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Import export e registrazione doganale dei marchi

  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 8 min

Cornice illustrata decorativa per il titolo dell’articolo

In breve:  
  • La registrazione del marchio permette di bloccare importazioni non autorizzate e di tutelare il brand alle frontiere. Una registrazione parziale o assente espone l’azienda a rischi di importazioni parallele e contestazioni doganali. La tutela del marchio e il valore in dogana dipendono dalla registrazione e dall’inclusione di elementi immateriali come etichette e design.

 

La registrazione del marchio è lo strumento legale che determina se un’azienda può bloccare importazioni non autorizzate, difendere il proprio brand alle frontiere e calcolare correttamente il valore doganale delle merci. Nel contesto dell’import export e impatto registrazione doganale dei marchi, ogni decisione presa prima del deposito si riflette direttamente sulle operazioni commerciali internazionali. Un marchio non registrato o registrato solo parzialmente lascia l’imprenditore esposto a importazioni parallele, contestazioni doganali e rischi di concorrenza sleale. Questa guida analizza la procedura di registrazione in Italia, gli effetti sulle dogane e le differenze tra tutela nazionale ed europea.

 

Come funziona la registrazione doganale dei marchi in Italia

 

La registrazione del marchio in Italia si avvia presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), che opera sotto la supervisione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT). La procedura è accessibile attraverso tre canali distinti, ciascuno con le proprie modalità operative.


Donna d’affari che esamina documenti relativi a marchi registrati nel suo ufficio

La domanda può essere presentata tramite portale UIBM online con autenticazione SPID o CIE, direttamente presso le Camere di Commercio (CCIAA) o per posta. Il portale digitale calcola automaticamente le tasse e consente il pagamento tramite pagoPA. Questa digitalizzazione riduce i tempi di lavorazione e minimizza gli errori formali nella compilazione.

 

Per avviare la registrazione, l’imprenditore deve predisporre i seguenti elementi:

 

  • Dati del richiedente e domicilio elettivo per le comunicazioni ufficiali

  • Rappresentazione grafica chiara e riproducibile del marchio

  • Elenco dei prodotti e servizi classificati secondo la Classificazione di Nizza

  • Documentazione di priorità, se si rivendica una priorità da deposito estero

 

I documenti necessari comprendono la rappresentazione grafica del segno e l’elenco prodotti secondo la Classificazione di Nizza. La classificazione è determinante: definisce l’ambito di protezione e, di conseguenza, i settori merceologici nei quali il marchio potrà essere fatto valere in dogana. Un elenco troppo ristretto lascia scoperte categorie di prodotti che l’azienda potrebbe voler tutelare in futuro.

 

La durata della registrazione è di dieci anni, rinnovabile. Il costo varia in base al numero di classi merceologiche richieste. La procedura digitale UIBM offre guide automatiche alla compilazione, rendendo il processo più accessibile anche per le imprese che non si avvalgono di un consulente esterno.


Infografica: come registrare un marchio in dogana

Consiglio pro: Prima di depositare, verifica che il marchio non sia già registrato da terzi nelle stesse classi merceologiche. Una ricerca di anteriorità presso l’UIBM o l’EUIPO evita opposizioni costose e ritardi che possono bloccare le operazioni commerciali internazionali.

 

Per un approfondimento sulla procedura passo per passo, la guida pratica 2026 di Studiolegalecoviello offre indicazioni aggiornate su compilazione, pagamento e gestione delle pratiche.

 

Come la tutela del marchio blocca le importazioni non autorizzate

 

Il principio di esaurimento del diritto del marchio è la norma che regola il confine tra commercio lecito e violazione. L’esaurimento vale solo per prodotti immessi nei mercati UE e SEE con il consenso del titolare. Per i prodotti provenienti da paesi extra-UE, il titolare del marchio conserva il diritto di vietarne l’importazione e la commercializzazione senza il proprio consenso.

 

Questa distinzione ha conseguenze pratiche immediate per qualsiasi azienda che importa o esporta al di fuori dell’Unione Europea. Un prodotto autentico acquistato in Cina o negli Stati Uniti e importato in Italia senza autorizzazione del titolare del marchio costituisce una violazione. Il principio di esaurimento è regionale, non internazionale. Questa asimmetria è spesso sottovalutata dagli operatori commerciali che operano su scala globale.

 

Le conseguenze per chi importa senza consenso sono rilevanti:

 

  1. Sequestro della merce in dogana su richiesta del titolare del marchio

  2. Inibitoria cautelare emessa dal tribunale competente in tempi rapidi

  3. Risarcimento del danno per le perdite subite dal titolare

  4. Azione per concorrenza sleale, che si cumula con la violazione del marchio

 

Le importazioni parallele non autorizzate possono integrare una violazione tale da attivare tutela cautelare immediata, come confermato dal Tribunale di Genova nel 2024. Questa sentenza conferma che i giudici italiani applicano misure urgenti anche in assenza di un procedimento principale già avviato. La velocità di intervento è un vantaggio concreto per i titolari di marchi registrati.

