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Perizia del marchio: come risparmiare sulle royalties

  • 14 ore fa
  • Tempo di lettura: 15 min

Due mani si passano una cartella di documenti ufficiali sopra una scrivania.

In breve:  
  • Una perizia di valutazione del marchio permette di dedurre fiscalmente le royalties, riducendo l’imponibile e il carico fiscale.

  • Un metodo riconosciuto e verificabile, come il relief-from-royalty, garantisce difesa e risparmio fiscale duraturo.

 

Una perizia di valutazione del marchio, redatta con metodo rigoroso e supportata da benchmark di mercato, trasforma un canone di royalty da semplice voce contrattuale in una deduzione fiscale difendibile davanti all’Agenzia delle Entrate. Il risparmio non è teorico: le royalties pagate da una società riducono l’utile imponibile per competenza, abbattendo il carico IRES e, in certi casi, anche IRAP. Senza una perizia motivata, quel canone rischia di essere contestato come artificioso, con conseguente perdita della deducibilità e possibili sanzioni.

 

I passi immediati da compiere sono tre:

 

  • Raccogliere la documentazione di base: bilanci degli ultimi tre esercizi, contratti di licenza esistenti, dati di fatturato per linea di prodotto o canale.

  • Verificare se il marchio è già registrato: un marchio registrato nelle fasi iniziali dell’attività è più facile da periziare, perché i costi storici di sviluppo sono documentabili.

  • Richiedere una prima valutazione a uno studio con competenze integrate in proprietà industriale e fiscalità, come Studiolegalecoviello, per stimare il range di royalty sostenibile e il ritorno atteso dalla perizia.

 

Indice

 

 

Che cos’è la perizia di valutazione del marchio e perché conta per le royalties

 

La perizia di valutazione del marchio è un documento tecnico, redatto da un professionista qualificato, che determina il valore economico di un marchio attraverso metodi quantitativi e analisi qualitative. Non si tratta di una stima soggettiva: la perizia segue metodologie riconosciute a livello internazionale e produce un rapporto motivato che può essere depositato in giudizio, allegato a un contratto di licenza o prodotto in sede di verifica fiscale.

 

La distinzione tra perizia tecnica e perizia giurata è rilevante sul piano probatorio. La perizia tecnica è un documento professionale privo di valore legale autonomo; la perizia giurata, invece, viene asseverata davanti a un notaio o al tribunale competente e assume valore di atto pubblico, con conseguente maggiore forza difensiva in caso di accertamento. Quando l’operazione coinvolge trasferimenti intercompany o strutture di gruppo, la perizia giurata è quasi sempre la scelta corretta.

 

Sul piano pratico, la perizia svolge tre funzioni distinte. Prima di tutto, fissa la base documentale per determinare la percentuale di royalty da inserire nel contratto di licenza, evitando che il canone appaia arbitrario. In secondo luogo, costituisce il principale strumento di difesa in caso di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, che controlla frequentemente le operazioni con royalties e contesta percentuali non motivate. Infine, è indispensabile nelle operazioni straordinarie, come conferimenti, fusioni o cessioni di ramo d’azienda, dove il valore del marchio deve essere iscritto in bilancio con criteri verificabili.

 

Alcuni termini ricorrono spesso in questo contesto e vale la pena chiarirli. Il contratto di licenza è l’accordo con cui il titolare del marchio (licenziante) concede a un terzo (licenziatario) il diritto di usarlo in cambio di un canone periodico, la royalty. I comparables sono dati di mercato relativi a transazioni analoghe, usati per giustificare il tasso di royalty scelto. L’inerenza è il requisito fiscale che lega il costo sostenuto all’attività d’impresa: senza inerenza, la royalty non è deducibile. Il metodo relief-from-royalty è la tecnica valutativa che stima quanto il titolare del marchio risparmierebbe se non dovesse pagare una royalty a terzi per usarlo, attualizzando quei flussi al valore presente.

 

Come la perizia per la valutazione del marchio può farti risparmiare: i metodi di valutazione

 

I metodi di valutazione dei marchi si dividono in tre famiglie principali. La scelta del metodo non è neutra: incide direttamente sul valore risultante, sulla difendibilità della perizia e, di conseguenza, sull’entità del risparmio fiscale ottenibile.

