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Rischio di contraffazione nel business plan: come calcolare l'impatto economico

  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 10 min

State chiudendo il business plan. Avete definito prodotto, pricing, canali, investimenti, magari anche la strategia export. Poi arrivate al capitolo “rischi” e scrivete una riga generica sulla contraffazione, quasi per prudenza formale. È uno degli errori che vedo più spesso.


Se vendete in settori esposti, il falso non è una nota legale. È una variabile economica che può alterare ricavi attesi, margine lordo, costi operativi e persino il giudizio di banche e investitori. Il punto non è chiedersi se la contraffazione “esista”. Il punto è capire quanto vale per il vostro piano e dove entra nei numeri.


Perché il Rischio Contraffazione non è una Voce Generica del Vostro Piano


Molti imprenditori partono da un presupposto ragionevole ma incompleto: “Se il prodotto è buono e il marchio è nostro, il problema si affronterà se si presenterà”. In realtà, quando il business plan viene costruito senza una stima del rischio di imitazione, il piano economico-finanziario resta monco.


Il fenomeno non è marginale. Secondo il rapporto OCSE, il valore delle importazioni di prodotti contraffatti e piratati in Italia era pari a 12,4 miliardi di euro, circa il 4% delle importazioni italiane di prodotti autentici. Questo dato è utile come benchmark iniziale per dimensionare il rischio di sostituzione del fatturato, soprattutto nei settori più esposti, come emerge dal rapporto OCSE sull'economia italiana e il commercio di beni contraffatti.


Scrivania da ufficio moderna con un libro aperto contenente grafici aziendali e dati finanziari analizzati attentamente.


Il rischio non è solo giuridico


Nel business plan il rischio contraffazione viene spesso collocato accanto a contenziosi, variazioni normative e interruzioni della supply chain. È una classificazione comoda, ma sbagliata.


Se il vostro marchio è un asset, allora anche la sua vulnerabilità deve essere modellata come variabile economica. Questo vale ancora di più quando il brand è una parte rilevante del valore d'impresa, come chiarito anche nella riflessione su marchio come asset aziendale, valore e strategie.


Il segnale che un piano è debole


Un piano è fragile quando:


  • Proietta ricavi lineari senza distinguere tra canali più o meno esposti al falso.

  • Non prevede costi di tutela, come monitoraggio, azioni legali o verifiche di filiera.

  • Tratta il marchio come valore statico, senza considerare l'erosione di prezzo e fiducia.


Regola pratica: se la contraffazione può sottrarvi clienti o comprimere il prezzo medio, allora deve entrare nei conti prima che il piano venga presentato a soci, banche o investitori.

La domanda corretta non è “potremmo avere un problema?”. La domanda corretta è: quale quota del valore atteso è a rischio, su quali canali e con quali costi di reazione?


Oltre le Vendite Perse I Veri Costi della Contraffazione


Quando un imprenditore pensa al falso, di solito pensa alla vendita mancata. È solo il primo livello del danno. Nel lavoro pratico su marchi e piani industriali, il danno reale si distribuisce su più voci, alcune immediate, altre lente ma più pericolose.


Le stime richiamate negli studi italiani indicano che il mercato della contraffazione sottrae all'erario italiano oltre 5,7 miliardi di euro. Inoltre, il rapporto IPERICO 2024 segnala che nel 2023 il valore dei prodotti sequestrati per contraffazione in Italia è stato pari a 187,98 milioni di euro, con un aumento del 226% rispetto all'anno precedente, come riportato nello studio che richiama tali dati e l'evoluzione del fenomeno. Questo non serve solo a fotografare un danno pubblico. Serve a capire che l'intensità del rischio cambia rapidamente.


Infografica che illustra i quattro principali tipi di danni causati dalla contraffazione alle aziende, tra cui economico e reputazionale.


Le quattro aree di costo da inserire


Ci sono almeno quattro blocchi da considerare.


  • Vendite direttamente cannibalizzate. È il caso più intuitivo. Il cliente compra il falso al posto dell'originale, oppure rinvia l'acquisto perché il mercato è già stato “sporcato” da imitazioni a prezzo inferiore.

  • Erosione del prezzo medio. Anche quando il cliente continua a comprare l'originale, il brand può perdere capacità di tenere il prezzo. Questo effetto è molto comune quando online circolano copie visivamente credibili.

  • Costi operativi di tutela. Sorveglianza marketplace, investigazioni, diffide, dogane, analisi di autenticità, gestione reclami. Sono costi ricorrenti, non eccezioni.

