Marchio e fiscalità a Dubai: la guida per aziende italiane
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Quando si parla di marchio e fiscalità a Dubai, non stiamo discutendo solo di loghi e tasse. Stiamo parlando di come trasformare la proprietà intellettuale da una voce di costo a un vero e proprio motore di crescita strategico. Gli Emirati Arabi Uniti hanno creato un sistema dove protezione legale e vantaggi fiscali si fondono, creando un ambiente unico per la valorizzazione del brand.
Perché Dubai è la scelta strategica per il tuo marchio
Pensa al tuo marchio non più solo come a un simbolo di riconoscimento, ma come a un asset che genera attivamente valore. Per tantissime aziende italiane, dalle PMI innovative alle startup, Dubai non è più soltanto la porta d'accesso ai mercati emergenti, ma il centro nevralgico di una strategia globale di gestione della proprietà intellettuale (IP).
La città offre un mix di fattori quasi irripetibile. Da una parte, un quadro legale moderno e affidabile, che protegge il marchio con efficacia. Dall'altra, un sistema fiscale costruito per attirare capitali e know-how, con incentivi che vanno ben al di là della semplice tassazione favorevole. È questo equilibrio a creare il terreno fertile dove un brand può davvero fiorire.
Un ambiente costruito per il successo del brand
Le imprese che lavorano in settori ad alto valore aggiunto, come il tech, il design o il food, trovano a Dubai un'opportunità unica. Qui, il marchio "Made in Italy" può diventare una risorsa protetta su scala globale, sfruttando la credibilità dell'hub emiratino per aumentarne il valore.
I vantaggi concreti su cui contare sono:
Protezione legale solida: Il sistema di registrazione dei marchi è allineato agli standard internazionali, rapido ed efficiente, offrendo uno scudo concreto contro la contraffazione.
Fiscalità ottimizzata: Se si struttura la propria presenza nel modo giusto, ad esempio attraverso una delle numerose Free Zone, è possibile arrivare a un'aliquota dello 0% sui profitti.
Mentalità pro-business: La burocrazia è ridotta al minimo e le istituzioni locali supportano attivamente gli imprenditori, rendendo più semplici sia la costituzione di società che la gestione degli asset.
Il punto da afferrare è questo: una pianificazione fiscale e legale non è un costo, ma un investimento. Far diventare la proprietà intellettuale un asset finanziario richiede una visione strategica e il supporto di consulenti che conoscono il campo.
Un approccio strategico di questo tipo permette di muoversi con sicurezza nel sistema, schivando i rischi e massimizzando i ritorni. Per esempio, costituire una IP Holding Company in una Free Zone consente di centralizzare la gestione dei marchi, ottimizzare i flussi di royalties a livello mondiale e abbattere il carico fiscale complessivo.
In poche parole, portare il proprio marchio a Dubai vuol dire inserirlo in un ecosistema progettato per la crescita. È una mossa che va oltre la semplice registrazione e trasforma il brand in un bene misurabile e redditizio. Per capire meglio quali opportunità specifiche ci sono per le aziende italiane, puoi leggere il nostro articolo dedicato sulle dinamiche del Made in Italy negli EAU.
Come registrare il tuo marchio a Dubai, passo dopo passo
Registrare un marchio negli Emirati Arabi Uniti può sembrare un labirinto burocratico, ma in realtà è un percorso logico e ben definito. Pensa a una mappa con tappe precise: vederla così aiuta a smontare la complessità e a concentrarsi sull'obiettivo finale, che è ottenere una protezione solida e duratura per il tuo brand.
Il viaggio inizia con un passaggio fondamentale che molti, purtroppo, sottovalutano: la ricerca di anteriorità. Non è una semplice formalità. È un'indagine strategica per essere sicuri che il marchio che vuoi registrare sia davvero unico e disponibile. Saltare questa fase è un rischio enorme: potresti vederti respingere la domanda o, ancora peggio, finire in costose battaglie legali con chi possiede già un marchio simile.