 

Metodo

Logica di base

Quando è appropriato

Punti di forza

Limiti pratici

Metodo dei costi

Somma i costi storici di sviluppo e registrazione del marchio

Marchi giovani con costi documentati

Semplice da costruire

Sottostima i marchi maturi; non cattura il valore di mercato

Metodo di mercato (multipli)

Confronta con transazioni comparabili su marchi simili

Mercati con dati di transazione disponibili

Ancorato a dati reali

Difficile trovare comparables omogenei in molti settori

Metodo reddituale (DCF)

Attualizza i flussi di cassa futuri attribuibili al marchio

Marchi con storia reddituale stabile

Cattura il valore prospettico

Sensibile alle ipotesi di crescita e al tasso di sconto

Relief-from-royalty

Stima la royalty che si pagherebbe a un terzo e attualizza i flussi

Fissazione di canoni interni e licenze

Direttamente collegato alla royalty; ampiamente accettato

Dipende dalla qualità dei comparables di settore

Il metodo relief-from-royalty merita attenzione particolare perché è uno dei più usati per fissare canoni interni: parte dall’ipotesi di quanto sarebbe pagabile come royalty da un terzo indipendente, attualizza quei flussi e ottiene così il valore del marchio. La sua logica è circolare in senso positivo: il valore del marchio giustifica la royalty, e la royalty è a sua volta ancorata a dati di mercato verificabili.

 

Per applicarlo correttamente servono due elementi imprescindibili:

 

 

Il metodo dei costi è adatto principalmente ai marchi nelle prime fasi di vita, quando i costi di sviluppo sono tracciabili e il marchio non ha ancora accumulato notorietà significativa. Il metodo reddituale (DCF) è più appropriato per marchi maturi con flussi di cassa storici stabili, ma richiede ipotesi di crescita che devono essere documentate e difendibili. Il metodo di mercato, teoricamente il più oggettivo, è spesso inapplicabile in Italia per la scarsità di dati pubblici su transazioni comparabili in molti settori.

 

Come la perizia si traduce in risparmio fiscale: meccanismi e basi normative

 

Il meccanismo fiscale è diretto. La società che paga la royalty registra il canone come costo per competenza nell’esercizio di riferimento, riducendo così l’utile imponibile su cui si calcola l’IRES (aliquota ordinaria del 24%) e, in parte, l’IRAP. Questo è il canale principale attraverso cui la perizia genera risparmio: certifica che il canone è congruo rispetto al valore del marchio e ai parametri di mercato, rendendo la deduzione sostenibile in sede di controllo.

 

Sul versante del percettore, il quadro è altrettanto favorevole in certi scenari. Quando la royalty è percepita da una persona fisica titolare del marchio, il reddito da royalties non è soggetto a contribuzione INPS in alcuni casi, a differenza dei compensi da lavoro dipendente o da amministratore. Questo produce un risparmio contributivo netto che si aggiunge al beneficio fiscale della società pagante.

 

Attenzione al requisito di inerenza. L’Agenzia delle Entrate verifica che la royalty sia inerente all’attività d’impresa della licenziataria: il marchio deve essere effettivamente usato nella produzione o commercializzazione dei beni o servizi della società. Una royalty pagata per un marchio che non compare sui prodotti, sulle confezioni o nei canali di vendita della licenziataria è contestabile indipendentemente dalla qualità della perizia.

 

Il rischio di abuso di diritto è concreto quando la struttura royalty-perizia viene utilizzata esclusivamente per trasferire utili tra soggetti correlati senza una reale funzione economica. L’Agenzia delle Entrate applica in questi casi l’art. 10-bis della Legge n. 212/2000 (Statuto del Contribuente), contestando l’operazione nel suo complesso. La perizia giurata non è una garanzia assoluta, ma riduce significativamente il rischio perché dimostra che il canone è stato determinato con metodo e non «a sentimento».

 

Per limitare l’esposizione a controlli, la documentazione da conservare comprende: la perizia motivata con i comparables utilizzati, il contratto di licenza con clausole di revisione periodica del canone, la rendicontazione dell’uso effettivo del marchio e la coerenza tra il canone pagato e i risultati economici della licenziataria.

 

Nota: le considerazioni fiscali contenute in questo articolo hanno carattere generale e informativo. Prima di strutturare qualsiasi operazione su royalties, è necessario verificare la situazione specifica con il proprio consulente fiscale o legale.


