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Il blocco doganale: come fermare la merce contraffatta alla frontiera?

  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 9 min

Hai investito nello sviluppo del prodotto, nella registrazione del marchio, nel packaging, nei canali commerciali. Poi un cliente ti segnala online una versione quasi identica del tuo articolo, venduta a prezzo più basso e con qualità scadente. In quel momento il problema non è solo commerciale. È reputazionale, probatorio e operativo.


Molte imprese arrivano alla dogana troppo tardi. Si attivano quando la merce è già in viaggio, oppure quando il pacco è già stato fermato e qualcuno in azienda si accorge che mancano foto comparative, codici prodotto, riferimenti ai distributori autorizzati e contatti interni pronti a rispondere. È qui che si decide se il blocco funziona davvero.


Il punto centrale è semplice. Il blocco doganale non è uno strumento da usare solo in emergenza. È una misura preventiva di tutela del brand. Se preparato bene, consente di fermare i falsi prima che entrino nel mercato o prima che escano dall'Unione europea verso altri Paesi. Se preparato male, rischia di trasformarsi in un'occasione persa.


La contraffazione non aspetta ecco perché il blocco doganale è cruciale


Chi vende prodotti fisici oggi affronta una pressione continua. Marketplace, piccoli invii, intermediari opachi e canali paralleli rendono la contraffazione più veloce da distribuire e più difficile da ricostruire. Quando l'impresa si accorge del problema, spesso il danno è già visibile. Reclami, resi, recensioni negative, confusione tra prodotto autentico e copia.


Una donna d'affari preoccupata analizza un confronto online tra un prodotto autentico e uno contraffatto sul computer.


In questo scenario la frontiera resta il punto più utile per intervenire, perché consente di agire prima della distribuzione commerciale. Non sostituisce le azioni civili, penali o le attività di enforcement online. Le anticipa.


Il valore strategico della frontiera


Il quadro europeo che si applica anche in Italia è stato rafforzato con il Regolamento UE n. 608/2013, operativo dal 1° gennaio 2014, che ha ridefinito le norme procedurali sui controlli doganali delle merci sospettate di violare diritti di proprietà intellettuale. In Italia il sistema è stato ulteriormente potenziato dalla circolare 17/D del 21 luglio 2025, che ha introdotto una procedura d'ufficio per consentire all'Agenzia delle dogane di agire anche senza una previa domanda di intervento del titolare del diritto, come illustrato nell'approfondimento del Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali sull'intervento dell'autorità doganale.


Questo cambia il modo di ragionare delle imprese. Non basta più dire “se succede, reagiamo”. Bisogna chiedersi se l'azienda ha predisposto tutto ciò che serve per far riconoscere il falso in tempi utili.


La vera domanda non è se la dogana può fermare la merce. La vera domanda è se l'impresa ha reso possibile quel fermo con prove subito utilizzabili.

Reattività e preparazione non sono la stessa cosa


Nella pratica professionale, vedo spesso una differenza netta tra due approcci.


Approccio

Cosa succede

Reattivo

l'azienda scopre il problema quando riceve la notifica e inizia a cercare documenti, foto, contatti e informazioni tecniche

Proattivo

l'azienda ha già un fascicolo pronto, referenti interni identificati e criteri chiari per distinguere originale e falso


Il secondo approccio riduce attriti interni e rende il blocco doganale uno strumento concreto di protezione del marchio. Chi vuole capire anche l'impatto economico più ampio della contraffazione sul business può partire da questa analisi sul rischio di contraffazione nel business plan.


Come preparare un'istanza di tutela a prova di falsario


L'errore più comune è pensare che l'istanza doganale sia un adempimento formale. Non lo è. È un dossier operativo. Se contiene informazioni generiche, la dogana fatica a distinguere l'originale dal falso. Se contiene elementi tecnici mirati, diventa uno strumento di identificazione immediata.


Infografica con sei passaggi necessari per preparare un'istanza ufficiale contro la contraffazione di prodotti aziendali.


Cosa deve contenere davvero il fascicolo


La prassi italiana è chiara su un punto. L'accuratezza del fascicolo è decisiva. Il titolare deve fornire informazioni specifiche su produzione, fornitori, distributori, licenziatari e tratti distintivi del prodotto. In mancanza di questi elementi, aumentano i casi di svincolo per insufficienza probatoria o di ritardo nella conferma del falso, come evidenziato nell'analisi di Camaed sul blocco merce in dogana.