  • Danno reputazionale e commerciale. Se il consumatore attribuisce al vostro brand un prodotto scadente che in realtà è falso, il danno entra in resi, recensioni, contestazioni e perdita di fiducia.


I costi nascosti che molti non mettono a budget


Il business plan spesso trascura i costi di “rumore”. Sono quelli che non nascono da una causa vinta o persa, ma da tutto ciò che serve a governare il fenomeno.


Area

Esempio di impatto nel piano

Canale commerciale

più controlli su distributori e marketplace

Customer care

aumento contestazioni su prodotti non originali

Legale

lettere di diffida, istruttorie, azioni cautelari

Operazioni

verifiche su packaging, seriali, tracciabilità


Un falso non sottrae solo un ordine. Può costringervi a spendere di più per spiegare al mercato chi siete davvero.

Per questo, quando si parla di risarcimento danni da contraffazione del marchio, il tema non va letto solo ex post. Prima ancora del contenzioso, occorre stimare che cosa il fenomeno costerà alla gestione ordinaria.


Cosa non funziona


Non funziona inserire una riga generica “rischio reputazionale”. Non funziona neppure applicare una percentuale indistinta all'intero fatturato. Il falso colpisce in modo diverso:


  • online rispetto al retail;

  • export rispetto al domestico;

  • prodotti ad alto contenuto simbolico rispetto a prodotti più tecnici.


Se non separate questi piani, il numero finale sarà poco credibile.


Il Metodo Pratico per Quantificare l'Impatto nel Business Plan


La stima utile non nasce da un'impressione. Nasce da un modello. Il metodo più solido, in ottica di business plan, è quello a tre passaggi: base vendibile, tasso di erosione, perdita economica complessiva.


Schema in tre passaggi per il calcolo del rischio in un piano finanziario aziendale.


Il metodo tecnico è sintetizzato anche nei materiali su rischio di impresa e scenari nel business plan: quantificare la base vendibile dell'IP, applicare un tasso di erosione da contraffazione segmentato per canale e area in più scenari, e includere non solo il fatturato perso ma anche abbassamento del prezzo medio, costi di controllo e costi legali.


Primo passaggio, definire la base vendibile


Qui si commette il primo errore tipico: si parte dal fatturato totale. Non basta.


Dovete scomporre:


  • linea di prodotto;

  • mercato geografico;

  • canale di vendita;

  • prezzo medio;

  • margine lordo per segmento.


Se avete un marchio che vende in e-commerce diretto, distributori e retail fisico, quelle tre basi non vanno mai sommate in modo indistinto. Hanno esposizioni differenti e anche costi di reazione diversi.


Secondo passaggio, applicare un tasso di erosione segmentato


Qui serve prudenza. Non un numero “elegante”. Un numero difendibile.


Per ogni segmento dovete assegnare:


  • uno scenario base;

  • uno scenario stress;

  • uno scenario worst case.


Il tasso di erosione va stimato con criterio qualitativo e con indicatori empirici. Se, per esempio, un canale online è aperto a marketplace non controllati, l'erosione attesa sarà normalmente più alta rispetto a un canale retail chiuso e presidiato.


Osservazione operativa: il tasso unico applicato all'intero fatturato quasi sempre produce una stima formalmente ordinata ma economicamente falsa.

A questo punto potete usare una matrice semplice.


Segmento

Base vendibile

Tasso di erosione

Perdita ricavi attesa

E-commerce

da stimare internamente

da stimare per scenario

risultato del modello

Retail fisico

da stimare internamente

da stimare per scenario

risultato del modello

Export

da stimare internamente

da stimare per scenario

risultato del modello


Un ulteriore livello di affidabilità si ottiene se collegate il dato al valore economico del brand. Per questo, nella pratica, è utile affiancare il modello con una valutazione economica del marchio.


Un approfondimento video può aiutare a inquadrare meglio la logica di costruzione del rischio nel piano:



Terzo passaggio, passare dai ricavi al vero impatto economico


La perdita economica non coincide con il fatturato perso. Dovete aggiungere almeno tre correttivi:


  1. perdita di margine lordo;

  2. riduzione del prezzo medio realizzabile;

  3. costi di tutela e controllo.


Se il business plan copre un orizzonte pluriennale, questa perdita va poi proiettata e attualizzata. È il modo corretto per trasformare il rischio di contraffazione nel business plan: come calcolare l'impatto economico, non come annotarlo.