Come la perizia si traduce in risparmio fiscale: meccanismi e basi normative — overview diagram

Passaggi pratici per ottenere una perizia valida in Italia: documenti, tempistiche e costi

 

Una perizia difendibile si costruisce prima ancora di incontrare il perito. La qualità del materiale documentale che si porta al primo incontro determina in larga misura la solidità del rapporto finale.

 

Documentazione essenziale da raccogliere:

 

  • Bilanci degli ultimi tre esercizi della società titolare del marchio e della licenziataria.

  • Contratti di licenza esistenti, anche informali o scaduti, con indicazione dei canoni storicamente applicati.

  • Report di vendita per linea di prodotto, SKU o canale distributivo, utili per isolare il fatturato attribuibile al marchio.

  • Prove di uso e notorietà: campagne pubblicitarie, investimenti in marketing, premi, articoli di stampa, certificati di registrazione del marchio in Italia e all’estero.

  • Ricerche di mercato o studi di settore che documentino la posizione competitiva del marchio.

 

Le perizie devono includere analisi quantitative e qualitative sull’uso reale del marchio, la notorietà e i canali di vendita per superare i controlli dell’Agenzia delle Entrate: non bastano i numeri di bilancio se manca la prova che il marchio genera valore riconoscibile sul mercato.

 

Tempistiche tipiche: la raccolta e organizzazione dei dati richiede generalmente due-quattro settimane se la documentazione è già disponibile internamente. La fase di analisi e redazione della perizia tecnica richiede ulteriori tre-sei settimane, a seconda della complessità del marchio e della disponibilità di comparables. L’asseverazione notarile della perizia giurata aggiunge cinque-dieci giorni lavorativi.

 

Costi professionali: il costo di una perizia varia in funzione della complessità del marchio, del settore, della necessità di comparables internazionali e del livello di dettaglio richiesto. Non è possibile indicare un importo fisso senza conoscere il caso specifico; i fattori che incidono maggiormente sono la disponibilità di dati comparabili, la presenza di operazioni intercompany transfrontaliere e la necessità di perizia giurata. Una valutazione preliminare con lo studio consente di stimare i costi prima di avviare l’incarico formale.

 

Un consiglio: registrare il marchio nelle fasi iniziali dell’attività facilita la successiva valutazione peritale: un marchio registrato precocemente ha legami tra costi storici e valore più facili da documentare rispetto a un marchio che ha acquisito notorietà senza registrazione formale.


Passaggi pratici per ottenere una perizia valida in Italia: documenti, tempistiche e costi — overview diagram

Cosa chiedere al perito e al consulente fiscale: criteri, domande e segnali d’allarme

 

Selezionare il perito giusto è tanto importante quanto la perizia stessa. Un rapporto tecnicamente corretto ma redatto da un professionista privo di esperienza specifica in valutazioni di marchi vale poco davanti a un funzionario dell’Agenzia delle Entrate preparato.

 

I criteri oggettivi da verificare sono: esperienza documentata in valutazioni di asset immateriali (non genericamente di aziende), conoscenza dei metodi reddituali e del benchmarking di settore, capacità di reperire e documentare comparables da database riconosciuti, e disponibilità a redigere la perizia in forma giurata quando necessario.

 

Le domande da porre nella prima riunione:

 

  • Quali database di comparables utilizzerà per giustificare il tasso di royalty scelto?

  • Come motiva la scelta del metodo valutativo rispetto alle alternative?

  • Ha già redatto perizie per marchi nel medesimo settore o in settori analoghi?

  • La perizia includerà un’analisi della notorietà e dell’uso effettivo del marchio, oltre ai dati finanziari?

  • Prevede la forma giurata, e in quale fase del processo?

 

I segnali d’allarme da non ignorare: perizie consegnate in pochi giorni senza richiesta di documentazione approfondita; stime basate su percentuali «standard di settore» senza comparables verificabili; assenza di analisi qualitativa sull’uso e la notorietà del marchio; mancanza di motivazione tecnica per il tasso di royalty scelto. La mancanza di benchmarking e comparables è il punto debole più frequente nelle perizie non professionali, ed è esattamente ciò che l’Agenzia delle Entrate verifica per prima.

 

Un consiglio: chiedere sempre al perito di illustrare per iscritto le ipotesi critiche del modello valutativo e i range di sensitività: un professionista serio non ha difficoltà a farlo, e quel documento diventa parte integrante della difesa in caso di accertamento.