In concreto, un'istanza utile contiene almeno questi blocchi informativi:


  • Titolarità del diritto. Marchio, design, brevetto o altro titolo rilevante devono essere identificati con precisione e con documentazione coerente.

  • Identikit del prodotto autentico. Fotografie nitide, confezione, etichette, codici, elementi di autenticazione, componenti visibili e non visibili.

  • Mappa commerciale. Canali autorizzati, distributori, licenziatari, aree geografiche sensibili, filiera ufficiale.

  • Pattern di rischio. Paesi di provenienza ricorrenti, itinerari sospetti, tipologia di spedizione, descrizioni doganali usate più spesso dai contraffattori.

  • Contatti operativi. Nomi, email e telefoni di chi può rispondere subito alla notifica e prendere decisioni.


Cosa funziona e cosa no


Funziona un dossier scritto per chi controlla la merce, non per chi lo archivia. Non funziona un fascicolo copiato dal materiale marketing dell'azienda.


Esempi pratici di contenuti utili:


  1. Foto comparative Mostrare originale e falso già noto, se disponibile, con dettaglio di cuciture, stampa, blister, etichetta interna o serialità.

  2. Descrizione delle anomalie tipiche Non basta scrivere “qualità inferiore”. È molto più utile indicare differenze ricorrenti. Packaging opaco invece che lucido. Manuale mancante. Colori non presenti nella linea ufficiale. Assenza di sigilli o elementi di tracciabilità.

  3. Elenco dei soggetti autorizzati Se la dogana intercetta una spedizione riferita a un soggetto che non compare tra i canali autorizzati, il sospetto diventa più facile da qualificare.


Regola pratica: il fascicolo migliore è quello che permette a un funzionario doganale di farsi un'idea del falso senza dover chiamare tre persone diverse in azienda.

Il ruolo della documentazione a monte


L'istanza doganale vive bene solo se a monte i diritti sono ordinati. Marchi registrati male, titolarità non allineate, licenze non chiare, prodotti non catalogati bene. Tutto questo indebolisce l'efficacia operativa.


Per questo, prima ancora della sorveglianza alla frontiera, conviene verificare la base documentale dei propri titoli. Un riferimento utile è questa guida sui documenti necessari per registrare un marchio.


La procedura di intervento doganale dal sospetto al fermo


Quando la macchina funziona, la sequenza è rapida. Un ufficio doganale intercetta una spedizione sospetta. La merce non viene liberata. Il titolare del diritto viene avvisato. Da quel momento il tempo conta più di ogni altra cosa.


Infografica che illustra le sei fasi del processo di blocco doganale di merci contraffatte alla frontiera.


Due porte di ingresso dell'intervento


L'intervento può partire in due modi.


Modalità

Come si attiva

Su istanza

la dogana agisce avendo già a disposizione la domanda di intervento del titolare

D'ufficio

la dogana sospetta una violazione autonomamente e informa il titolare perché si attivi


La seconda ipotesi è utile, ma non va idealizzata. Se l'impresa non è pronta a reagire, l'intervento d'ufficio perde molta della sua forza.


La finestra temporale è stretta


Secondo il materiale della Camera di Commercio di Torino sulla tutela doganale, quando l'ufficio doganale sospende lo svincolo il titolare del diritto viene informato e ha normalmente 10 giorni lavorativi per confermare per iscritto la violazione, con possibilità di estensione di altri 10 giorni lavorativi. Per le merci deperibili il termine scende a 3 giorni lavorativi. Se il titolare conferma la contraffazione, deve avviare un procedimento giudiziario per ottenere la conferma del sequestro.


Questo è il punto in cui molte aziende vanno in difficoltà. Non perché il diritto non esista, ma perché l'organizzazione interna non regge il ritmo.


Per orientarsi su questo passaggio operativo, è utile anche la pagina dedicata alle misure doganali.


Dopo la notifica, può essere utile fissare subito il quadro procedurale:



Cosa deve fare l'azienda appena arriva l'avviso


La sequenza interna dovrebbe essere quasi automatica:


  • Verificare il prodotto. Confronto immediato tra informazioni trasmesse dalla dogana e dossier tecnico.

  • Coinvolgere chi decide. Legale, responsabile brand, supply chain, commerciale estero se serve.