Preparazione e deposito della domanda
Una volta che hai la certezza dell'unicità del tuo marchio, si passa alla preparazione dei documenti e al deposito ufficiale della domanda presso il Ministero dell'Economia degli EAU. Qui, la precisione è tutto.
Gli elementi chiave da preparare sono pochi ma essenziali:
Una rappresentazione chiara e pulita del marchio (che sia un logo, una parola o una combinazione).
L'elenco esatto dei prodotti o servizi che il marchio andrà a identificare, organizzati secondo la Classificazione di Nizza.
I documenti legali di chi richiede la registrazione (una visura camerale se è una società, la copia del passaporto se è una persona fisica).
Una procura speciale, se decidi di affidarti a un consulente locale come un avvocato specializzato in proprietà intellettuale.
L'efficienza del sistema di protezione IP di Dubai è un riflesso diretto del suo DNA pro-business. Giusto per darti un'idea, nel 2021 il Ministero dell'Economia degli EAU ha gestito un'impennata di operazioni sui marchi, con 2.600 tra rinnovi e nuove registrazioni solo nei primi quattro mesi dell'anno. Un dato che non solo conferma l'affidabilità del sistema, ma anche la sua capacità di tenere il passo con le aziende in piena espansione.
Questo schema visivo riassume perfettamente come il tuo marchio si trasforma da semplice idea a una fonte di valore concreta e protetta.

Come vedi, la protezione legale non è un costo, ma il ponte che trasforma un asset intangibile in valore economico reale.
Dall'esame alla certificazione finale
Dopo il deposito, la tua domanda entra nella fase di esame. Un esaminatore del Ministero la analizzerà nel dettaglio per verificare che rispetti tutti i requisiti di legge, sia formali che sostanziali. Ad esempio, controllerà che non sia un marchio puramente descrittivo o contrario all'ordine pubblico. Questa fase, in genere, richiede tra i 30 e i 60 giorni.
Se tutto va bene, il marchio viene approvato per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei Marchi.
A questo punto si apre una finestra critica di 30 giorni. Durante questo periodo, chiunque ritenga che la registrazione del tuo marchio possa danneggiare i propri diritti può presentare un'opposizione. È un meccanismo di equilibrio fondamentale per la correttezza del sistema.
Se nessuno si oppone, l'Ufficio Marchi emette finalmente il certificato di registrazione. Questo documento è la prova ufficiale del tuo diritto esclusivo su quel marchio, valido per 10 anni in tutti e sette gli Emirati Arabi e rinnovabile all'infinito.
Per navigare queste fasi senza commettere errori, avere un punto di riferimento è essenziale. Se vuoi esplorare ogni dettaglio operativo, ti consiglio di leggere la nostra guida completa alla registrazione del marchio negli Emirati Arabi Uniti. Affidarsi a un esperto non solo ti semplifica la vita, ma soprattutto riduce al minimo il rischio di passi falsi e ritardi, assicurandoti che ogni mossa sia quella giusta per ottenere la massima protezione possibile.
Il regime fiscale di Dubai spiegato semplicemente
Una volta che il tuo marchio è legalmente al sicuro, la partita si sposta sul campo fiscale. Ed è qui che Dubai gioca le sue carte migliori, trasformando la gestione della proprietà intellettuale (IP) da un’operazione di routine a una leva finanziaria di un'efficienza sorprendente. Per capire come, dobbiamo fare una distinzione fondamentale tra due "aree" di business con regole del gioco diverse: la Mainland e le Free Zone.
Immagina la Mainland come il mercato tradizionale di una città. Qui puoi fare affari con chiunque all'interno degli Emirati Arabi Uniti, senza restrizioni. L'altra faccia della medaglia, però, è che spesso richiede partner locali e ti sottopone a un regime fiscale più classico.