 

La violazione del marchio per importazioni non consentite può integrare concorrenza sleale, ampliando gli strumenti di tutela disponibili per i titolari e rafforzando la posizione processuale in sede cautelare.

 

La violazione per importazioni non consentite può quindi aprire un doppio fronte legale: marchi e concorrenza sleale. Per l’imprenditore che subisce importazioni parallele, questa cumulabilità aumenta significativamente la forza della tutela.

 

Valore in dogana e costi immateriali legati al marchio

 

Il valore in dogana non si calcola solo sul prezzo della merce fisica. Secondo la sentenza C-307/23 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, i costi relativi a elementi immateriali strettamente legati al prodotto, come etichette, design e branding, devono essere inclusi nel valore doganale. Questa interpretazione estende il perimetro del valore dichiarato ben oltre il semplice costo di produzione.

 

L’impatto pratico è significativo. Un’azienda che importa prodotti con etichette personalizzate, packaging di marca o design esclusivo deve includere questi costi nella dichiarazione doganale. Omettere tali voci espone l’imprenditore a contestazioni da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con conseguenti sanzioni e recupero di dazi.

 

Elemento immateriale

Incluso nel valore doganale

Note pratiche

Etichette e packaging di marca

Se strettamente legati al prodotto importato

Design esclusivo del prodotto

Se sviluppato per quel prodotto specifico

Licenze di marchio pagate all’estero

Se condizione per la vendita nel territorio UE

Costi di marketing generali

No

Se non legati direttamente al prodotto importato

Software incorporato nel prodotto

Caso per caso

Dipende dal grado di integrazione

L’inclusione del valore immateriale nel calcolo doganale riflette la crescente importanza degli asset intangibili nelle operazioni di import-export. Le aziende che trattano prodotti di marca devono rivedere le proprie procedure di dichiarazione doganale alla luce di questa giurisprudenza.

 

Consiglio pro: Documenta separatamente i costi di etichettatura, design e licensing nei contratti con i fornitori esteri. Una contabilità analitica chiara riduce il rischio di contestazioni doganali e semplifica la verifica in caso di audit.

 

Marchio nazionale vs marchio UE: quale tutela per l’import-export?

 

La scelta tra registrazione nazionale presso l’UIBM e registrazione comunitaria presso l’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale) ha conseguenze dirette sulla capacità di tutelare il marchio nelle operazioni internazionali.

 

La tutela tra ordinamento nazionale e sistema EUIPO presenta differenze rilevanti nella copertura geografica e nella gestione delle opposizioni. Un marchio registrato solo in Italia non può essere fatto valere alle dogane di altri paesi UE. Un marchio UE, invece, copre tutti e 27 gli Stati membri con un unico titolo.

 

Criterio

Marchio nazionale (UIBM)

Marchio UE (EUIPO)

Copertura geografica

Solo Italia

27 Stati membri UE

Costo iniziale

Inferiore

Superiore, ma più efficiente per più paesi

Gestione opposizioni

UIBM

EUIPO, con procedure armonizzate

Tutela doganale

Solo frontiere italiane

Tutte le frontiere UE

Rischio di invalidazione

Limitato al territorio nazionale

Un’opposizione può invalidare l’intero marchio UE

L’estensione armonizzata della tutela UE rappresenta un vantaggio competitivo concreto, riducendo le lacune di protezione rispetto ai sistemi nazionali. Per un’azienda che esporta o importa attraverso più paesi europei, il marchio UE è la scelta più efficiente. Il marchio nazionale resta utile come primo passo o per settori con distribuzione esclusivamente italiana.

 

Un rischio spesso sottovalutato riguarda i marchi non registrati o registrati parzialmente. Un marchio di fatto, privo di registrazione formale, non consente di attivare le procedure doganali di blocco delle importazioni parallele. La tutela cautelare rapida, come quella ottenuta davanti al Tribunale di Genova nel 2024, è accessibile solo ai titolari di marchi registrati. Per le aziende che operano nel commercio estero, la registrazione del marchio UIBM non è una formalità, ma una condizione operativa.

 

Punti chiave

 

La registrazione del marchio condiziona direttamente la tutela doganale, il calcolo del valore in dogana e la capacità di bloccare importazioni parallele non autorizzate.

 

Punto

Dettagli

Registrazione UIBM obbligatoria

Solo un marchio registrato consente di attivare il blocco doganale delle importazioni non autorizzate.

