Studio Legale Coviello: proteggere marchi e prodotti è il primo passo per crescere, soprattutto all’estero
- Carmine Coviello
- 26 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 nov 2025

Dall’Italia ai mercati internazionali, con particolare attenzione agli Emirati Arabi, lo Studio accompagna le imprese nella registrazione e tutela dei propri asset immateriali. Marchi, brevetti, design: l’internazionalizzazione passa anche dal diritto
Un prodotto può avere un mercato, ma senza un marchio registrato rischia di non avere un futuro. È una verità che molte aziende italiane comprendono troppo tardi, quando un’idea brillante è già finita nelle mani sbagliate. E questo rischio si amplifica nei percorsi di internazionalizzazione, dove la tutela dei diritti può seguire logiche e procedure diverse da quelle europee.
« Molte imprese italiane sanno distinguersi per la qualità dei loro prodotti, ma spesso trascurano l’importanza di tutelare i propri asset immateriali — marchi, brevetti, design — nei mercati esteri», spiega l’avvocato Carmine Coviello, specializzato proprio nella proprietà intellettuale e con una presenza attiva negli Emirati. «Il problema non è solo burocratico. È culturale: si tende a difendere il prodotto, ma non il pensiero che lo ha generato».
Uno degli errori più comuni? Supporre che una registrazione italiana o europea sia sufficiente. «In molti Paesi del Medio Oriente o a livello internazionale, non basta che un marchio sia registrato nel paese di origine per essere automaticamente protetto. Serve una strategia di tutela efficace, perché chi per primo tutela il marchio ne acquisisce i diritti», sottolinea l’avvocato Coviello. «Abbiamo assistito aziende che, dopo avere partecipato a fiere internazionali e avviato pratiche commerciali, si sono viste bloccare le esportazioni perché un terzo soggetto aveva registrato lo stesso marchio per le stesse classi merceologiche in quel paese».
Il danno non è solo economico. È anche reputazionale. Un brand non protetto può perdere valore, usato in contesti inappropriati o agganciato a prodotti di scarsa qualità, con ricadute gravi sull’immagine dell’azienda madre. «Il mercato del Golfo oggi offre grandi opportunità, ma pretende serietà. E la serietà, nel diritto, comincia dal presidio delle proprie idee».
Ma c’è un ulteriore aspetto che spesso sfugge agli imprenditori: proteggere il proprio brand non è solo una misura difensiva. È anche un modo per aumentare concretamente il valore dell’impresa. «Un marchio ben registrato, protetto in più territori, rende l’azienda più solida e più appetibile agli occhi di potenziali investitori, partner o acquirenti», spiega l’avvocato Coviello. «In un processo di valutazione aziendale, gli asset immateriali hanno un peso sempre maggiore. E non si tratta solo di grandi brand: anche una PMI che tutela il proprio nome e il proprio design può risultare più competitiva».
Non si tratta, insomma, di un mero adempimento tecnico. Serve una visione strategica. «Registrare un marchio senza valutarne l’estensione, i rischi di confondibilità o le implicazioni legali nei Paesi target è un errore. Ogni mossa deve essere pensata come parte di un piano di crescita. La proprietà intellettuale non è un passaggio burocratico, è un investimento. Oltre alla registrazione serve poi sorvegliare e monitorare i marchi, i brevetti, i design registrati. Per garantire questi servizi, abbiamo sviluppato l’app Brandregistrato, www.brandregistrato.it una sorta di cassaforte digitale della proprietà intellettuale. Grazie a questo servizio i marchi dei nostri clienti vengono costantemente sorvegliati e monitorati, garantendo una maggiore tutela ai titoli di proprietà intellettuale».



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