  • Confermare per iscritto. La risposta deve essere coerente, motivata e documentata.

  • Preparare il passo successivo. Se il falso è confermato, non ci si ferma alla constatazione. Bisogna gestire il procedimento necessario a consolidare il fermo.


Se per rispondere alla dogana l'azienda deve prima capire chi ha le foto giuste, dove sono i codici prodotto e chi conosce i canali autorizzati, è già in ritardo.

Gestire il sequestro le azioni dopo il blocco della merce


Il fermo non chiude il problema. Lo apre in modo utile. Da qui in avanti bisogna scegliere con lucidità se puntare sulla distruzione, sulla prosecuzione dell'azione giudiziaria, sulla raccolta di prove per un contenzioso più ampio oppure su tutte queste strade insieme.


Infografica che illustra le fasi procedurali del blocco doganale per la merce contraffatta, dal fermo al risarcimento.


Dal fermo alla distruzione


Una volta confermata la contraffazione, la dogana può avviare il sequestro e, nei casi previsti dalla procedura semplificata, la distruzione delle merci. Inoltre il controllo non riguarda solo l'importazione, ma anche l'esportazione di merce falsa dall'UE verso mercati extra-UE, come ricorda questo contributo sulla tutela doganale nella lotta alla contraffazione.


Sul piano pratico, la scelta tra procedura semplificata e percorso ordinario dipende da due fattori:


  • la collaborazione o l'opposizione del dichiarante o del detentore;

  • la qualità della documentazione che il titolare è in grado di mettere sul tavolo.


I trade-off reali


Molti immaginano la distruzione come l'esito naturale di ogni blocco. Non sempre accade in modo lineare. Se la controparte si oppone, se i documenti sono deboli o se la qualificazione del falso richiede approfondimenti tecnici, il percorso si allunga.


Ecco i trade-off che contano davvero:


Scelta

Vantaggio

Rischio

Azione rapida con dossier robusto

aumenta la tenuta del fermo e rende più efficiente la gestione successiva

richiede preparazione preventiva

Approccio attendista

riduce lo sforzo iniziale dell'azienda

espone a ritardi, contestazioni e possibile svincolo

Uso del blocco come fonte di intelligence

aiuta a identificare rotte, intermediari e schemi ricorrenti

serve un sistema interno per archiviare e leggere i dati raccolti


Cosa conviene fare subito dopo il fermo


Non basta confermare la contraffazione. Conviene anche costruire il fascicolo del “dopo”, che spesso sarà utile in sede civile o penale.


  • Acquisire e ordinare le prove. Foto della merce, documenti di trasporto, dati del mittente, del destinatario e dell'intermediario.

  • Valutare il danno potenziale. Non solo vendite perse, ma diffusione del falso, rischio reputazionale, area geografica interessata.

  • Mappare la filiera illecita. Un singolo fermo può rivelare un canale stabile, non un episodio isolato.

  • Preparare l'azione risarcitoria. Se il caso lo giustifica, il blocco diventa un tassello di una strategia più ampia.


Per questa fase può essere utile anche una guida sul risarcimento danni da contraffazione del marchio.


Un blocco ben gestito non serve solo a togliere dal mercato quella partita di merce. Serve a capire da dove arriva, chi la muove e dove sta andando.

Strategie di sorveglianza doganale per PMI ed e-commerce


Le PMI spesso pensano che la sorveglianza doganale sia materia da grandi gruppi multinazionali. È un errore. Proprio le imprese più piccole subiscono più facilmente il danno reputazionale di un falso, perché hanno meno margine per assorbire confusione sul mercato, contestazioni dei clienti o disallineamento tra rete ufficiale e rete parallela.


Nell'e-commerce il problema è ancora più insidioso. Le spedizioni possono essere piccole, frammentate, apparentemente marginali. Ma la piccola spedizione non è un piccolo rischio. Può essere il test di un canale che poi si allarga.


La sorveglianza non riguarda solo l'ingresso


L'intervento doganale colpisce anche merci sospettate di violare diritti IP in transito o in importazione, con forte incidenza all'atto dell'importazione. Per una PMI italiana, la domanda utile non è solo come sbloccare il pacco, ma come strutturare una sorveglianza che intercetti canali e Paesi di origine ricorrenti prima che il falso entri nel mercato, come evidenziato nel materiale del webinar Conepro sulla tutela IP.