Le Free Zone, al contrario, sono come distretti economici speciali, pensati apposta per calamitare investimenti stranieri. Sono zone delimitate con regole fatte su misura per gli imprenditori: la possibilità di detenere il 100% della società senza soci locali e, soprattutto, un sistema fiscale estremamente vantaggioso.
La nuova Corporate Tax e il vantaggio strategico delle Free Zone
Di recente, gli EAU hanno introdotto una Corporate Tax del 9% sugli utili. Molti si sono chiesti: è la fine del paradiso fiscale di Dubai? La risposta è un secco no, specialmente per chi, come te, gestisce marchi o altri asset intangibili.
La normativa, infatti, nasconde un'eccezione potentissima per le cosiddette "Qualifying Free Zone Persons". In parole semplici, se la tua società ha sede in una Free Zone e rispetta alcuni requisiti, può ancora godere di un'aliquota dello 0% sui profitti.
Quali sono questi requisiti?
Svolgere attività qualificate: La gestione e la valorizzazione di asset intangibili, come i marchi, rientrano quasi sempre in questa categoria.
Avere sostanza economica: La tua società deve essere reale. Deve avere un ufficio, del personale, un management che opera da Dubai. Non può essere una semplice "scatola vuota" su carta.
Rispettare le regole di Transfer Pricing: Se la tua società di Dubai fa affari con altre aziende del tuo stesso gruppo, le transazioni devono avvenire a prezzi di mercato, come se fossero entità indipendenti.
Questo meccanismo è il cuore pulsante della strategia che lega marchio e fiscalità a Dubai. Ti permette di creare una IP Holding Company, una società che detiene i tuoi marchi e ne gestisce le licenze a livello globale, accumulando i profitti (le royalties) in un ambiente a tassazione zero. Per un approfondimento, trovi la nostra analisi completa sul sistema fiscale e bancario degli EAU.
Confrono fiscale per la gestione di un marchio: Italia vs Dubai (Free Zone)
Per rendere il concetto ancora più chiaro, abbiamo messo a confronto i principali oneri fiscali per una società che gestisce un marchio in Italia rispetto a una che opera da una Free Zone di Dubai.
Aspetto Fiscale | Tassazione in Italia (Indicativa) | Tassazione a Dubai (Free Zone) |
|---|---|---|
Imposta sui profitti (Royalties) | IRES (24%) + IRAP (circa 3,9%) sui ricavi da royalties. | 0% se la società è una "Qualifying Free Zone Person". |
IVA sulle Royalties | Applicabile al 22% sulle royalties pagate tra società italiane. | Non applicabile per royalties incassate da licenziatari esteri. |
Ritenute su Royalties in uscita | Generalmente non applicabili tra società residenti. | 0% (assenza di withholding tax) sulle royalties pagate all'estero. |
Tassazione dei dividendi distribuiti | Imposta sostitutiva del 26% per soci persone fisiche. | 0% (assenza di tasse sui dividendi distribuiti ai soci). |
La tabella mostra un divario netto: mentre in Italia i profitti generati dal marchio sono soggetti a una pressione fiscale significativa, a Dubai possono essere accumulati e reinvestiti senza alcuna erosione fiscale.
Zero ritenute e la protezione dei trattati
Un altro tassello fondamentale del sistema emiratino è la totale assenza di ritenute alla fonte (withholding tax) sulle royalties pagate all'estero.
Facciamo un esempio concreto. La tua società italiana paga le royalties alla tua IP Holding di Dubai per poter usare il marchio.
In molti Paesi: Una fetta di quel pagamento verrebbe trattenuta dallo Stato come tassa alla fonte.
Da Dubai: Se la tua holding emiratina, a sua volta, paga delle royalties a un'altra entità (magari per una sub-licenza), non viene applicata alcuna ritenuta. Il 100% del pagamento arriva a destinazione.
Questo rende i flussi finanziari legati all'IP incredibilmente fluidi ed efficienti, senza le "perdite" tipiche di altre giurisdizioni.