Esaurimento regionale, non internazionale

I prodotti extra-UE importati senza consenso violano il marchio, anche se autentici.

Valore doganale include elementi immateriali

Etichette, design e licenze di marchio devono essere dichiarati nel valore doganale secondo la sentenza C-307/23.

Marchio UE per operatori multi-paese

Il marchio EUIPO copre tutte le frontiere UE con un unico titolo, riducendo i costi di gestione.

Tutela cumulabile con concorrenza sleale

Le importazioni parallele illecite aprono sia un’azione per violazione di marchio sia un’azione per concorrenza sleale.

La complessità doganale richiede una strategia di marchio preventiva

 

Nella mia esperienza con aziende che operano nel commercio internazionale, il problema più frequente non è la mancanza di un marchio registrato. È la registrazione tardiva o incompleta. Un’impresa che deposita il marchio solo in Italia dopo aver già avviato l’export verso la Germania o la Francia si trova esposta a un periodo di vulnerabilità che può durare mesi.

 

La sentenza del Tribunale di Genova del 2024 sulle importazioni parallele ha confermato qualcosa che osservo da anni nella pratica: i giudici italiani sono pronti a intervenire con misure cautelari rapide, ma solo se il marchio è già registrato al momento della violazione. Non esiste tutela retroattiva. Chi subisce un’importazione parallela senza avere un marchio registrato deve affrontare un percorso legale molto più lungo e incerto.

 

Un altro aspetto che le aziende tendono a trascurare è l’aggiornamento della classificazione merceologica. Il mercato cambia, i prodotti si evolvono, e un elenco di classi Nizza redatto dieci anni fa potrebbe non coprire le nuove linee di prodotto. Questo lascia aperture che i concorrenti o gli importatori paralleli possono sfruttare. La revisione periodica del portafoglio marchi è una pratica che consiglio a ogni azienda che operi su scala internazionale.

 

Infine, la sentenza C-307/23 della Corte di Giustizia ha cambiato le regole del gioco sul valore doganale. Le aziende che non hanno ancora aggiornato le proprie procedure di dichiarazione doganale rischiano contestazioni retroattive. La consulenza legale in questo ambito non è un costo, ma una misura di prevenzione del rischio commerciale.

 

— Studiolegalecoviello

 

Studiolegalecoviello: consulenza su marchi e dogane per il commercio estero

 

Studiolegalecoviello assiste aziende e imprenditori nella registrazione dei marchi presso l’UIBM e l’EUIPO, nella gestione delle procedure doganali e nella tutela contro le importazioni parallele non autorizzate.

 

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https://studiolegalecoviello.com

 

Lo studio offre consulenza legale internazionale per operatori del commercio estero che necessitano di un supporto integrato tra diritto dei marchi e normativa doganale. Dall’analisi delle anteriorità al deposito della domanda, dalla gestione delle opposizioni all’intervento cautelare in caso di violazione, Studiolegalecoviello copre l’intero ciclo di vita del marchio nel contesto internazionale. Per conoscere la storia e le competenze dello studio, visita la pagina istituzionale

e contatta direttamente il team per una valutazione del tuo caso.

 

Domande frequenti

 

Come si registra un marchio in Italia per l’import-export?

 

La domanda si deposita presso l’UIBM tramite portale online con SPID o CIE, presso le CCIAA o per posta. Servono rappresentazione grafica del marchio, elenco prodotti secondo la Classificazione di Nizza e dati del richiedente.

 

Cosa si intende per esaurimento del marchio nelle importazioni?

 

L’esaurimento del diritto del marchio vale solo per prodotti immessi nel mercato UE o SEE con il consenso del titolare. Per prodotti extra-UE importati senza consenso, il titolare può vietarne l’ingresso e la commercializzazione.

 

I costi di etichettatura e design vanno inclusi nel valore doganale?

 

Sì. Secondo la sentenza della Corte di Giustizia C-307/23, i costi relativi a elementi immateriali strettamente legati al prodotto, come etichette e design di marca, devono essere inclusi nel valore doganale dichiarato.

 

Qual è la differenza tra marchio UIBM e marchio EUIPO per chi esporta?

 

Il marchio UIBM copre solo il territorio italiano. Il marchio EUIPO copre tutti e 27 gli Stati membri dell’Unione Europea con un unico titolo, consentendo di attivare il blocco doganale su tutte le frontiere UE.

 

Le importazioni parallele possono configurare concorrenza sleale?

 

Sì. La violazione del marchio per importazioni non consentite può integrare anche concorrenza sleale, ampliando gli strumenti legali disponibili per il titolare e consentendo azioni cumulative in sede cautelare.

 

Raccomandazione

 

 
 
 

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