Questa osservazione ha un effetto pratico immediato. La sorveglianza doganale va pensata come processo continuo, non come pratica una tantum.


Un modello sostenibile per una PMI


Per un'impresa media o piccola, una sorveglianza realistica si costruisce su quattro linee di lavoro:


  1. Selezionare i prodotti più esposti Non tutto il catalogo merita lo stesso livello di presidio. Conviene partire dai prodotti più copiati, più riconoscibili o più critici per reputazione e margine.

  2. Tenere una lista viva dei segnali di rischio Paesi ricorrenti, nominativi, indirizzi, varianti del packaging, operatori logistici, descrizioni anomale usate nei documenti.

  3. Integrare enforcement online e frontiera Se un prodotto appare su marketplace in modo sospetto, quel segnale deve arrivare anche a chi segue la tutela doganale. Le due funzioni non possono restare separate.

  4. Stabilire un protocollo di escalation Chi riceve l'avviso. Chi valuta. Chi autorizza. Chi firma. Se queste risposte non sono già scritte, la rapidità si perde.


E-commerce e piccoli volumi


Nel commercio online, i falsi viaggiano spesso in volumi ridotti e frequenti. Per questo la dogana non va pensata solo in chiave “container”. Va letta anche come presidio contro la polverizzazione delle spedizioni.


Chi vende online dovrebbe coordinare la sorveglianza con la tutela del marchio sui canali digitali. Un riferimento utile è questa guida sulla tutela del marchio nell'e-commerce.


In questo contesto, tra gli strumenti disponibili si può valutare anche il servizio di misure doganali di Studio Legale Coviello, che rientra nelle attività di contrasto alla contraffazione alla frontiera insieme al monitoraggio doganale dei prodotti. Non sostituisce la governance interna dell'azienda, ma può supportarla quando serve strutturare il fascicolo, i flussi informativi e le risposte operative.


Domande frequenti sul blocco doganale


Le domande giuste non arrivano quando la merce è già ferma. Arrivano prima. Un'azienda pronta di solito si è già confrontata con questi dubbi interni.


Serve attendere che ci sia già un problema


No. In genere conviene attivarsi prima. Il blocco doganale funziona meglio quando il diritto è già documentato e il fascicolo tecnico è già organizzato. Aspettare il primo fermo significa lavorare sotto pressione e con margine di errore più alto.


Basta avere il marchio registrato


No. Il titolo è necessario, ma da solo non basta sul piano operativo. La dogana deve poter distinguere il prodotto autentico da quello falso. Quindi servono anche immagini, descrizioni tecniche, informazioni sui canali autorizzati e riferimenti interni aggiornati.


Cosa succede se l'importatore contesta


Il caso si complica. Il blocco non sparisce automaticamente, ma la tenuta dell'intervento dipende dalla qualità della conferma e dalla capacità del titolare di sostenere il passaggio successivo. È qui che il dossier preparato bene fa la differenza.


Il controllo vale solo per le merci che entrano in Italia


No. Sul piano operativo la tutela doganale può riguardare anche merci in uscita dal territorio doganale dell'Unione, oltre a merci in entrata, in transito o sottoposte a particolari regimi. Chi sottovaluta l'export lascia scoperto un lato importante della strategia anticontraffazione.


Come capire se l'azienda è pronta


Una verifica interna molto semplice consiste nel porsi queste domande:


  • Abbiamo un fascicolo aggiornato con prove della titolarità e identikit dei prodotti autentici?

  • Sappiamo chi risponde se arriva oggi una notifica della dogana?

  • Conosciamo i nostri canali autorizzati e i Paesi o intermediari più sensibili?

  • Abbiamo già previsto come raccogliere e conservare le prove dopo un fermo?

  • Sorvegliamo anche l'online, oppure la frontiera e l'e-commerce viaggiano separati?


Se a più di una domanda la risposta è no, il rischio non è teorico. È organizzativo. Ed è proprio quello che rende inefficace anche un buon impianto normativo.



Se vuoi impostare una strategia concreta di tutela alla frontiera, Studio Legale Coviello assiste imprese e titolari di diritti nella predisposizione delle misure doganali, nella costruzione del dossier probatorio e nella gestione operativa dei blocchi per contraffazione, con un approccio orientato alla protezione del brand e alla tenuta della prova.


 
 
 

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