 

Esempio numerico semplificato: quanto può valere la perizia in termini fiscali

 

L’esempio che segue è puramente illustrativo e si basa su ipotesi semplificate. Non rappresenta una consulenza fiscale né un risultato garantito.

 

Ipotesi di base:

 

  • Fatturato annuo della licenziataria attribuibile al marchio: un ammontare significativo.

  • Tasso di royalty determinato dalla perizia: una percentuale tipica sul fatturato

  • Royalty annua: un importo corrispondente a una parte del fatturato

  • Aliquota IRES applicabile: aliquota ordinaria

 

Scenario

Utile imponibile (prima della royalty)

Royalty deducibile

Utile imponibile (dopo la royalty)

IRES dovuta

Risparmio IRES annuo

Senza perizia (royalty non deducibile)

un utile imponibile elevato

nessuna royalty deducibile

uguale utile imponibile

IRES calcolata in base alle aliquote vigenti

Con perizia motivata

uguale utile imponibile prima della royalty

royalty deducibile significativa

utile imponibile ridotto

IRES ridotta in proporzione

risparmio fiscale rilevante

Il risparmio IRES annuo nell’esempio è proporzionale alla royalty deducibile. Se il costo della perizia è inferiore a questo risparmio, l’investimento si ammortizza rapidamente. Negli anni successivi, il risparmio si ripete senza ulteriori costi peritali, salvo revisioni periodiche del canone.

 

Assunzioni critiche da tenere presenti: il tasso del 5% deve essere giustificato da comparables di settore; l’utile imponibile pre-royalty è ipotetico; l’aliquota IRES del 24% è quella ordinaria e può variare in presenza di regimi agevolati; la royalty deve soddisfare il requisito di inerenza. Questo modello non considera l’eventuale impatto IRAP né il trattamento fiscale del percettore della royalty.

 

Rischi fiscali e controlli bancari: come identificarli e come ridurli

 

Il rischio principale di una perizia inadeguata non si limita alla contestazione della deduzione. Accertamenti bancari avviati a seguito di operazioni con royalties possono evidenziare discrepanze tra la stima soggettiva del valore del marchio e la reale capacità reddituale dell’asset, aprendo un fronte di indagine molto più ampio rispetto alla singola royalty contestata.

 

I rischi concreti in assenza di perizia adeguata:

 

  • Contestazione dell’indeducibilità della royalty con recupero a tassazione del costo e applicazione di sanzioni amministrative.

  • Accertamenti bancari sui flussi tra licenziante e licenziataria, con richiesta di documentazione su tutte le operazioni correlate.

  • Revoca del beneficio fiscale per gli esercizi già chiusi, con interessi di mora sul maggiore imposta accertata.

  • Rischio di configurazione di abuso di diritto se la struttura appare priva di sostanza economica.

 

Il rischio del fai-da-te non è solo la contestazione fiscale. L’avvio di accertamenti bancari può portare a un esame complessivo delle operazioni infragruppo, con effetti che vanno ben oltre la singola royalty. Una perizia professionale funge da assicurazione: certifica che la royalty non è «a sentimento» ma basata su parametri di mercato verificabili, riducendo il rischio di contestazione e aumentando la difendibilità della deduzione.

 

Le misure di controllo da adottare sono strutturali, non episodiche. La perizia giurata è il primo livello di protezione. Il secondo è un contratto di licenza dettagliato, con clausole che definiscono la base di calcolo della royalty, le modalità di revisione periodica e le obbligazioni di rendicontazione a carico del licenziatario. Il terzo è la coerenza economica: i risultati della licenziataria devono essere compatibili con il pagamento della royalty, senza che quest’ultima azzeri sistematicamente l’utile, circostanza che attira immediatamente l’attenzione dei verificatori.

 

La perizia deve includere un’analisi di benchmarking che giustifichi la percentuale di royalty scelta: senza comparables verificabili, l’Agenzia delle Entrate può considerare il canone artificioso e contestare l’intera operazione.

 

Quando conviene fare la perizia: come valutare il ritorno sull’investimento

 

La convenienza della perizia si misura con una formula semplice: risparmio fiscale annuo atteso diviso costo dell’incarico. Se il risultato è superiore a uno, la perizia si ammortizza nel primo anno. Se è inferiore, occorre considerare l’orizzonte temporale: un marchio periziato correttamente genera risparmi ricorrenti, e l’investimento iniziale si distribuisce sugli anni di applicazione della royalty.