Esempio Numerico Il Caso di una Startup del Made in Italy


Passiamo a un caso semplice ma realistico. Non userò numeri inventati sul mercato della contraffazione della singola impresa. Userò un modello di simulazione con variabili interne da compilare. È il modo corretto per non confondere benchmark macro con previsioni aziendali.


Il contesto settoriale, però, è chiaro. A livello UE, i prodotti contraffatti generano circa 16 miliardi di euro di perdite annue nei settori abbigliamento, calzature, cosmetici e giocattoli. Per l'Italia, nel solo settore abbigliamento e calzature, il danno è indicato in 1,7 miliardi di euro e 19.000 posti di lavoro persi ogni anno, come riportato nel contributo divulgativo che richiama questi dati su contraffazione in Italia e impatto economico su abbigliamento e calzature.


La logica della simulazione


Immaginate una startup calzaturiera Made in Italy. Il business plan prevede ricavi su due canali, retail fisico ed e-commerce. Invece di dichiarare un danno generico, il management costruisce una simulazione usando le proprie stime interne su:


  • fatturato atteso per canale;

  • margine lordo per canale;

  • tasso di erosione prudenziale;

  • budget annuo di monitoraggio ed enforcement.


Il valore dell'esempio non sta nel numero assoluto. Sta nel fatto che obbliga l'impresa a trasformare un rischio astratto in una riga concreta di conto economico.

Tabella di lavoro


Simulazione Impatto Contraffazione su PMI Calzaturiera (Anno 1)


Voce di Costo

Calcolo

Impatto Economico (€)

Perdita ricavi canale retail

ricavi retail x tasso erosione retail

da stimare

Perdita ricavi canale e-commerce

ricavi e-commerce x tasso erosione online

da stimare

Perdita margine lordo

perdita ricavi complessiva x margine lordo medio

da stimare

Pressione sul prezzo medio

riduzione prezzo medio x volumi interessati

da stimare

Monitoraggio e sorveglianza

budget annuo dedicato

da stimare

Attività legale ed enforcement

budget annuo dedicato

da stimare

Gestione reclami e resi anomali

costo atteso interno

da stimare

Impatto economico totale

somma delle voci precedenti

da stimare


Come leggere davvero la tabella


Il punto pratico è questo: la startup non deve chiedersi solo “quanto potrei perdere in vendite?”, ma anche “quale budget minimo devo allocare per evitare che quella perdita cresca?”.


È anche il motivo per cui, per una giovane impresa, la protezione del segno distintivo non è un adempimento secondario ma una scelta industriale. Lo si vede bene nel tema perché una start-up dovrebbe registrare il marchio.


Questa simulazione, una volta popolata con i vostri dati interni, produce tre risultati utili:


  • un valore annuo di impatto atteso;

  • un valore di cassa da presidiare;

  • un budget di protezione giustificabile davanti a soci e finanziatori.


Dall'Analisi alla Strategia Creare Scenari di Rischio


Il business plan serio non presenta un solo numero. Presenta ipotesi, sensibilità e soglie di reazione. Sul rischio contraffazione vale ancora di più, perché l'intensità del fenomeno può cambiare per geografia, canale e visibilità del brand.


Un professionista in ufficio analizza un tablet che mostra grafici di proiezioni finanziarie su diversi scenari futuri.


Tre scenari utili davvero


Nella pratica consiglio sempre tre scenari.


Scenario base


È quello coerente con i dati e con il presidio che oggi avete davvero. Non quello che sperate di avere.


Usatelo per costruire il conto economico “normale”, includendo:


  • perdita attesa su ricavi;

  • costi ordinari di monitoraggio;

  • budget legale minimo.


Scenario favorevole


Qui l'ipotesi non è che il rischio sparisca. È che la mitigazione funzioni meglio del previsto. Per esempio:


  • distributori più controllati;

  • canali digitali ripuliti più rapidamente;

  • autenticazione del prodotto più chiara;

  • enforcement più tempestivo.


In questo scenario il beneficio non è solo minor perdita. È anche recupero di pricing power.


Scenario di stress


Questo è il passaggio che molte aziende evitano, proprio quando servirebbe. Lo scenario di stress simula:


  • ingresso in mercati più esposti;

  • forte crescita online senza adeguato presidio;

  • diffusione di copie su marketplace;

  • aumento dei reclami su prodotti confondibili.


Cosa guardano investitori e banche


Non cercano la perfezione. Cercano la capacità di governare l'incertezza.