L'approccio di Dubai è chiarissimo: creare un ecosistema pro-business dove il valore generato dagli asset intellettuali possa crescere senza ostacoli fiscali. Non è un caso che il contributo del settore petrolifero al PIL sia crollato a meno dell'1%, a riprova di un'economia che ha puntato tutto su innovazione e servizi, diventando un mercato in rapida crescita sul sito di Invest in Dubai.
Infine, a chiudere il cerchio della sicurezza giuridica c'è il trattato contro le doppie imposizioni tra Italia e UAE. Questo accordo internazionale è cruciale perché stabilisce quale dei due Paesi ha il diritto di tassare un determinato reddito, impedendo che lo stesso profitto venga tassato due volte. Offre certezza e protegge i tuoi guadagni, rendendo l'intera struttura cross-border fiscalmente solida e inattaccabile.
Esempio pratico: come trasformare un marchio da costo a centro di profitto
Vediamo come mettere a terra questa strategia. Ipotizziamo che tu sia il proprietario di un brand di moda italiano.
Costituzione: Crei una società ("BrandCo") in una Free Zone di Dubai, che diventa legalmente la proprietaria del marchio. Per dimostrare la sostanza economica, questa società avrà un piccolo ufficio e un manager locale.
Licensing: La tua società operativa in Italia ("OpCo") stipula un contratto di licenza con la BrandCo di Dubai. In questo modo, OpCo ottiene il diritto di usare il marchio sui suoi prodotti, pagando alla BrandCo una royalty (ad esempio, il 5% del fatturato).
Flusso finanziario: Le royalties che OpCo paga diventano un costo deducibile in Italia (abbassando così la base imponibile su cui pagare le tasse) e, allo stesso tempo, un ricavo per la BrandCo a Dubai.
Tassazione a Dubai: Poiché la BrandCo è una "Qualifying Free Zone Person" che gestisce un asset di IP, quel ricavo viene tassato allo 0%.
Il risultato è geniale nella sua semplicità: hai trasformato il tuo marchio da un semplice asset a bilancio a una macchina che genera reddito in modo fiscalmente efficiente. Hai spostato legalmente una parte dei profitti in una giurisdizione a tassazione zero, ottimizzando il carico fiscale dell'intero gruppo.
Proteggere attivamente il tuo marchio dalla contraffazione
Avere un marchio registrato è come possedere il titolo di proprietà di un terreno: un passo fondamentale, ma il lavoro non finisce di certo qui. Anzi, è proprio adesso che inizia la parte più delicata: difendere attivamente i tuoi confini. La registrazione ti dà il diritto legale di agire, ma la protezione reale nasce da una strategia proattiva di monitoraggio e difesa, specialmente in un hub commerciale globale come Dubai.

Pensare che la sola registrazione basti a scoraggiare i contraffattori è un errore comune e potenzialmente molto costoso. In realtà, devi essere tu il primo guardiano del tuo brand, sfruttando gli strumenti legali e amministrativi che gli Emirati Arabi Uniti mettono a disposizione per trasformare i tuoi diritti in una barriera concreta.
Il ruolo cruciale delle dogane degli UAE
Le dogane emiratine non sono solo un punto di passaggio per le merci, ma un vero e proprio scudo strategico per la tua proprietà intellettuale. Pensa a loro come a un sistema di allarme preventivo, capace di intercettare e bloccare i prodotti falsi prima ancora che riescano a contaminare il mercato, proteggendo sia i tuoi ricavi che la reputazione del tuo marchio.
Per "arruolare" le dogane nella difesa del tuo marchio, devi avviare un processo specifico noto come registrazione doganale (o recordal). In pratica, si tratta di depositare una copia del certificato di registrazione del marchio presso le autorità doganali dei singoli Emirati (ad esempio, Dubai Customs).
