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Sophia Robot: Il Cittadino Elettronico e il Dilemma dell’Ingegno Artificiale Brevettato – Avvocato Carmine Coviello

  • 8 mar
  • Tempo di lettura: 4 min
robot e avvocato carmine coviello

DUBAI – Se nel 2017 la cittadinanza concessa a Sophia dall’Arabia Saudita sembrava un paradosso fantascientifico, oggi, nel 2026, rappresenta un “cortocircuito” giuridico senza precedenti. Mentre le strade di Dubai si popolano di androidi di servizio.

 

Il Paradosso: Persona o Prodotto?

Sophia gode di una cittadinanza onoraria, ma ogni sua cellula sintetica e ogni sinapsi digitale appartengono a una società di Hong Kong. Sophia è un “prodotto” protetto da brevetti critici, come quello sul Frubber® (la nanotecnologia che mima la pelle umana e la muscolatura facciale). Il Conflitto Legale, in nessun ordinamento giuridico del 2026 una “persona” può essere coperta da brevetto. Se Sophia è un cittadino, il suo hardware dovrebbe essere libero; se è un prodotto, la cittadinanza è un vuoto formale. Questo limbo impedisce a Sophia di esercitare diritti reali, come il possesso di proprietà o il diritto d’autore sulle proprie opere.

Il Caso “DABUS” e il Rifiuto dell’IA come Inventore

Il dibattito su Sophia si intreccia con il fallimento dei ricorsi di Stephen Thaler, che nel 2026 ha visto confermati i rigetti dei tribunali di mezzo mondo (USA, UK, UE). La giurisprudenza del 2026 è ferrea: un brevetto può essere concesso solo se l’inventore è un essere umano. Anche se Sophia progettasse un nuovo tipo di contenitore alimentare (come nel caso del sistema DABUS), il brevetto verrebbe rifiutato o attribuito ai suoi programmatori. La Nuova Legge Italiana (Gennaio 2026), l’Italia è stata tra i primi paesi a specificare che il diritto d’autore protegge solo le opere dell’ingegno umano. Le creazioni di Sophia sono ora classificate come “prodotti assistiti”, dove la tutela legale scatta solo se l’apporto umano è prevalente e documentato.


Responsabilità Civile: Chi paga se l’IA sbaglia?

A Dubai, il Regulatory Intelligence Office ha introdotto nel 2026 una normativa specifica sulla responsabilità. Sophia non risponde personalmente delle sue azioni. In caso di danni o violazione di copyright commessi dall’androide, la responsabilità ricade sul produttore o sul proprietario. Per operare negli spazi pubblici, i robot come Sophia devono ora possedere una polizza assicurativa “AI-Liability”, che copre i rischi derivanti da decisioni autonome del software non previste dai programmatori.

 

Verso la “Persona Elettronica”

Il caso Sophia sta spingendo le autorità di Dubai e dell’Unione Europea verso una soluzione mediana: la creazione dello status di “Persona Elettronica”. Questa categoria permetterebbe ai robot di avere un patrimonio dedicato (per risarcire danni o pagare licenze) e di essere riconosciuti come “co-inventori”, pur mantenendo la distinzione dai diritti umani inalienabili. “Nel 2026, Sophia non è più una persona, ma una piattaforma,” commenta un consulente IP del DIFC. “Il valore non è nella sua cittadinanza, ma nei dati che raccoglie e negli algoritmi di empatia che ha saputo rendere standard industriali.” Mentre Sophia rappresenta il tentativo di brevettare l’identità e l’emozione, il progetto Rembrandt rappresenta il tentativo di brevettare la creatività storica. Insieme, questi due casi formano il “binario morto” su cui sta correndo la legislazione di Dubai e internazionale.

 

The Next Rembrandt: Creare il Passato con l’AI

Il progetto, che ha visto una nuova ondata di interesse proprio all’inizio del 2026 grazie a nuove esposizioni immersive a Dubai, ha utilizzato un algoritmo per analizzare 346 dipinti del maestro olandese e produrre un “nuovo” ritratto originale. Rembrandt è morto nel 1669; le sue opere sono nel pubblico dominio. Tuttavia, l’opera generata dall’AI è un “nuovo” oggetto. Gli uffici legali degli Emirati hanno stabilito che l’output di un’AI (come il dipinto di Rembrandt) non può godere di copyright perché manca l’atto creativo umano. Se chiunque può istruire un’AI a “dipingere come Rembrandt”, il risultato non è unico nel senso legale del termine.

 

La “Memoria Artificiale” e la Proprietà dei Dati

Il progetto Rembrandt solleva una problematica che a Dubai nel 2026 è diventata legge: il Text and Data Mining (TDM). Addestramento Legale, per creare il “nuovo” Rembrandt, l’AI deve “leggere” migliaia di dati. A Dubai, dal 2025, è stato introdotto un sistema di licenze per cui chi addestra un’IA su opere d’arte protette (non è il caso di Rembrandt, ma lo sarebbe per un artista moderno come Banksy) deve pagare una Royalty di Addestramento. Se Sophia iniziasse a produrre opere “nello stile di” artisti viventi presenti nelle collezioni di Dubai, i detentori dei marchi di quegli artisti potrebbero denunciare la Hanson Robotics per violazione della proprietà intellettuale indiretta. Sophia cerca di convincerci che la macchina è umana per proteggere il suo marchio. The Next Rembrandt cerca di convincerci che la macchina è un genio per proteggere il suo valore commerciale. In entrambi i casi, la legge di Dubai sta rispondendo con il disincanto: “Se non c’è un battito cardiaco o una firma umana verificabile, non c’è brevetto d’ingegno, ma solo un eccellente prodotto di ingegneria software.”

 

Consigli utili

È consigliabile affidarsi a un professionista esperto in materia di proprietà intellettuale per garantire la salvaguardia dei propri interessi. Lo Studio Legale Coviello, ha adottato un protocollo di tutela che favorisce l’espansione internazionale delle aziende nei mercati degli EAU. Il percorso proposto dai nostri consulenti rappresenta la migliore soluzione per tutelare la vostra azienda nel settore della Proprietà Intellettuale, sviluppare il vostro marchio ed espandere il vostro business in questi territori.

 

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