 

I criteri pratici per valutare la convenienza:

 

  • Volume delle royalties attese: canoni annui significativi giustificano perizie più elaborate e costose.

  • Rischio di contestazione senza perizia: se l’Agenzia delle Entrate ha già avviato verifiche nel settore o sull’azienda, il costo del rischio senza perizia è molto più alto del costo dell’incarico.

  • Struttura del gruppo: le operazioni intercompany con trasferimento di marchi o licenze tra società correlate sono tra le aree di maggiore attenzione per i verificatori fiscali.

  • Notorietà del marchio: un marchio ad alta notorietà ha un valore più difficile da contestare se periziato, ma anche più esposto a contestazioni se il canone non è motivato.

 

Un dato orientativo: se il risparmio IRES annuo atteso supera il costo della perizia, l’investimento è conveniente già nel primo anno. Per royalties su fatturati superiori al milione di euro, questa soglia è quasi sempre raggiunta.

 

La perizia è quasi sempre consigliata nei seguenti scenari: gruppi con trasferimenti intercompany di marchi o licenze, marchi con notorietà consolidata e fatturato attribuibile documentabile, operazioni straordinarie (conferimenti, fusioni, cessioni) in cui il marchio è un asset rilevante, e situazioni in cui il titolare del marchio è una persona fisica che percepisce royalties da una propria società.

 

Il momento ideale per registrare e periziare un marchio è nelle prime fasi aziendali: ritardi rendono la valutazione più discrezionale e meno ancorata a dati storici verificabili, aumentando il margine di contestazione.

 

Punti chiave

 

Una perizia di valutazione del marchio, redatta con metodo e benchmarking verificabile, è lo strumento che rende la royalty deducibile, difendibile e ricorrente nel tempo.

 

Punto

Dettagli

Perizia come prova tecnica

La perizia giurata certifica la congruità del canone con metodi riconosciuti e comparables di mercato.

Risparmio IRES diretto

La royalty deducibile riduce l’utile imponibile: il risparmio IRES deriva dall’applicazione dell’aliquota ordinaria del 24% sulla base imponibile ridotta.

Documentazione come protezione

Bilanci, contratti di licenza, prove d’uso e comparables sono indispensabili per superare i controlli dell’Agenzia delle Entrate.

ROI misurabile

Il risparmio fiscale annuo diviso il costo della perizia indica in quanti anni l’investimento si ammortizza; spesso già nel primo anno.

Studiolegalecoviello

Offre perizie di valutazione del marchio integrate con consulenza fiscale e IP, con approccio metodologico e strumenti digitali per la raccolta dati.

Il nostro approccio alle perizie di valutazione del marchio

 

La perizia di valutazione del marchio, nella nostra esperienza, è spesso l’asset più sottovalutato nella pianificazione fiscale di un’impresa. Non perché gli imprenditori ignorino il valore del proprio marchio, ma perché raramente dispongono di un documento tecnico che lo quantifichi in modo difendibile. Questo è il divario che una perizia professionale colma.

 

L’approccio di Studiolegalecoviello parte dall’analisi dei dati economici disponibili: bilanci, fatturati per linea di prodotto, investimenti in comunicazione e distribuzione. A questi si affiancano l’analisi qualitativa del marchio, la verifica della registrazione e l’individuazione dei comparables di settore più pertinenti. Quando la struttura dell’operazione lo richiede, la perizia viene redatta in forma giurata, con asseverazione notarile, per garantire il massimo livello di difendibilità.

 

L’integrazione tra competenze in proprietà industriale e fiscalità d’impresa è ciò che distingue questo tipo di incarico da una valutazione puramente contabile. Un marchio non è solo un numero in bilancio: è un asset con una storia, una posizione di mercato e un potenziale reddituale che la perizia deve saper rappresentare in modo coerente e verificabile. L’utilizzo di strumenti di analisi digitale e di intelligenza artificiale per la raccolta e l’elaborazione dei dati consente di ridurre i tempi di analisi senza sacrificare la profondità del rapporto.

 

La prima consulenza serve a valutare la documentazione disponibile, stimare il range di royalty sostenibile e definire il perimetro dell’incarico. Da lì, il percorso verso una perizia difendibile è strutturato e prevedibile.