Così facendo, il tuo marchio entra nel loro database. Quando una spedizione sospetta arriva al confine, gli ispettori possono verificare in tempo reale se i prodotti violano i tuoi diritti e, in caso affermativo, bloccarli sul nascere. Questo strumento trasforma un processo reattivo (agire dopo che il danno è fatto) in uno proattivo ed estremamente efficace.
Come attivare il sequestro delle merci contraffatte
Una volta che il tuo marchio è registrato presso le dogane, il processo di blocco dei prodotti contraffatti si attiva in modo quasi automatico. Ecco come funziona, passo dopo passo:
Identificazione: Durante i normali controlli, un ispettore doganale individua una spedizione che contiene prodotti con un marchio identico o molto simile al tuo.
Notifica: Le autorità ti contattano immediatamente, informandoti del ritrovamento e fornendoti i dettagli necessari per valutare la situazione.
Azione: A questo punto, hai un breve lasso di tempo per confermare che si tratta di prodotti contraffatti e avviare le procedure per il sequestro e la distruzione della merce.
Questo sistema ti permette di fermare enormi carichi di falsi con un intervento mirato e a costi contenuti, evitando che raggiungano i canali di vendita, dove causerebbero un danno economico e d'immagine ben più grave. Per maggiori dettagli su come gestire queste procedure, puoi consultare la nostra guida all'enforcement e lotta alla contraffazione.
La registrazione doganale è uno degli strumenti con il più alto ritorno sull'investimento in una strategia di protezione del marchio. Con un'azione amministrativa relativamente semplice, si ottiene un monitoraggio costante e capillare su uno dei nodi commerciali più importanti al mondo.
Oltre le dogane: il monitoraggio attivo sul mercato
La protezione non si ferma ai confini. La contraffazione, infatti, prospera anche online e nei mercati fisici locali. Per questo, una strategia di difesa a 360 gradi deve includere un monitoraggio costante per scovare le violazioni non appena si manifestano.
Le azioni di monitoraggio possono comprendere:
Sorveglianza online: Controllare marketplace, social media e siti web che vendono prodotti sospetti a prezzi anomali.
Indagini sul territorio: Effettuare visite presso mercati, negozi e distributori per verificare la presenza di prodotti falsi.
Acquisti di prova (Test purchase): Comprare campioni di prodotti sospetti per analizzarli e confermarne la natura contraffatta.
Individuare una violazione è solo il primo passo. Da lì si può procedere con azioni legali che vanno da una lettera di diffida (cease and desist) fino a un'azione giudiziaria per ottenere il risarcimento dei danni. L'obiettivo è agire in fretta per limitare la diffusione dei falsi e mandare un segnale forte al mercato: il tuo brand è protetto e viene difeso attivamente.
Trasformare il tuo marchio in un asset finanziario
Un marchio registrato e protetto a Dubai non è solo un simbolo distintivo o una tutela legale. È un vero e proprio asset finanziario, un bene intangibile che, se gestito con acume strategico, si trasforma in una fonte di guadagno concreta, spesso con un'efficienza fiscale straordinaria.

Tutto inizia con un passaggio cruciale: dare un valore economico al tuo marchio. Non si tratta di un esercizio teorico, ma di un’analisi finanziaria fondamentale per stabilire con oggettività "quanto vale" il tuo brand sul mercato.
Dare un valore concreto al tuo marchio
La valutazione economica di un marchio è un processo che gli assegna un valore monetario. Ci si basa su metodologie finanziarie riconosciute a livello internazionale, come il relief from royalty o l'analisi dei flussi di cassa futuri che il brand è in grado di generare. Avere in mano una valutazione certificata apre le porte a un mondo di opportunità strategiche.
Una valutazione solida, infatti, è indispensabile in scenari come:
Operazioni di M&A: Per stabilire un prezzo equo nella cessione totale o parziale della tua azienda.
Accesso al credito: Il marchio può essere usato come garanzia (collateral) per ottenere finanziamenti.
Contratti di licenza: Per definire una percentuale di royalty (canone) giusta e, soprattutto, difendibile in fase di negoziazione.
