la posizione del cliente in giudizio.

 

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Studiolegalecoviello

 

I servizi a valore aggiunto comprendono: audit del marchio e analisi del rischio, monitoraggio digitale continuo, redazione di diffide e istanze cautelari, assistenza nelle cause civili e penali, negoziazione di accordi risarcitori e supporto per le segnalazioni ai marketplace. Per i marchi con storia e valore consolidato, la pagina dedicata alla tutela dei marchi storici illustra i percorsi di protezione specifici. Per le denominazioni di qualità DOP, DOC e DOCG, lo studio offre un servizio dedicato accessibile dalla pagina dei marchi di qualità.

 

Per avviare un incarico, è sufficiente contattare lo studio trasmettendo la documentazione del marchio registrato, le prove dell’uso illecito disponibili e un’indicazione del fatturato del segmento coinvolto. La prima consulenza consente di definire la strategia, le misure urgenti e le opzioni tariffarie più adatte alla situazione specifica.

 

Fonti normative e riferimenti utili per approfondire

 

  • Art. 125 CPI (Codice della Proprietà Industriale, D.Lgs. 30/2005): disciplina il risarcimento del danno da contraffazione e i criteri di quantificazione.

  • Cass. civ., sez. I, n. 24635/2021: chiarisce i limiti probatori dell’art. 125 CPI e il principio per cui la royalty virtuale non esonera dall’allegazione di indizi del pregiudizio.

  • Fondazione Nazionale Commercialisti, ottobre 2023: analisi metodologica sui criteri di quantificazione del danno da contraffazione di marchi e brevetti.

  • LexCED, caso DOP: esempio pratico di calcolo del danno con parametri di consorzio come royalty minima.

  • Approfondimento interno: guida alla contraffazione del marchio e strategie difensive di Studiolegalecoviello.

  • Per i casi con dimensione internazionale: recupero dei diritti di commercializzazione all’estero.

  • Artt. 473 e 474 c.p.: fattispecie penali di contraffazione e introduzione nel territorio dello Stato di prodotti con segni contraffatti.

 

Domande frequenti

 

Quanto tempo ho per agire dopo aver scoperto una contraffazione?

 

Non esiste un termine perentorio breve, ma ogni giorno di ritardo rischia di disperdere le prove e di consolidare la posizione del contraffattore sul mercato. Le misure cautelari vanno richieste con la massima urgenza, preferibilmente entro la prima settimana dalla scoperta.

 

Il risarcimento è automatico se ho il marchio registrato?

 

No. La Cassazione (sent. n. 24635/2021) ha chiarito che l’art. 125 CPI semplifica la prova dell’ammontare del danno, ma il titolare deve comunque allegare indizi e presunzioni che dimostrino l’esistenza del pregiudizio: fatture, report di vendita e perizie sono indispensabili.

 

Qual è la differenza tra azione civile e azione penale per contraffazione del marchio?

 

L’azione civile mira al risarcimento del danno e alla cessazione dell’uso illecito; quella penale, fondata sugli artt. 473 e 474 c.p., può portare a sanzioni detentive e consente alla polizia giudiziaria di acquisire prove in modo più rapido. Le due azioni sono cumulabili e spesso si rafforzano a vicenda.

 

Quando conviene chiedere la retroversione degli utili invece del lucro cessante?

 

La retroversione degli utili ai sensi dell’art. 125 CPI è preferibile quando il contraffattore ha realizzato profitti elevati e facilmente documentabili, perché non richiede la prova del dolo e può superare i limiti del calcolo del lucro cessante, soprattutto quando le vendite perdute sono difficili da quantificare con precisione.

 

Studiolegalecoviello assiste anche in casi di contraffazione su marketplace online?

 

Sì. Lo studio gestisce le segnalazioni alle principali piattaforme di vendita online (Amazon Brand Registry, eBay VeRO, Alibaba IPP) e coordina le azioni legali con le procedure interne dei marketplace, riducendo i tempi di rimozione dei prodotti contraffatti.

 

Questo articolo ha finalità informative generali e non costituisce consulenza legale per il caso specifico. Per una valutazione della propria situazione, è opportuno rivolgersi a un professionista qualificato.

 

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