 

Studiolegalecoviello: perizie del marchio e pianificazione delle royalties

 

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Studiolegalecoviello

 

Chi ha già letto le guide tecniche sulla strutturazione delle royalties sa che il vero ostacolo non è la comprensione del meccanismo, ma la costruzione di una documentazione che regga un controllo fiscale. Studiolegalecoviello offre un servizio integrato che copre l’intera catena: dalla valutazione peritale del marchio alla redazione del contratto di licenza, dalla consulenza fiscale sulle royalties all’assistenza in caso di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate.

 

La combinazione di competenze in proprietà industriale, diritto commerciale e fiscalità d’impresa consente di affrontare l’operazione nella sua interezza, senza frammentarla tra più professionisti con visioni parziali. Gli strumenti digitali dello studio, incluso l’assistente virtuale basato su intelligenza artificiale, accelerano la fase di raccolta e organizzazione della documentazione, riducendo i tempi e i costi dell’incarico.

 

Per avviare una prima analisi del file documentale e ricevere una stima preliminare del range di royalty sostenibile, è possibile consultare la guida alla proprietà industriale o contattare direttamente lo studio per un colloquio tecnico senza impegno.

 

Fonti utili e riferimenti normativi per approfondire

 

Per verificare la normativa e i riferimenti tecnici citati in questo articolo, le fonti primarie e secondarie più rilevanti sono:

 

  • Marchio registrato e SRL: affittarlo e prelevare denaro senza INPS: analisi pratica dei vantaggi fiscali e contributivi delle royalties per persona fisica.

  • Royalties marchio: riduci le tasse della tua SRL: guida alla tassazione delle royalties e ai rischi di contestazione fiscale.

  • Come la perizia del marchio ti fa risparmiare sulle tasse: approfondimento sul metodo relief-from-royalty e sulla funzione difensiva della perizia.

  • Il tuo marchio vale più di quanto pensi persino sul piano fiscale: analisi del ROI della perizia e dell’importanza della registrazione precoce.

  • Ottimizzare royalties e risparmio fiscale su marchi: guida: guida operativa di Studiolegalecoviello su metodi e strategie di valutazione.

  • Perizia giurata di stima del marchio (esempio): esempio di perizia giurata depositata presso il Tribunale di Lucca, utile per comprendere la struttura formale del documento.

  • Legge n. 212/2000, art. 10-bis (Statuto del Contribuente): norma di riferimento sull’abuso di diritto in materia fiscale.

 

Un consiglio: prima di avviare l’incarico peritale, verificare con il proprio consulente fiscale se l’operazione rientra nell’ambito delle operazioni soggette a comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate o a obblighi di documentazione transfer pricing, in caso di operazioni intercompany transfrontaliere.

 

Domande frequenti

 

Quanto costa una perizia di valutazione del marchio?

 

Il costo varia in funzione della complessità del marchio, del settore e della necessità di comparables internazionali; non è possibile indicare un importo fisso senza analizzare il caso specifico. Una prima consulenza con uno studio specializzato consente di stimare i costi prima di avviare l’incarico formale.

 

Qual è la percentuale di royalties tipica per un marchio?

 

Le royalties si calcolano generalmente come percentuale sul fatturato attribuibile al marchio, con range indicativi che variano per settore: un valore comune oscilla tra il 2% e il 10%, ma settori come il lusso o il farmaceutico possono presentare range significativamente diversi. La percentuale deve essere giustificata da comparables di mercato per essere difendibile fiscalmente.

 

Come funziona il risparmio fiscale con le royalties?

 

La società che paga la royalty deduce il canone come costo per competenza, riducendo l’utile imponibile su cui si calcola l’IRES; il percettore persona fisica, in certi scenari, non è soggetto a contribuzione INPS sulla royalty percepita. La perizia rende questa struttura difendibile davanti all’Agenzia delle Entrate.

 

Come si calcolano le royalties di un marchio?

 

Le royalties si calcolano moltiplicando il tasso di royalty (espresso come percentuale) per la base di calcolo concordata, tipicamente il fatturato netto attribuibile al marchio. Il tasso deve essere determinato attraverso un’analisi di benchmarking che confronti transazioni comparabili nello stesso settore, ed è proprio questo passaggio che la perizia professionale documenta e giustifica.

 

Studiolegalecoviello assiste anche in caso di controllo fiscale sulle royalties?

 

Sì: Studiolegalecoviello offre assistenza nelle fasi di verifica fiscale, supportando il cliente nella produzione della documentazione richiesta e nella difesa della congruità del canone sulla base della perizia redatta.

 

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