Senza una valutazione oggettiva, qualunque discussione sul valore del brand rimane una semplice opinione. Con un numero preciso, invece, il marchio diventa un asset tangibile sul tavolo delle trattative. È un concetto che esploriamo in dettaglio nel nostro articolo su come valorizzare gli asset intangibili.
Il transfer pricing e la gestione dei flussi di royalties
Una volta che il marchio ha un valore, il passo successivo è strutturare i flussi finanziari in modo efficiente. Qui entra in gioco il transfer pricing, ovvero l’insieme di regole che disciplinano i prezzi delle transazioni tra società dello stesso gruppo.
Immagina questo scenario: hai una società operativa in Italia e una holding a Dubai che detiene la proprietà del marchio. La società italiana pagherà delle royalties a quella emiratina per poter usare il brand. Il prezzo di questa transazione interna deve essere "a valore di mercato" (il cosiddetto arm's length principle), cioè lo stesso che applicheresti con un’azienda terza e indipendente. Fissare un prezzo corretto è vitale per evitare contestazioni fiscali, sia in Italia sia negli UAE.
Un'attenta politica di transfer pricing non è solo una questione di compliance. È lo strumento che ti permette di spostare legalmente i profitti generati dal marchio verso una giurisdizione fiscalmente più vantaggiosa come Dubai, ottimizzando il carico fiscale complessivo del gruppo.
Questo approccio strategico trova terreno fertile nell'ecosistema di Dubai. Le imprese italiane stanno scoprendo prospettive di crescita che uniscono tassazione agevolata e politiche pro-business. Non a caso, gli UAE si sono posizionati al 17° posto globale per investimenti diretti all'estero nel 2021, attraendo 22,5 miliardi di dollari (+19% rispetto al 2020). Questo crea un ambiente ideale per tutelare e far fruttare i marchi durante l'espansione internazionale, come confermano anche queste analisi sulle prospettive per le imprese italiane a Dubai.
La IP Holding Company come motore di profitto
La struttura societaria più efficace per mettere a frutto queste strategie è la creazione di una IP Holding Company. Parliamo di una società, tipicamente costituita in una Free Zone di Dubai, il cui unico scopo è detenere e gestire la proprietà intellettuale (marchi, brevetti, design) del gruppo.
Questa struttura agisce come un centro di comando per i tuoi asset intangibili. La IP Holding incassa le royalties da tutte le società operative del gruppo sparse nel mondo, accumulando i profitti in un ambiente a tassazione nulla o molto bassa.
I vantaggi di un modello simile sono evidenti:
Centralizzazione: Tutti gli asset IP sono gestiti da un’unica entità, semplificando amministrazione, protezione e rinnovo.
Ottimizzazione fiscale: I profitti (le royalties) confluiscono in una società che può beneficiare dell'aliquota dello 0% sulla corporate tax, se rispetta i requisiti di Qualifying Free Zone Person.
Protezione dell'asset: Separare la proprietà del marchio dalle società operative lo mette al riparo da eventuali problemi commerciali o finanziari di queste ultime.
In questo modo, il tuo marchio smette di essere solo un logo sulla carta intestata e si trasforma in un vero e proprio motore di profitto. Diventa uno strumento attivo che genera flussi di cassa, ottimizza la fiscalità e rafforza la posizione finanziaria dell'intero gruppo, dimostrando come una strategia IP ben congegnata sia un investimento ad altissimo rendimento.
Domande e risposte su marchio e fiscalità a Dubai
Chi fa business a Dubai si confronta prima o poi con domande cruciali, soprattutto quando si parla di intrecciare tutele legali e vantaggi fiscali. Qui abbiamo raccolto i dubbi più frequenti che gli imprenditori ci pongono, con risposte pratiche e dirette per orientare le tue scelte.
Quanto ci vuole per registrare un marchio a Dubai?