Una sezione rischi costruita bene deve far vedere:


  • quali assunzioni cambiano tra gli scenari;

  • quale impatto hanno su EBITDA, cassa e covenant interni;

  • quale spesa di protezione è discrezionale e quale no.


Quando il rischio è modellato per scenari, il budget di tutela smette di sembrare un costo difensivo e diventa una leva di stabilizzazione dei risultati.

L'errore più comune negli stress test


Fare scenari che cambiano solo i ricavi. Non basta. Dovete far variare anche:


  • tempi di incasso;

  • costi di controllo;

  • costi legali;

  • resi, contestazioni, sostituzioni commerciali.


Uno scenario credibile non è più drammatico. È più completo.


Mitigare il Rischio e Valorizzare l'Asset Implicazioni Strategiche


Quantificare il danno serve a una cosa precisa: decidere quanto investire per ridurlo. Senza questa traduzione, il capitolo IP resta decorativo.


L'impatto della contraffazione si riflette anche in indicatori osservati da investitori e banche: aumento del capitale circolante, maggior costo di compliance e possibile sconto sul valuation multiple. Nei settori moda e calzature in Italia, le perdite sono stimate in 1,7 miliardi di euro e 19.000 posti di lavoro, mentre in Europa l'abbigliamento registra 12 miliardi di euro di mancate vendite, come richiamato nell'articolo su danni economici della contraffazione e riflessi su imprese e sistema finanziario.


Dove il rischio entra nella finanza d'impresa


Non entra solo nei ricavi. Entra in tre luoghi decisivi.


  • Accesso al credito. Se il brand è esposto e il presidio è debole, il profilo di rischio dell'impresa peggiora. Questo può riflettersi su richieste di maggiore controllo, maggiori garanzie o più capitale assorbito.

  • Valutazione d'impresa. Un marchio non protetto o male difeso è un asset meno stabile. In operazioni di investimento o cessione, il tema emerge subito in due diligence.

  • Espansione internazionale. Aprire un mercato senza presidio registrale, contrattuale e operativo espone il business plan a deviazioni che poi costano molto più della prevenzione.


Le misure che in pratica funzionano


Non esiste una singola misura risolutiva. Funziona un sistema coerente.


Protezione a monte dei titoli


Registrare e coordinare marchi, design e altri diritti rilevanti prima dell'espansione commerciale. Se arrivate dopo, spesso correte dietro al problema.


Sorveglianza dei canali


Marketplace, social commerce, distribuzione parallela, export. Il presidio deve seguire i punti in cui il falso compare davvero.


Contratti più robusti


Distribuzione, licenza, fornitura, produzione conto terzi. Le clausole su autenticità, tracciabilità, audit e reazione alla violazione sono parte della difesa economica, non mero formalismo.


Strumenti di autenticazione


Packaging evoluto, serializzazione, sistemi digitali di verifica, procedure di controllo documentale. Non perché “facciano scena”, ma perché abbassano il costo probatorio e commerciale del dubbio.


Cosa non conviene fare


Non conviene spendere tutto in enforcement quando non avete ancora:


  • titoli ben registrati;

  • canali mappati;

  • priorità geografiche;

  • soglie di intervento.


Molte PMI bruciano risorse in azioni episodiche. Una diffida isolata può essere utile, ma non sostituisce una politica di tutela.


Dalla tutela al valore


Quando il rischio è quantificato, la protezione cambia natura. Non è più una spesa “legale”. Diventa una componente di pianificazione industriale.


In questo contesto, strumenti di monitoraggio e gestione del portafoglio IP possono avere un ruolo operativo. Un'opzione disponibile sul mercato è l’enforcement contro la contraffazione e la tutela IP di Studio Legale Coviello, che si colloca nel perimetro di assistenza su marchi, design, anticontraffazione e presidio dei diritti. Il punto, però, resta uno: qualunque struttura scegliate, dovete collegare la tutela ai numeri del piano.


Se il marchio genera margine, allora la sua protezione deve avere un budget, una priorità e un ritorno atteso.

Il business plan migliore non è quello che promette crescita senza attriti. È quello che mostra di aver già capito dove la crescita può essere erosa e quanto costa difenderla.



Se state costruendo o rivedendo un business plan e volete trattare la contraffazione come una vera variabile economica, non come una nota generica sui rischi, Studio Legale Coviello può affiancarvi nella tutela e valorizzazione di marchi, design e altri asset di proprietà industriale, con un approccio utile anche per scenari di crescita, licensing, espansione internazionale e pianificazione finanziaria.


 
 
 

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