Grazie a un sistema quasi completamente digitalizzato, il processo di registrazione di un marchio negli EAU è molto più rapido di quanto si possa pensare. Se tutto fila liscio, senza obiezioni dall'ufficio o opposizioni da parte di terzi, puoi avere in mano il certificato di registrazione in circa 4-6 mesi.
L'iter è scandito da fasi precise. L'esame iniziale del Ministero dell'Economia richiede in media 30-60 giorni. Superato questo scoglio, la domanda viene approvata e pubblicata per 30 giorni.
Se in questo lasso di tempo nessuno si fa avanti per contestarla, il certificato di registrazione viene finalmente rilasciato. Affidarsi a un consulente esperto può fare la differenza, assicurando che la domanda sia impeccabile fin dal primo invio e limando i tempi morti della burocrazia.
Un imprenditore straniero può davvero possedere il 100% di una società a Dubai?
Sì, senza alcun dubbio. Ed è questo uno dei motivi principali che rendono Dubai così attraente per gli investitori di tutto il mondo. Nelle Free Zone, che sono aree economiche speciali pensate apposta per stimolare gli affari, un imprenditore straniero può fondare una società e detenerne il 100% delle quote.
Non c'è bisogno di alcun socio o sponsor locale. Questa totale autonomia è la formula perfetta per chi vuole creare una società dedicata alla gestione della proprietà intellettuale (una IP Holding), perché offre il pieno controllo sulle strategie e sulle operazioni.
La scelta di una Free Zone non si limita al controllo societario. Significa anche accedere a un regime fiscale di assoluto favore, che include un'aliquota dello 0% sui redditi per le società qualificate e la possibilità di rimpatriare tutti i profitti senza restrizioni.
Quali sono i rischi fiscali da non sottovalutare a Dubai?
Il sistema fiscale di Dubai è estremamente vantaggioso, ma questo non significa che sia privo di regole. Il rischio maggiore è quello di prendere sottogamba le Economic Substance Regulations (ESR). Per poter beneficiare del regime fiscale agevolato, la tua società deve dimostrare di avere una "sostanza economica" reale. In altre parole, deve avere un'attività concreta e una gestione effettiva sul territorio, non può essere una semplice "scatola vuota".
Altri passi falsi da evitare sono:
Una gestione approssimativa del transfer pricing: Le transazioni tra società dello stesso gruppo devono sempre rispettare i prezzi di mercato.
La scelta di una struttura societaria inadeguata: Aprire una società in Mainland quando una Free Zone sarebbe stata la scelta giusta può azzerare tutti i benefici fiscali.
Una consulenza esperta è fondamentale per costruire un'impalcatura societaria che sia non solo vantaggiosa, ma anche solida, conforme alle norme e a prova di qualsiasi futura contestazione.
La nuova Corporate Tax ha cambiato le carte in tavola per le Free Zone?
No, a patto che la struttura sia stata pianificata con intelligenza. È vero, gli Emirati Arabi Uniti hanno introdotto un'imposta societaria del 9%, ma la legge stessa prevede un'esenzione fondamentale per le cosiddette "Qualifying Free Zone Persons".
Se la tua società in Free Zone svolge "attività qualificate" (e la gestione della proprietà intellettuale quasi sempre rientra in questa categoria) e rispetta i requisiti di sostanza economica, può tranquillamente continuare a beneficiare dell'aliquota allo 0%.
Per chi detiene marchi e altri asset IP, questo significa che i vantaggi fiscali che hanno trasformato Dubai in un hub globale restano non solo intatti, ma ancora estremamente competitivi. L'importante è muoversi nel pieno rispetto delle nuove normative.
Orientarsi tra le complessità del marchio e della fiscalità a Dubai richiede competenze specialistiche. Lo Studio Legale Coviello offre un supporto strategico per trasformare la tua proprietà intellettuale in un asset di valore, proteggendolo e ottimizzandone la redditività. Scopri come possiamo aiutarti su studiolegalecoviello.com.
